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"Ogni tanto pare d'ascoltare la radio o di vedere la tv dei "casi umani", ma l'impressione è fugace o sbagliata: protagonista è piuttosto quel fluire dell'esistenza che assorbe le difficoltà e supera anche la tragedia, quella capacità di sopravvivere che è la forza della gente e anche il suo limite." (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 2/12/95)
"Il principale merito di Wayne Wang sta nel suo basic instinct, col quale ti costringe a prestare attenzione a racconti d'ordinaria follia, a problematiche frantumate dell'angoscioso anonimato metropolitano, a personaggi di fronte ai quali gireresti lo sguardo al bar o sull'autobus. Smoke è sicuramente elegante, ammiccante e trendy, tanto da restare orgogliosamente fine a se stesso: non a caso William Hurt, col suo look (tra Enrico Ghezzi e Vittorio Sgarbi) da divo intellettuale, teneva ad assicurare nella conferenza stampa berlinese che 'per la prima volta in carriera, la promessa di modulare il film sull'improvvisazione è stata mantenuta e si è trasmessa nel piacere del gioco di squadra che è la cosa più importante del film'." (Il Mattino, Valerio Caprara, 29/11/95)
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