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Sopravvivere Coi Lupi Recensione

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"Sopravvivere coi lupi" recensioni

Film
Sopravvivere coi lupi
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 16:01:39
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Tratto da una favola vera...

Quando i tedeschi invasero il Belgio, durante la Seconda Guerra Mondiale, un uomo e una donna destinati alla deportazione riuscirono a salvare la vita della loro bambina, affidandola a una rigida famiglia di cattolici. Misha - questo il nome della piccola, interpretata da una straordinaria Mathilde Goffart al suo esordio cinematografico - non riesce a inserirsi nel nuovo ambiente familiare, negando alla matrigna l'appellativo di mamma. Subirà diversi soprusi e umiliazioni prima di incontrare Ernest, un tenero e affabile signore che insegnerà a Misha a sopravvivere nonostante tutto. Ma quando i tedeschi invadono la fattoria del vecchio, Misha è costretta a fuggire nella foresta, percorrendo a piedi migliaia di chilometri all'estenuante ricerca dei suoi cari... Durante il suo vagare, però, fa amicizia con un branco di lupi, grazie ai quali troverà la forza di amare ed essere amata prima di riconciliarsi, finita la guerra, con la sua terra.

Tratto dall'autobiografia fantastica di Misha Defonseca (pubblicata in Italia da Ponte alle Grazie), un film riflessivo, etereo.

La luce soffusa della speranza

Vera Belmont, classe 1938, forte di una grande esperienza nel settore ma con soli cinque film all'attivo, firma una fiaba cruda, a tratti poetica e inconsciamente meravigliosa; madrina della conoscenza e figlia del realismo poetico di fine anni Trenta. Nell'uniformare la fiaba alla realtà storica della Seconda Guerra Mondiale, la regista francese infonde a ogni personaggio, attraverso le proprie psicosi, diversi spunti di riflessione che si specchiano nell'idea antisemita oggi. Un termine che giorno dopo giorno, stando agli eventi di cronaca quotidiana, non sembra volerci abbandonare, cambiando identità; ma come un camaleonte in gabbia, muta persistendo. L'animale viene rappresentato come un essere ben più consapevole dell'essere umano, e non come fenomeno circense (Free Willy, Flipper). La valenza della fiaba è oltretutto presente nell'incipit: il lupo gioca, uccidendo solo per necessità, mentre l'uomo animale fa la guerra. La sceneggiatura, sempre firmata dalla Belmont, si sofferma nella prima parte sul cambiamento socio-politico, fino a toccare dei lunghi silenzi interrotti da sporadici ululati. La sofferenza come chiave di volta per sopravvivere; nutrirsi di lombrichi e carne animale; precipitare nel fosso più profondo per avere la forza di scalare la cima e riprendersi quella luce che ci spetta di diritto: grazie a questi estremi la pellicola ferisce nell'animo, danzando tra le rime di un fiume invisibile che non vuole mostrare le sue trasparenze. Ma noi vediamo dentro Misha, la stimiamo e la adoriamo, ci commuoviamo per lei... E non fatevi distrarre dal ritmo altalenante, poiché ogni singolo fotogramma ha qualcosa da comunicarvi.

Magicamente poetico.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Film
Sopravvivere Coi Lupi
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-06 04:02:31
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Storia atroce, poi ritrattata e dichiarata di fantasia quella raccontata dal libro di Misha Defonseca ('Ponte alle Grazie'), cui il film di Vera Belmont s'ispira. (...) Da frammenti di finta memoria, la donna ha ricavato lo strazio doloroso di un passato immaginario che il film ripercorre con poeticismo se non con poesia, affondando crudele nell'horror come un grand guignol: mai come in questo caso il medium è messaggio. La bimba Mathilde Goffart è una debuttante belga straordinaria che nei grandi occhi chiari s'interroga e ci interroga sul Male del mondo. Ancora oggi incredula; e increduli." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Misha Defonseca è in realtà Monique DeWael, non è ebrea e non ha vissuto ciò che ha scritto in 'Sopravvivere coi lupi'. Mitomania, però tanti hanno voluto credere che una bambina potesse davvero attraversare l'Europa di Hitler - non l'Europa di Schengen - scortata da un branco di lupi. Da questa affabulazione, Véra Belmont ha tratto un film oleografico dove la piccola protagonista (Mathilde Goffart) parte a piedi dal Belgio, dopo l'arresto dei genitori, per ricongiungersi a loro, deportati in Polonia. Strada facendo, impara appunto a sopravvivere: mezza 'Cosette' dei Miserabili, mezza Mogli del Libro della giungla. Non è colpa di Hugo, né di Kipling, però." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 maggio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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