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"'Seabiscuit' di Gary Ross ('Pleasantville') non e solo un affascinante affresco storico e sportivo con al centro tre uomini e un cavallo. E' la storia di quattro perdenti che si annusano, si riconoscono e non si mollano più. L'unione fa la forza diceva qualcuno. Il cuore e l'intelligenza registica di Gary Ross fanno, in più di un momento, del grandissimo cinema classico. Quello di Ford e di Hawks. Quello che ti fa accapponare la pelle per come sintetizza in immagini emblematiche emozioni e idee. Qualcuno lo considerera un biscottone datato. Noi, soprattutto oggi, lo difendiamo a spada tratta." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 ottobre 2003) "Un mito senza tempo, subito diventato un best seller e un film scritto e diretto da Gary Ross. Alle prodezze del cavallo s' intrecciano sullo schermo tre vicende umane: quella di Jeff Bridges magnate dell' auto convertito ai cavalli, di Chris Cooper cowboy in cerca di una ragione per sopravvivere al tramonto della Frontiera, e di Tobey Maguire divenuto fantino sull'onda dell'amore per gli animali. 'Seabiscuit' e uno spettacolo, e grandioso e a tratti emozionante, gli attori sono eccellenti: ma c' e troppa carne al fuoco, come nelle cavalcate cinematografiche d'altri tempi, e a un certo punto sopravviene un senso di sazieta. (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 novembre 2003) "Il film fa incrociare i tre personaggi sui campi da corsa, nel comune sforzo di valorizzare le neglette qualita del sorprendente Seabiscuit. Vittorie e rovesci, gioie e rovinose cadute con gravi conseguenze si susseguono come avvenne in realta, ma secondo il tipico andamento del cosiddetto "cinema di papa" di marca hollywoodiana. Di notevole impegno l'impianto produttivo, appassionanti e ben girate le gare, bravi gli interpreti: ma nel corso dei 140' che dura lo spettacolo, come ha scritto Kenneth Turan sul 'Los Angeles Times', 'il tutto assomiglia troppo a un film'." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 31 ottobre 2003) "Come finisce e immaginabile, anche perche andò veramente così. E' proprio questa prevedibilita, insieme a una stesura canonica dell'inno alla resistenza, che diminuisce la suspense e la fiducia dello spettatore. A meno di non avere anime belle e candide. Sono assicurate bellissime scene di corsa." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 1 novembre 2003)
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