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Genesi del mito
Il destino della galassia è nelle mani di due giovani rivali, provenienti da mondi assai diversi fra loro. Da un lato, James Tiberius Kirk, un ribelle ragazzo dell'Iowa assetato di emozioni, leader nato in cerca di una causa da difendere. Dall'altro, Spock, originario del pianeta Vulcano in cui domina la ragione pura, ma che, a causa della sua metà umana, non è insensibile nei confronti di quelle emozioni che i vulcaniani hanno da secoli cancellato dalla loro vita. Spock è uno studente ingegnoso e determinato e troverà non pochi ostacoli nell'essere accettato dai suoi due mondi.
Mentre i due lottano per trovare la propria identità, diventano cadetti modello e molto competitivi. Ammessi a bordo della più avanzata nave stellare mai creata prima, la U.S.S. Enterprise, danno sfoggio delle loro grandi capacità, seppure in campi diversi.
Kirk e Spock dovranno confrontarsi con un destino inesorabile: unire le proprie forze in una partnership tanto improbabile quanto potente, che consentirà loro di spingersi audacemente oltre quei confini che nessuno ha mai osato valicare...
Non è questo il nuovo corso della saga
Quando si ha a che fare con Star Trek è molto facile scadere nella critica accademica o nell'entusiasmo enciclopedico del fan. Una serie tanto ricca non solo di episodi e film, ma anche di libri a essa dedicati non concede mai troppo spazio alla novità. Ciononostante, è proprio di un'opera completamente nuova che intendiamo parlare. Sia chiaro, essa è 'nuova” non solo per il fatto che trattasi dell'ennesimo film della saga, ma anche perché introduce molti elementi che si discostano dallo stile pensato più di quarant'anni fa da Gene Roddenberry e gelosamente mantenuto nel tempo. Per questo motivo il film in questione ha molti pregi, ma altrettanti difetti.
Iniziamo con quello che non va nella ardita rivisitazione del talentuoso J.J. Abrams. Per prima cosa 'toccare”, anzi rivedere, quella che i trekker solitamente chiamano TOS (la serie originale) non è un atto di coraggio, bensì un inutile suicidio creativo, dettato come al solito dallo spirito ormai cannibalesco del cinema americano di voler lucrare su ogni centimetro di pellicola. Per dirla breve, non puoi migliorare ciò che è già perfetto; nel migliore dei casi, come avviene per Abrams, incappi in una serie di incongruenze, quando non in un autentico disastro. Infatti, se c'è un'opera in cui quasi tutto è stato analizzato, criticato e archiviato, persino più che in Star Wars, quella è proprio Star Trek; ragion per cui questo nuovo episodio, benché assai ricco di suggestivi spunti, risente di un grosso problema nel rispettare la continuity della saga. Può sembrare un elemento secondario, ma ad esempio i Romulani sono presentati con una forza militare che non gli è mai stata propria. È vero che hanno sempre beneficiato di una tecnologia molto avanzata, spesso superiore sia a quella della Federazione che dei Klingon, ma l'Impero Romulano è famoso per i suoi sotterfugi, più che per la potenza delle sue navi. Però questo è solo un elemento marginale e non sono qui i motivi per cui questo bel film avrebbe forse dovuto essere accantonato, preferendogli magari un episodio sul 'futuro” della serie.
