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"Non c'è spazio per dire le bellezze del film, analizzarne il linguaggio, indicare i momenti di forza espressiva e le debolezze. Spielberg è riuscito nella rappresentazione dell'inferno della Shoah anche per altri motivi. Per l'insistenza ossessiva sul motivo della lista. Per la sapiente costruzione a gironi concentrici: Cracovia, il ghetto, la Deutsche Emailware Fabrik di Schindler, il 'lager' di Plaszow e il suo smantellamento nel '44. Ad Auschwitz, nel fondo dell'inferno, s'arriva dopo due ore e mezzo, ma se ne esce subito, per l'ultima tappa a Brinnlitz. Ci è riuscito soprattutto per l'ottica economica del racconto. E' un film dove contano il denaro, gli scambi in natura, le mance, la corruzione, la produzione, i salari, la forza-lavoro, i problemi logistici. Quanto vale un uomo in marchi? e un ebreo? che prezzo bisogna pagare per salvarne uno? fin dove si può arrivare nel mestiere della sopravvivenza? E', in fondo, la storia di un uomo che vende l'anima al diavolo per salvare un migliaio di vite. Oggi in Polonia gli ebrei sono meno di 4000. I discendenti dei 'Schindlerjuden' sono più di 6000. Steven Spielberg, ebreo americano, ha pagato il debito con il suo popolo, riaprendo una ferita che deve rimanere aperta." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 9 marzo 1994)
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