"La coerenza del nuovo episodio col progetto complessivo (narrativo, formale, simbolico) della saga salta agli occhi: anche se in parecchi hanno sottolineato l'aspetto più dark di questo a fronte dei precedenti, con relative ricadute censorie. Bisogna dire, tuttavia, che la sfumatina di nero riguarda l'aspetto 'diegetico' del film: i fatti narrati, insomma, non il modo di narrarli. Quando Anakin Skywalker va a sterminare gli apprendisti Jedi, per intenderci, fa gli occhi del cattivo e impugna la spada-laser; però - pietosa reticenza - un taglio di montaggio interviene prontamente a risparmiarci la visione della strage degli innocenti. Al contrario, è lunghissimo il duello finale tra Obi-Wan e il Cavaliere Jedi ormai adepto del Male. Il popolo degli appassionati sarà contento dell'ultimo atto. Come nelle degustazioni più ricercate, Lucas ha riservato il meglio per la fine." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 maggio 2005)
"E' il sesto e ultimo film della saga di George Lucas iniziata nel 1977 e non ancora finita: stanno lavorando a versioni in 3D di ciascun film e a una versione televisiva composta da 30 episodi di 30 minuti ciascuno, in parte dedicati a personaggi minori. Ne 'La vendetta dei Sith' massime novità: il Male sconfigge il Bene e vince, la repubblica si trasforma in un impero guidato da un capo autoritario, il film è interamente d'azione, composta da duelli alla spada-laser su mari di fuoco, di scontri umani e non umani. Di draghi, lucertoloni e piccoli animali con proboscide, di mezzi corazzati e aspre montagne. Divertente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 20 maggio 2005)
"Alla luce delle dichiarazioni anti-Bush del regista, liberi tutti di dare alla sua mitografia un segno militante. Ma 'Star Wars' non sarebbe un film made in Usa se non lanciasse il suo messaggio accattivante, vivido e fragoroso. (...) Ma ciò che colpisce in prima battuta, è che un successo planetario di tali dimensioni sia impregnato di un pessimismo apocalittico. Sui personaggi che stanno sulla scena della politica e delle istituzioni, ma anche sui tanti fra noi pronti per denaro o sete di potere a partecipare alla svendita delle libertà. E se pensiamo che George Lucas ha ambientato le sue guerre stellari in una civiltà avanzatissima e scomparsa autodistruggendosi ('Star Wars' non lo dice, lo suggerisce), il mito suona come un campanello d'allarme. Come non provare un brivido di fronte alla didascalia iniziale che recita: 'Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana'?" (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2005)
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