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Non osate leggere questo libro
'Non osate leggere questo libro perché se gli darete anche solo una semplice occhiata lo farete a rischio della vostra vita e dovrete affrontarne le mortali conseguenze”.
Il frontespizio delle Cronache di Arthur Spiderwick, dalle quali prende il via il film di Mark Waters, riassume in pieno l'idea che sta alla base di tutta la pellicola.
Lo script raccoglie tutti gli spunti più tradizionali di una favola per bambini: la casa nel bosco, un libro segreto, un ragazzino curioso. E poi gnomi, folletti, strane creature incantate, ma anche goblin, troll e un cattivissimo orco gigantesco. Mescola poi tutti questi spunti con delle spruzzate di postmoderno: una famiglia che attraversa un divorzio, le incomprensioni fra una madre in carriera e i propri figli, il trauma del trasloco e del cambiamento di abitudini.
”Solo” un film fantasy?
Tutto questo, e solo questo, è Spiderwick – Le cronache, un fantasy-movie adolescenziale che si inserisce nel corso tracciato da Harry Potter, e da Le Cronache di Narnia nel descrivere un mondo che vive a cavallo fra il reale e il fantastico, tra il pragmatismo e la magia.
E' in quel 'solo” la chiave di lettura del film.
Spiderwick, infatti, da un lato è 'solo” una favola per bambini. Il ritmo incalza senza mai diventare frenetico, i personaggi sono rappresentati caricaturalmente, e i momenti accennati di spavento sono ben bilanciati da lunghe sequenze rassicuranti ed edulcorate. Non c'è pathos, non c'è un respiro che sia appena più ampio del ristretto target al quale si rivolge. Si confina volontariamente nel proprio mondo, senza provare a sfondare le barriere del racconto per l'infanzia così come hanno provato a fare suoi illustri predecessori.
Ma se per un certo verso Spiderwick è solamente una favola per bambini, per l'altro l'assenza di eccessive ambizioni è anche il punto di forza della pellicola, che dimostra di possedere un proprio carattere specifico e una coerenza interna che lo rendono un film piccolo, senza tante ambizioni, ma solido. Un buon ritmo, una recitazione in linea con il genere, una trama banale ma non banalizzata da affrettati passaggi di script: Spiderwick si dimostra così un compromesso più che accettabile tra il cercare di parlar d'altro attraverso un racconto fantasy, e il rischio di essere confinati nel cinema di genere.
E il risultato raggiunto sembra più che accettabile.
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"Fotografato con un certo caldo sorriso da Deschanel, tratto da una serie letteraria horror pop, diretto dal teen regista Waters, 'Spiderwick' omaggia ancora il mondo occulto. (...) Siamo nella maniera, ma per i ragazzi sono assicurati alcuni tuffi al cuore tipo Harry Potter corretto al 'gatto con gli stivali'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2008) "Soliti efficaci effetti speciali e animazione. Attori di prestigio come Joan Plowright, Nick Nolte e David Strathairn, sono coinvolti nella vicenda, che dispensa ai piccini dosi massicce di paura." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 21 maggio 2008)
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