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Nel futuro (il 1994 nel romanzo, fra sette anni nel film) una nuova droga, la sostanza M, ha reso dipendenti milioni di persone: il dipartimento di polizia di Los Angeles, per ostacolarne la diffusione, istituisce un corpo di agenti infiltrati che vivono insieme ai tossicodipendenti, assumono essi stessi la droga, e ne intercettano il traffico. Ogni singolo agente non conosce i propri colleghi, perché quando si incontrano negli uffici della polizia indossano tutti un particolare camuffamento, la tuta disindividuante, che ne cela le fattezze.
Anche Robert Arctor, nome in codice 'Fred”, è uno di loro: ma quando verrà incaricato di sorvegliare sé stesso subirà, a causa dell'abuso di sostanza M, una sorta di sdoppiamento della personalità, precipitando così in un abisso dal quale non c'è ritorno.
Il romanzo
'Now we see through a glass, darkly” ('Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa”): è da questa citazione da S. Paolo (1 Corinzi 13, 12-13) che deriva 'A Scanner Darkly”, il titolo scelto da Philip K. Dick per il romanzo pubblicato nel 1977. Un titolo affascinante ed enigmatico, come quello di altre sue opere, che rivela anche una raffinata ricerca linguistica nella gustosa allitterazione in 'r” (abilmente confermata nell'ottima traduzione italiana, 'Un Oscuro Scrutare”, in cui si aggiunge addirittura una ulteriore allitterazione in 'c”). Ma 'Un Oscuro Scrutare” significa pure scrutare nel buio, indagare nel profondo, nell'interiorità di sé stessi o dell'altro sé stesso. La storia di Bob Arctor, infatti, ambientata nella 'futura” Los Angeles del 1994, è, fra le altre cose, la più originale rivisitazione del tema del doppio da Stevenson in poi: il protagonista è un agente della narcotici che si trova a dover indagare su sé stesso, sull'altro sé stesso, quello che vive come tossicodipendente e piccolo spacciatore di Sostanza M ('m” come 'morte” in italiano, 'd” come 'death” in originale).
Al pretesto squisitamente letterario del tema del doppio si aggiunge però un preciso intento metaforico. 'Un Oscuro Scrutare” è il romanzo più apertamente e consapevolmente metaforico di Dick, un autore che aveva sperimentato sulla propria pelle gli effetti della droga e che qui propone una società ricalcata su quella degli anni '70. I suoi protagonisti sono tossicodipendenti modellati sugli amici persi a causa della droga, tutte persone che, dalla nota conclusiva dell'autore, 'sono state punite eccessivamente per quello che hanno fatto”, ovvero 'continuare a divertirsi per sempre”: un tono di fatalistica rassegnazione sembra vivere in queste parole, ed è lo stesso spirito che attraversa il romanzo. Non c'è speranza per chi, come Bob Arctor, si oppone al sistema (si pensi anche al Winston Smith orwelliano), perché tale sistema è come un esperto burattinaio che ha il controllo su tutto ciò che avviene in scena, compresa la produzione stessa della droga.
Eppure una amara speranza forse c'è, anche se a costo di un estremo sacrificio, come suggerisce il finale del romanzo. In fin dei conti, chi scruta e s'immerge nel profondo non può che risalire in superficie, prima o poi.
Con una nuova e superiore consapevolezza.
Il film
Dopo Blade Runner, Total Recall (Atto di Forza), Screamers, Minority Report, Impostor e Paycheck, oltre ad una lista di adattamenti non ufficiali, il cinema si rivolge ancora una volta alla straordinaria immaginazione di Philip K. Dick: la trasposizione di 'A Scanner Darkly” è frutto del giovane regista indipendente americano Richard Linklater ('Before Sunrise”, 'Waking Lives”, 'School of Rock”), che, rispetto ai film sopra citati, compie almeno tre scelte differenti.
Anzitutto si muove al di fuori di Hollywood, lavorando con una produzione a basso budget sulla quale ha il totale controllo; in secondo luogo scrive egli stesso la sceneggiatura, che rimane assolutamente fedele alla storia narrata nel romanzo ('A Scanner Darkly” risulta così essere, fra le trasposizione da Philip Dick, la più vicina all'opera di partenza); infine adotta la tecnica del 'rotoscoping”, ovvero quel sistema che permette, dopo aver girato ogni singola scena in live action, con gli attori in carne ed ossa, di ridisegnare il film fotogramma per fotogramma (grazie a penne digitali ed al programma Rotoshop) rendendo il tutto una sorta di graphic novel in movimento. Una tecnica messa a punto dalla Disney negli anni '30, sperimentata poi da Linklater in 'Waking Lives” ed ora ulteriormente perfezionata: il risultato, lo si può vedere dalle immagini, è molto suggestivo, e riesce effettivamente a comunicare quel senso di paranoia e di grottesca follia di cui il romanzo è pregno (non a caso, l'animazione è stata usata anche per le scenografie e gli effetti speciali).