Un errore grave sta nel rapporto fra Kink, Spock e Bones, azzeccatissimo nello spirito (regista, sceneggiatori e produttori mostrano di conoscere bene quello su cui hanno lavorato), ma 'falso”. Sarebbe a dire che la loro amicizia nasce durante la mitica Missione Quinquennale, specialmente per quanto concerne i primi due. Quelli della TOS sono uomini adulti, con un passato alle spalle e anche ben formati nei rispettivi ruoli. Pensare che consolidino la loro formazione a bordo dell'astronave, nel bel mezzo di un guerra, è quanto mai curioso. Ecco uno degli errori madornali, che fine ha fatto L'Enterprise quale elemento portante della storia? Tutto Star Trek ruota intorno ad alcuni cardini, fondamentali per lo spirito d'impianto positivista che Roddenberry ha dato alla sua creatura. Ci riferiamo all'importanza del vascello come mezzo di esplorazione, legato al desiderio di scoperta, il quale fa sì che questa saga possa essere vista come una rivisitazione in chiave fantascientifica dell'Ulisse. Per dirla un'altra, anche l'importanza della tecnologia, da sempre ammirata dai fan e osteggiata dagli scienziati poiché improbabile, quando non impossibile, in questa pellicola è proposta in chiave minore.
La domanda ora è: perché? Parlando delle qualità di quest'opera, ci chiediamo il motivo che ha spinto un regista capace come Abrams a confezionare una pellicola con un'ottima drammatizzazione, una fotografia a dir poco stupenda e degli effetti speciali bellissimi quanto sobri, ma che non rientra quasi per nulla nella saga in cui si dovrebbe inserire. È vero che i caratteri dei vari protagonisti sono rispettati in modo rigoroso, sebbene talvolta un po' enfatizzati, ma purtroppo non basta.
Lo spirito tradito
Intendiamo azzardare una spiegazione sia del motivo della nascita di questo film, sia delle cause del suo, almeno parziale, fallimento.
Da sempre Star Trek è in competizione diretta con l'altra grande saga della science fiction, Star Wars. Due visioni diametralmente opposte della fantascienza e della tecnologia; due pubblici quasi antagonisti; opere divergenti persino nel formato, da una parte la serializzazione e il continuo alternarsi dei protagonisti, dall'altra la scelta di puntare tutto su pochi film e un manipoli di eroi che son quelli e non cambiano. Quel genio di George Lucas, dopo qualche passo falso, è riuscito nell'impresa di rimettere mano al suo capolavoro, raccontando non quello che avverrà, ma quello che è già avvenuto e che i fan hanno sempre desiderato sapere. Ci è riuscito; perché? Semplice, Lucas ha concepito la saga come un blocco unico, dunque tutto era già stato scritto o almeno ce l'aveva in testa, perché quella è la sua 'creatura”. Lo stesso non si può dire per Star Trek, che ha visto col tempo, e talvolta persino patito, l'alternarsi di decine e decine di registi, sceneggiatori e soggettisti. Dunque, chi ha voluto creare un altro episodio di questa saga ha pensato male di 'copiare” il tentativo di Lucas. Forse molti trekker inorridiranno, ma la pellicola di Abrams ricorda nelle atmosfere, nel linguaggio filmico e in definitiva nello spirito un po' troppo La vendetta dei Sith. Inoltre, questo nuovo episodio conferma un problema che i produttori di Star Trek evidentemente non riescono a risolvere: nella saga si tende ormai a parlare del 'passato”, ovvero proporre storie antecedenti alla TOS, con scarsi risultati. Il motivo di questo stentare è quasi banale, Roddenberry ha voluto creare una serie in cui la scoperta e il senso di un futuro migliorabile fossero quasi di conforto per il pubblico. L'intero concept di base in Star Trek è proiettato in avanti. La tendenza a fare marcia indietro palesata anche in questo film stride con l'anima della saga.
Una pellicola bella e avvincente, apprezzabile anche dai fan più pignoli se considerata però come un qualcosa a sé. Se poi durante la visione qualcuno dovesse avere la strana sensazione di stare assistendo a un altro film, non c'è d'allarmarsi... è proprio così! Lodevole tentativo quello di Abrams, ma è doveroso ribadire che se analizzato alla luce della sterminata letteratura legata a Star Trek, risulta purtroppo bocciato. Come abbiamo visto i motivi sono molti, ma fra tutti il più grave è quello di aver tradito lo spirito stesso della saga.
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