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"I colpi di scena si seguono in un copione allo sbando, sorretto dal pepe della messinscena e dalla brillante fotografia. Irriconoscibile e senza il nome nei titoli, Bruce Dern è eccellente come capo della polizia; Malkovich fa il suo numero con sorniona professionalità; Palminteri spicca nel quartetto dei gradassi e le donne non hanno gran rilievo, anche se la Griffith si fa valere con un gesto incisivo: lo schiaffo che vorrebbe affibbiare al marito e che resta per aria. Quanto a Nolte, se il suo Hoover vi pare simpatico, immaginate di trovarvi questo rodomonte con licenza di uccidere sull'uscio di casa e sarete sopraffatti dalla voglia di garantismo." (Tullio Kezich, "Corriere della Sera", 17/10/96)
"Tamahori ha ottenuto dagli americani onorevoli privilegi - un discreto budget, un copioso cast di prim'ordine, uno scrittore di gialli come sceneggiatore (Peter Dexter) - che egli ha saputo ben sincronizzare sia con la propria indole di regista fosco, introverso, patologico, sia con le tipiche tonalità della detective-story americana, da Chandler a Ellroy. Ne risulta un film più morboso che ritmato, più esistenziale che essenziale." (Fabio Bo, "Il Messaggero", 14/10/96)
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