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Sposami, Kate! Recensione

"Sposami, Kate!" recensioni

Film
Sposami, Kate!
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-05-31 04:01:05
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Inquietante commedia 'british' di John McKay. Andie Mc Dowell, single 40enne rassegnata ai suoi pomeriggi spiritosi con le amiche zitelle, un bel giorno incontra il vero amore: un suo ex-allievo di 25 anni, bello, sensibile, buon musicista. Ma scoprirà che pure lui, come tutti i maschi di ogni età presenti nel film, si può rubricare fra gli enti inutili... Fra commedia e mélo, la regia sbanda un po'. Ma il film resta allarmante". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 marzo 2002) "Divertente come una seduta per sole donne spiata dalla serratura, di classico savoir-faire umoristico brillante, diventa un dramma non lacrimevole quando le amiche invidiose provocano il peggiore degli equivoci tra Kate e il ragazzo, ormai promesso sposo. E' così lieve e carezzevole la regia dell'esordiente McKay che si può giustificare anche la tragedia in sottofinale nella quale qualcuno perde inesorabilmente la vita, mentre un'altra nasce. E' un colpo, ma non basso. Pur facendo parte del genere 'Piccole donne crescono', è un film che sta sulla terra. Anche grazie al cast". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 28 febbraio 2002) "La commedia delle donne è poco cinematografica: il regista ha esperienze teatrali, radiofoniche, televisive, e si vede nella tendenza a mettere in scena due o tre personaggi che dialogano a lungo, nel ritmo spesso assente; il regista deve pure avere un´esperienza limitata di psicologie femminili, che gli fa ideare (la sceneggiatura è scritta da lui) caratteri piuttosto convenzionali e prevedibili. Ma è colta bene l´atmosfera del trio, dell'amicizia, e la storia è abbastanza divertente". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 marzo 2002) "Pare una commedia al femminile 'Sposami Kate' di John McKay, giocata sulla complicità delle tre amiche e sulle diverse caratteristiche delle interpreti. Niente di nuovo, ma il ritmo e il cliché reggono. Solo che all'improvviso, la commedia prende una piega addirittura tragica, che fa emergere piccole e grandi gelosie dei rapporti tra donne. McKay non tiene il nuovo registro, la sceneggiatura se ne va per conto suo, tutti sembrano spaesati e precipitosamente ritornano allo stato iniziale. Una prima parte gradevole compromessa da una seconda troppo ambiziosa". (Emanuela Martini, 'Film TV', 6 marzo 2002) SPOSATE KATE! "Divertente come una seduta per sole donne spiata dalla serratura, di classico savoir-faire umoristico brillante, diventa un dramma non lacrimevole quando le amiche invidiose provocano il peggiore degli equivoci tra Kate e il ragazzo, ormai promesso sposo. E' così lieve e carezzevole la regia dell'esordiente McKay che si può giustificare anche la tragedia in sottofinale nella quale qualcuno perde inesorabilmente la vita, mentre un'altra nasce. E' un colpo, ma non basso. Pur facendo parte del genere 'Piccole donne crescono', è un film che sta sulla terra. Anche grazie al cast". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 28 febbraio 2002) "La commedia delle donne è poco cinematografica: il regista ha esperienze teatrali, radiofoniche, televisive, e si vede nella tendenza a mettere in scena due o tre personaggi che dialogano a lungo, nel ritmo spesso assente; il regista deve pure avere un´esperienza limitata di psicologie femminili, che gli fa ideare (la sceneggiatura è scritta da lui) caratteri piuttosto convenzionali e prevedibili. Ma è colta bene l´atmosfera del trio, dell'amicizia, è la storia è abbastanza divertente". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 marzo 2002) "Pare una commedia al femminile 'Sposami Kate' di John McKay, giocata sulla complicità delle tre amiche e sulle diverse caratteristiche delle interpreti. Niente di nuovo, ma il ritmo e il cliché reggono. Solo che all'improvviso, la commedia prende una piega addirittura tragica, che fa emergere piccole e grandi gelosie dei rapporti tra donne. McKay non tiene il nuovo registro, la sceneggiatura se ne va per conto suo, tutti sembrano spaesati e precipitosamente ritornano allo stato iniziale. Una prima parte gradevole compromessa da una seconda troppo ambiziosa". (Emanuela Martini, 'Film TV', 6 marzo 2002)

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