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Shanghai Baby Recensione

"Shanghai Baby" recensioni

Scheda Film
Shanghai Baby
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-09-22 08:01:40
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

"Scrivere è vivere e vivere è scrivere"

La giovane Ni Ke (Bai Ling), soprannominata Coco, lavora come cameriera in un bar ed è scrittrice a tempo perso. Conosce Tian Tian (Gregory Wong), artista tenebroso e cliente assiduo del locale, che cattura subito la sua essenza. Vanno a vivere insieme e, sotto la spinta del nuovo fidanzato, Coco lascia il lavoro al bar per dedicarsi interamente al suo romanzo. Le difficoltà sessuali dell'uomo mantengono il rapporto in una dimensione prettamente platonica. A una festa organizzata da Madonna (Seiko Matsuda), una ricca amica di Tian Tian, conosce Mark (Luke Goss), un affascinante uomo tedesco che la invita a ballare…

Il bacio ha un'anima

Dopo i titoli di apertura da brivido, con una ripresa notturna di Shanghai illuminata dai neon blu delle insegne, si piomba, purtroppo non solo metaforicamente, nel buio più completo. Di sicuro il limite più visibile, per questa prima co-produzione cinese-tedesca della storia del cinema, è costituito da un'illuminazione totalmente errata, in cui l'ombra regna sovrana, i campi lunghi sono costantemente fuori fuoco e gli accostamenti cromatici alle diverse situazioni risultano davvero poco curati. È strano pensare che un regista esperto come Berengar Pfahl, che vanta parecchi lungometraggi e produzioni televisive al suo attivo, non sia riuscito a trovare la giusta chiave per rendere accettabile la trasposizione dell'opera della scrittrice cinese Zhou Wei Hui. Infatti, è come se il film fosse una riduzione scarna e senz'anima del romanzo, una giustapposizione di scene, quasi slegate fra loro come capitoli a se stanti, che presentano salti logici e buchi di sceneggiatura. Il romanzo ha un'unitarietà e una compattezza che non può essere ridotta in pochi momenti rappresentativi, con dialoghi raffazzonati e circostanziali, che tradiscono una selezione incompleta e dettata più dal desiderio di mostrare la perfetta fisicità di Bai Ling. La scelta, poi, di tenere in voice over interi brani del romanzo, quasi fosse un diario raccontato che scandisce la narrazione, non ottiene l'effetto sperato di aderenza al testo, ma provoca spaesamento nello spettatore e lo trascina verso un vortice di noia e indifferenza che rimane lungo tutto l'arco del film.

Si salvano i costumisti, che rimangono fedeli agli abiti descritti dalla Wei Hui, e gli attori, ma non i loro personaggi. Nel film, a differenza del libro, l'unico personaggio che viene approfondito, ma rimane comunque troppo sfuggente e indefinito, è quello della protagonista Coco. Gli altri sono come elettroni che gravitano intorno al nucleo Coco e vivono di luce riflessa, ma a nessuno importa veramente sapere cosa fanno o se stanno male: in particolare il personaggio di Tian Tian risente delle mancanze di una scrittura carente, laddove invece il romanzo dava una dimensione ben precisa dei suoi problemi e del suo lato oscuro. Bai Ling (Dumplings di Fruit Chan, Southland Tales, Anna and the King, e moltissime altre produzioni) veste perfettamente i panni di Coco, e il suo fisico minuto e stupendo maschera i grossi limiti di regia nelle scene di passione più controverse, connotate da un'eccessiva carica erotica al limite del porno.

Il romanzo supera di gran lunga il film: "Il mio istinto mi suggerì di dedicare qualche pagina alla descrizione della città di Shanghai alla fine del secolo ventesimo: una metropoli epicurea, che produceva schiume euforiche, esseri umani di nuova generazione, e che era intrisa, per le strade e nelle viuzze, di un'atmosfera frivola, triste e misteriosa". Chi si aspettava un'operazione alla Lussuria (Lust, Caution) di Ang Lee o alla 2046 di Wong Kar-wai, rimarrà inevitabilmente deluso.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Scheda Film
Shanghai Baby
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-09-30 13:08:07
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Diciamo la verita: non poteva essere inaugurata peggio l'alleanza tra le produzioni cinese e tedesca. 'Shanghai Baby', diretto dal veterano tedesco Borengar Pfahl, e una bufala di proporzioni gigantesche. (...) La storia, raccontata malissimo, e immersa spesso nel buio più pesto, e involontariamente comica, grazie anche agli agghiaccianti dialoghi. Dove brillano perle del tipo: 'La mia mente e piena di ombre tondeggianti come quelle di una candela', oppure ' sei una perfezionista a giudicare da come balli'. La protagonista si macera nel dubbio, e forse proprio perche sconvolta dai tormenti del cuore, si spoglia con ammirevole frequenza. Metodo infallibile per trovare l'ispirazione artistica." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 settembre 2008) "Come analisi della condizione della donna cinese il film del tedesco Berengar Pfahl fa acqua ovunque, e visivamente sotto la media, buio, sexy monotonia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 settembre 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.



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