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Spider Recensione

"Spider" recensioni

Film
Spider
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:03:47
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Mettendo in immagini la sceneggiatura che Patrick McGrath ha tratto dal suo romanzo omonimo, il regista canadese varia sul tema che predilige - l'orrore della personalità - con indubbio virtuosismo: fa convivere nella stessa inquadratura passato e presente; provoca sussulti nello spettatore suggerendogli efferatezze senza bisogno di mostrargliele; dipinge una periferia londinese gravida di squallore poetico. Per molti cinefili Cronenberg è una fede, di cui è vietato discutere. Ciò non toglie che 'Spider' resti al di sotto delle premesse, mentre l'ossessiva inchiesta condotta dall'uomo-ragno va a parare in una rivelazione piuttosto incredibile". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 maggio 2002)

"L'inferno di 'Spider' si chiama follia e viene da un romanzo di Patrick McGrath, sceneggiato dallo stesso scrittore e fortemente voluto da Ralph Fiennes, che ne è lo strepitoso protagonista. Ma il tocco di Cronenberg si sente fin dagli indecifrabili titoli di testa. Arabeschi disegnati dall'umidità? Tappezzerie consunte? Macchie di Rorschach, assai verosimili in una storia psichiatrica? Cronenberg non risponde, anzi limita al minimo l'uso delle parole per chiudere Fiennes in una implacabile spirale di immagini. Il film è infatti per buona parte una lunga soggettiva di Fiennes, che dopo venti anni in manicomio, ricorda". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2002)

"Strano, stranissimo film, questo 'Spider' di David Cronenberg. Tratto dal magistrale romanzo di Patrick McGrath, non solo sceneggiato, che già sarebbe insolito, ma riscritto per lo schermo dallo stesso autore, potrebbe sembrare, anzi è un caso a sé, una deviazione dalla strada maestra del cinema di Cronenberg, uno dei pochi autori decisivi dell'ultimo ventennio. Un film su commissione in certo modo, nato per la prima volta da un soggetto non suo, e fortemente voluto da Ralph Fiennes, che intendeva a tutti i costi interpretarlo. Ma le cose non sono così semplici perché Cronenberg fa sua questa storia tutta in soggettiva fin dagli ipnotici e indecifrabili titoli di testa. (...) Ambientato in una Londra livida e senza tempo, dominato da un grande Ralph Fiennes che, pettinato come Samuel Beckett, esita, inciampa, borbotta, riempie fogli su fogli di una scrittura indecifrabile, tutto per non affrontare l'insostenibile verità, 'Spider' non parla tanto di follia quanto di solitudine, di fantasmi, del peso terribile della memoria. Peso che opprime chiunque, schizofrenico o meno. Fino al suo esito fatale, che coincide con l'eliminazione di ogni residuo legame. Perché soli non si può stare, con gli altri nemmeno. Forse è questo l'inferno peggiore". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 novembre 2002)

"Un incubo, un rimbombo sordo di proporzioni kafkiane in un film remoto e notturno in cui Fiennes, prigioniero delle immagini, è un insetto perduto in un mondo di cui non conosce più la verità e il rapporto causa-effetto. Tratto dal romanzo di Patrick McGrath, che l'ha scritto per il cinema, 'Spider' è un lento e inesorabile cammino verso l'atrocità della memoria che cancella il confine tra realtà e follia e in cui anche lo spettatore ha il diritto e il dovere di perdersi". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 novembre 2002)

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