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Senza Scrupoli Recensione

"Senza Scrupoli" recensioni

Film
Senza Scrupoli
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:36:13
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Ambientato a Torino con belle immagini della città e dintorni (Porta Palazzo, 'l Balon, Galleria Subalpina, i Murazzi, la collina, i laghi di Avigliana ecc.) firmate da Giulio Albonico eccellente direttore della fotografia, il film è assai meno suggestivo nella vicenda, rozzamente esposta.

Dell'insufficiente copione sono autori Tonino Valerii e Riccardo Ghione: il primo altre volte (La ragazza di nome Giulio) anche buon regista di film non privi d'un certo approfondimento psicologico, d'una tangibile consistenza umana. (...) Pur non svelando il finale, diciamo che questo è prevedibile per un film arido e sconcertante nella sua approssimazione narrativa. Una certa fascia di pubblico maschile sarà attratta da ripetute scene ardite, nelle quali la stuzzicante protagonista Sandra Wey sfoggia le proprie doti esteriori, poste in risalto più delle altre di buona attrice drammatica." ('La Stampa', 12 Gennaio 1986)

"Sceneggiato da Riccardo Ghione e dal regista Tonino Valerii, il film ha qualche pretesa. Pur percorrendo sentieri mille volte già battuti dal cinema erotico, vuol fare critica di costume col denunziare l'aridità sentimentale della borghesia benestante (qui appunto la torinese), cui può contrapporre la vitalità appassionata, poco importa se spinta alla perversione, fornita dal piacere della carne che non conosce barriere sociali e conduce la donna alla libertà. L'annosità e lo sviluppo dell'assunto sono tali, però da destinare il film soprattutto ai guardoni, che dalla buona fotografia di Giulio Albonico, dalle lussuose scenografie, dai vestiti eleganti indossati da Silvia si sentono promossi a spettatori colti. Saremmo ancora una volta in un porno d'autore? Non vogliamo dir tanto perchè Tonino Valerii è un regista di buon mestiere che sa zappettare anche terreni più onorevoli. Resta che 'Senza scrupoli', nonostante i pregi dell'ambientazione, non lascia traccia, se non nella polemica dei vecchi torinesi contro i meridionali immigrati, e nell'immaginazione del pubblico plebeo per il quale in ogni signora dabbene si nasconde una sgualdrina. Reduce da 'Histoire d'O n. 2', la parigina Sandra Wey fa Silvia con tutta l'inespressività di cui è capace, superata soltanto da Antonio Marsina nella parte del marito. Marzio Honorato invece se la cava, il suo Diego ha maschera e piglio come conviene a un figlio di buona donna." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 16 Marzo 1986)

Copyright © Cinematografo 2006.



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