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"Il resto non si racconta, ma l'emozione è garantita. Anche perché questa oliatissima e toccante commedia, affollata di sottotesti, ben servita da una regia scintillante come i dialoghi (ce ne fossero, di professionisti come l'australiano Schepisi), parla anzitutto di valore : quanto vale una vita, qualunque vita? Più di ogni altra cosa: ma solo quando è simulata da cima a fondo ce ne accorgiamo. E quanto vale un Cézanne? Quanto l'emozione che Sutherland, gran mercante d'arte, dice di provare? O quanto sono disposti a pagare i giapponesi? Il titolo allude alla distanza, alla freddezza delle nostre vite, ma non lo spiegheremo. Del resto, il film contiene una bella definizione dell'immaginazione. Ragione di più per vederlo." (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 1/6/95)
"La Channing, quindici anni dopo Grease, svetta per bravura. Sutherland, compassato e ipocrita intellettuale che si commuove all'idea di fare la comparsa nel film tratto dal musical Cats, le tiene testa: sono questi due attori ad avere interpretato Sei gradi in teatro." (Il Giornale, Maurizio Cabona, 4/4/95)
"A volte dire che un film è "teatrale" non significa usare un'espressione dispregiativa. Sei gradi di separazione ad esempio, commedia satirica di Fred Schepisi tratta da un lavoro per le scene del pluripremiato John Guare, è ben dialogato, ben recitato, godibilissimo." (La Repubblica, Roberto Nepoti, 24/4/95)
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