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Cinema e vita
A Felix Bonhoeffer, sceneggiatore attivo a Hollywood, accade qualcosa di incredibile: durante le riprese di un film da lui scritto, i personaggi che ha inventato escono dalla finzione e appaiono nel mondo reale. Sono solo allucinazioni?
Quando cinema e vita entrano in contatto, compenetrandosi e contaminandosi a vicenda, l'unica reazione possibile sembra essere la follia…
Perdersi nel flusso di coscienza
Il mondo è caos, la percezione del tempo è soggettiva (Bergson docet) e la realtà risponde a leggi che ognuno stabilisce da sé: non nasconde le ambizioni pseudo-filosofiche Anthony Hopkins, settantenne alla prima regia nonché autore del copione di questo Slipstream, titolo non certo casuale perché richiama la tecnica letteraria dello stream of consciousness (flusso di coscienza) elaborata da Joyce. Ciò che il film racconta – o meglio, ciò che mostra – è infatti l'inarrestabile flusso di pensieri e ricordi (futuri) di uno sceneggiatore in crisi d'identità, incapace di arginare il fiume in piena della sua immaginazione, che lo porta a materializzare i personaggi da lui stesso concepiti, specchio deformato di una personalità multiforme. Si verifica così il classico cortocircuito fra arte e vita, fra tessuto filmico e piano della realtà, un tema che sarebbe anche affascinante in sé, se solo Hopkins non lavorasse con materiali di riciclo: immagini reiterate e allucinate, sovrapposizioni, dissolvenze all'acido, discorsi sconnessi e interpretazioni debordanti, sono mezzi ormai prevedibili e abusati per disorientare lo spettatore, per metterlo in difficoltà privandolo di punti di riferimento; e se alle spalle di tutto questo c'è una nobile tradizione, è anche vero che Bunuel e il suo Un chien andalou sono arrivati molto prima.
Slipstream si riduce insomma a un gioco autocompiaciuto, e alla lunga persino tedioso: esordire con un proprio personale 8 ½ è forse pretendere troppo.
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"Hopkins fa tre passi nel delirio, firmando un pasticcio, un incrocio incomunicabile nel mondo della comunicazione in cui è arduo districarsi. Non un'americanata ma un'europeinata, hobby per l'inconscio subliminale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 maggio 2008) "Costruito su un flusso di coscienza a ritroso come avviene a volte in stato di coma, 'Slipstream' è una specie di bizzarra autobiografia che colpisce per la scelta spiazzante dello stile e il coraggio della visionarietà: e alla guida di un cast ottimo e benissimo diretto dall'interprete di Nixon e Lear, Picasso e Hannibal si dimostra oltre che sublime attore, vero uomo di spettacolo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 9 maggio 2008) "Lampi di memoria riproposti da un montaggio ai confini dello sperimentale e a modo suo affascinante. Accanto a sir Anthony, John Turturro produttore cialtrone e Christian Slater in doppio ruolo da killer psicopatico e poliziotto." (Antonello Catacchio, 'Liberazione', 9 maggio 2008)
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