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Sotto Le Bombe Recensione

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"Sotto Le Bombe" recensioni

Film
Sotto Le Bombe
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-23 04:10:26
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'Sous les bombes - Sotto le bombe' di Philippe Aractingi ha il merito di essere un film che dà una bella spallata alla televisione, mettendosi a raccontare il recente passato senza specularci aggiungendo qualcosa al nostro orizzonte percettivo. Il Libano è ancora un paese da paesaggi interni da togliere il fiato. E' importante inquadrare una bella collina libanese. Così possiamo ricordarci che quello non è solo l'inferno che leggiamo e vediamo in tv. In questa terra martoriata dalla guerra, la bella Zeina e lo scaltro tassista viaggiano superando ostacoli fisici, problemi burocratici e scoppi di bombe. C'è anche della leggerezza e forse l'inizio di un innamoramento tra i due. Non nascondiamo che la pellicola è anche didascalica e prevedibile. Ma le mancanze non vincono sui pregi. Abbiamo visto il Libano con gli occhi di un libanese cocciuto che crede ancora alla vita. Siamo più ricchi e meno poveri." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 settembre 2007) "Non è da happy end il film del regista libanese. Senza ricorrere al melodramma, Aractingi focalizza su quelle che sono le prime vittime delle guerre in corso: la popolazione civile, i bambini e le donne." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 03 settembre 2007)

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 08:38:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Zeina (Nada Abou Farhat) e Toni (Georges Khabbaz), lei musulmana sciita, lui cristiano, entrambi libanesi. Emigrata a Dubai, quando nell'estate del 2006 scoppia la guerra, Zeina torna in Libano per salvare il figlio e la sorella. Li cercherà insieme a Toni, scaltro tassista desideroso di raggiungere il fratello in Israele. Opera seconda del franco-libanese Philippe Aractingi, Sotto le bombe ci ricorda come il Libano sappia ancora essere il Paradiso terrestre che fu, inquadrando le colline, i paesaggi da levare il fiato di una terra martoriata ma non affossata, violentata ma non assassinata. Una volontà o, meglio, speranza di bellezza, a cui il film sta attaccato con strenua resistenza, insinuando l’innamoramento nella devastazione, un rinnovato legame sentimentale nel vecchio meccano della separazione. Seppur sovente didascalico e prevedibile - ma anche la guerra lo è, o no? - Sotto le bombe si costruisce una misurata indagine socio-politica, con Zeina e Toni traghettatori sentimentali per portare la camera (beta e dv-cam) tra le miserie del conflitto, senza retorica né (in)estetismi. Per la recensione completa leggi il numero di maggio della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Sotto Le Bombe
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-06 04:02:31
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"'Sous les bombes - Sotto le bombe' di Philippe Aractingi ha il merito di essere un film che dà una bella spallata alla televisione, mettendosi a raccontare il recente passato senza specularci aggiungendo qualcosa al nostro orizzonte percettivo. Il Libano è ancora un paese da paesaggi interni da togliere il fiato. E' importante inquadrare una bella collina libanese. Così possiamo ricordarci che quello non è solo l'inferno che leggiamo e vediamo in tv. In questa terra martoriata dalla guerra, la bella Zeina e lo scaltro tassista viaggiano superando ostacoli fisici, problemi burocratici e scoppi di bombe. C'è anche della leggerezza e forse l'inizio di un innamoramento tra i due. Non nascondiamo che la pellicola è anche didascalica e prevedibile. Ma le mancanze non vincono sui pregi. Abbiamo visto il Libano con gli occhi di un libanese cocciuto che crede ancora alla vita. Siamo più ricchi e meno poveri." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 settembre 2007) "Non è da happy end il film del regista libanese. Senza ricorrere al melodramma, Aractingi focalizza su quelle che sono le prime vittime delle guerre in corso: la popolazione civile, i bambini e le donne." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 3 settembre 2007) "Il Libano è ancora un paese con paesaggi da togliere il fiato. In questa terra martoriata dalla guerra, una donna molto bella e un uomo molto scaltro viaggiano superando ostacoli fisici, problemi burocratici e una vera guerra che si svolgeva a pochi metri dal set. Cinema in presa diretta che supera in complessità i reportage tv dal Libano. E' grazie ai paesaggi splendidi filmati da Aractingi che la presenza del conflitto è ancora più opprimente e dolorosa. Convincenti i protagonisti Nada Abou Farhat e Georges Khabbaz. Strana coppia in bilico tra possibile amore e guerra ineluttabile." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008) "Aractingi gira il suo film con l'intensità del regista cinematografico e la determinazione del documentarista, attento a non prevaricare mai uno sull'altro. Concede poche scene melodrammatiche ai suoi due attori ma usa l'intensità della loro recitazione per favorire l'identificazione con lo spettatore e sottolineare il dramma personale che ognuno dei due si porta dentro. E intanto usa l'occhio del documentario per non perdere mai di vista il quadro d'insieme, per raccontare la Storia e la Cronaca, senza voler dividere i libanesi in buoni e cattivi (c'è chi, evidentemente vicina all'islamismo più radicale, considera martiri i corpi sotto le macerie e chi, all'opposto, vede in Israele l'unica soluzione ai propri problemi) ma preoccupato soprattutto di restituire a chi guarda la dolorosa complessità di una tale tragedia. E il fatto che nel film non si vedano mai cadaveri o scene cruente anche se si parla continuamente di morte, la dice lunga sulla moralità di un regista che non vuole sfruttare il dolore dei suoi connazionali per fare spettacolo ma si preoccupa in ogni scena di mettere davanti agli occhi degli spettatori cosa voglia dire davvero essere costretti a vivere continuamente 'sotto le bombe'". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Dolore e speranza del Libano di ogni confessione sono in queste frasi, prese della realtà, nel semidocumentaristico 'Sotto le bombe' di Philippe Aractingi, storia di una giovane madre (Nada Abu Farhat) in cerca del figlioletta fra le macerie dell'estate 2006, quando si scatenò l'offensiva israeliana. Ma il grande attore di questo piccolo film - esemplare, salvo la sovrapresenza di truppe francesi e la sottoqualità del doppiaggio italiano - è Georges Khabbaz, il taxista che accompagna la poveretta di rovina in rovina, tutte vere. Rigorosa la sceneggiatura di Michel Léviant e del regista; commovente l'esito." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 maggio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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