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"Un film curioso che inizia bene con un'ipotesi affascinante ma la perde un poco per strada. Perché è indeciso a lungo se essere un film fantastico di viaggi allucinanti nella mente umana o un giallo con target cibernetico applicato al classico processo di resurrezione e redenzione su un personaggio che conserva un largo tratto di ambiguità.
Il dilemma rimane insoluto, ma il sospetto è che vinca la tradizione dell'eroe per caso, con finale addolcito dall'amore che omnia vincit. Rimane tuttavia l'ipotesi inquietante di rivivere le esperienze mentali altrui in un processo di totale identificazione, ma Dahl non alza troppo la mira filosofica. Segue piuttosto la ricetta di un 'noir' che dovrebbe ribaltare tutte le convenzioni dello psicogiallo finora ispirato a Freud e alle nostre personali rimozioni, che a questo punto della fantascienza vanno a farsi benedire: con buona pace dei complessi edipici di Psycho". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 dicembre 1996)
"A parte l'artificio fantastico del fluido, che funziona a vari livelli come motore di suspense e meraviglioso, il film di Dahl ha almeno un problema serio. Nelle visioni Krane diventa il donatore del midollo, rivivendo i momenti cruciali. Le inquadrature dovrebbero essere tutte in soggettiva cioè secondo il punto di vista della persona che diventa Krane. Non riuscendo a risolvere il racconto in soggettiva, Dahl sceglie le strada peggiore che prevede un racconto oggettivo e qualche volta insopportabili false soggettive. Tra impacci narrativi e scarsità d'invenzioni il film è il contrario del suo titolo originale 'unforgettable' (indimenticabile)". (Silvio Danese, 'Il giorno', 12 dicembre 1996)
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