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"Il film corre via nervoso, insensato, con ritmo sordido e ossessivo. Gli eroi positivi sono figli di partigiani (Ghini, assai disinvolto) o sostituti procuratori ebrei (Isabella Russinova). I cattivi parlano con pesanti accenti dialettali (romano, sardo, siciliano). Il Grande Vecchio è Tino Bianchi, l'uomo del Sisde, mandante d'un attentato destabilizzante alla stazione, Massimo Dapporto. Cinema impegnato? Non proprio: 'Segreto di stato' è impregnato di caos visivo e ideologico, di giochi pericolosi tra finzione e realtà, di contaminazioni televisive, tra sceneggiaTo italiano e telefilm all'americana, d'ipotesi politiche fantasiose ma non fantascientifiche, di personaggi stereotipi che sembrano recitare su un palcoscenico nel quale non si rappresenta lo stato delle cose italiane nudo e crudo, ma un docu-dramma sulle paure, sui sintomi, sulle ossessioni, che segna (o non segna) il passaggio tra prima e seconda repubblica. Più che cinema-verità, la sua isterica effigie." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 8 Aprile 1995)
"Tutto abbastanza pasticciato e perfino un po' retorico. (...) Gli interpreti si impegnano, costretti però come sono nei più scoperti stereotipi, stentano ad imporsi con fisionomie precise. Il superpoliziotto superonesto che risolve il caso è Massimo Ghini, con risentimenti giusti, una delle vittime dei Servizi è Massimo Dapporto, un po' sfocato, il giudice in gonnella che si affianca nelle indagini al superpoliziotto è Isabel Russinova, con durezze eccessive assunte evidentemente per darsi il tono della carica. Fra i cattivi, Adalberto Maria Merli, Giampiero Bianchi, Antonello Fassari, il primo senza maschera fin dalle prime immagini: a indicare subito da che parte sta il marcio." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 Marzo 1995)
"Man mano che ci avviciniamo alla cupola, le denunce del film diventano più pesanti; ma non mancano i tradimenti privati, quelli che bruciano di più. Alla fine qualche testa salta, il rimorso provoca un suicidio, una prestigiosa poltrona traballa (occhio alla chiave del mistero, una prima edizione di 'Salambò'). Battuta del superpoliziotto: 'Me l'aveva detto lei di non guardare in faccia a nessuno'. 'Ma io non sono Nessuno. Sono un Ministro della Repubblica'. Protetto da una schiera di validissimi interpreti e sposando il romanzesco alla cronaca delle trame nere, a tratti suscitando interesse e troppo spesso indulgendo agli stereotipi del cinema d'azione, 'Segreto di Stato' nel bene o nel male sembra una puntata fuori numero di 'La piovra' trasferita dal video allo schermo." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 25 Marzo 1995)
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