Ma se è vero che il film riesce a mantenere lo spirito dell'opera originaria, è altrettanto vero che Linklater mostra qui una eccessiva sicurezza di sé, ed anche un pizzico di presunzione. Il regista non ha l'esperienza necessaria per portare sullo schermo un romanzo così impegnativo e sfaccettato, e l'adattamento troppo 'scolastico” lo dimostra: verboso, con troppi dialoghi esportati direttamente dal testo letterario, il film non riesce a raccontare per immagini ciò che Dick esprime a parole, e si trova così a dover ricorrere agli scambi di battute per far procedere la storia (dove, nei fatti, succede ben poco). Raramente si vede al cinema un film di fantascienza non votato all'azione, e dunque non votato all'intrattenimento (gli unici casi più o meno recenti sono forse quelli di 'Gattaca” e 'Codice 46”) ma interamente rivolto invece al declino psicofisico del protagonista, un'efficace Keanu Reeves, ed alla rappresentazione di un futuro che estremizza i timori di oggi. Proprio in questo risiede l'unica vera operazione di adattamento: dato che, rispetto all'epoca in cui Dick scriveva il romanzo, le paure sono cambiate (o meglio, se ne sono aggiunte di nuove), Linklater calca la mano sul terrore di essere spiati. 'Sette anni da oggi, tutto verrà registrato” recitava il trailer del film, e in effetti quella che vi viene raccontata è una società in cui la privacy non esiste, in cui la polizia può liberamente intercettare qualunque telefonata ed installare telecamere di sorveglianza nelle abitazioni dei tossicodipendenti. Per il resto, ogni cosa procede come nel romanzo, e l'aria che si respira è fortunatamente la stessa, tanto che la paternità del film andrebbe condivisa fra Linklater e lo stesso Dick (le sue ansie e le sue paranoie vengono espresse altrettanto bene solo nel capolavoro Blade Runner, che però segue una strada autonoma rispetto al testo da cui è tratto).
Senza dubbio 'A Scanner Darkly” è fra i migliori del suo genere negli ultimi anni, e bisogna riconoscere che tutti gli attori sono bravi ed assolutamente in parte, ma resta un po' di rammarico per quello che sarebbe potuto essere, considerando le tematiche e la qualità del romanzo originario, il maggiore film di fantascienza di questo decennio.
Il dvd
Warner ha fatto uscire una convincente edizione in dvd.
La qualità video è ottima, non si segnalano problemi di sorta, mentre per quanto riguarda il sonoro troviamo sia l'italiano che l'originale entrambi in 5.1.
I contenuti speciali non sono molto abbondanti, ma appaiono esaustivi, trattando con dovizia di particolare la genesi e la creazione di un progetto tanto particolare.
Extra
- Commento del regista e sceneggiatore Richard Linklater, di Keanu Reeves, di Isa Dick Hackett (figlia di Philip Dick), del produttore Tommy Pallotta e di Jonathan Letem, storico di Philip Dick
- Dall'idea alla realizzazione
- L'animazione
- Trailer
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Nelle strade dell'America di un futuro molto prossimo circola la terribile "Morte", una droga tremenda che le forze del governo sembrano voler eliminare con ogni mezzo. Per farlo usano degli agenti sotto copertura, costretti a diventare dei "tossici" e ad indossare una tuta occultante durante gli incontri con i superiori. Uno di questi uomini è Fred Arctor (Keanu Reeves), inserito come talpa con il nome di Robert in una casa con due coinquilini perennemente fatti. Le forze dell'ordine usano degli scanner, speciali dispositivi di sorveglianza, per monitorare ogni movimento del trio.
Le cose si complicano quando dall'alto giunge l'ordine di incastrare Robert Arctor... ordine che evidentemente non considera il fatto che l'obiettivo della missione è un proprio agente. Nel frattempo per il protagonista, sempre più dipendente dalla sostanza "M", inizia un pericoloso quanto paranoico viaggio di dissociazione dalla realtà che lo condurrà ad esiti imprevisti e alla perdita, a livello cognitivo, della propria identità...
Basandosi sul romanzo del celeberrimo Philip K.Dick, il regista Richard Linklatter ha firmato un fedele adattamento avvalendosi dell'inusuale tecnica rotoscope per trasformare in animazioni le riprese "reali". Il risultato è molto coinvolgente a livello visivo e aiuta a rendere al meglio le paranoie e le allucinazioni legate alla droga. Si tratta di una pellicola non facile, soprattutto perchè a livello narattivo il regista non ha volutamente reso più digeribile alle masse questa storia di paranoia governativa ideata da Dick nel periodo del Watergate. Grazie a questa tecnica visiva le performance degli attori assumono una nuova dimensione ed il film risulta un esperimento affascinante capace di ritagliarsi una propria nicchia di pubblico.
VIDEO (voto: 9.5)
Il film fa delle immagini il proprio tratto caratteristico e fortunatamente la resa video complessiva risulta davvero appagante e soddisfacente: al posto delle normali riprese ci sono delle animazioni realizzate al computer che in digitale risplendono al meglio grazie alla qualità garantita dal supporto. I colori sono molto belli e vivaci, grazie anche a buoni livelli di luminosità e contrasto, mentre il livello di dettagli è assai elevato. I fotogrammi godono di una buona nitidezza ed offrono una visione piacevole ed intrigante.
AUDIO (voto: 8)
Il sonoro risulta adeguato alle esigenze della pellicola e in grado di creare il giusto ambiente d'ascolto, senza sbavature ma anche senza particolari enfasi. Il fronte anteriore garantisce dialoghi puliti mentre il surround svolge adeguatamente il proprio compito.
EXTRA (voto: 7)
Anche se non numerosi, gli extra risultano soddisfacenti. Il commento audio offre momenti interessanti, ma probabilmente sarebbe risultato più consistente se i partecipanti fossero stati in minor numero. Il making of dura circa trenta minuti e, a parte i soliti elogi reciproci tra attori e regista, garantisce qualche interessante approfondimento sulle varie fasi della lavorazione: e proprio al lavoro della post-produzione è dedicato un altro extra che si focalizza sull'impegnativo compito (durato quasi 18 mesi) di animazione con la tecnica del rotoscoping che ha coinvolto le riprese.
COMMENTO FINALE
Il titolo in questione è un DVD ben realizzato, adeguato alle esigenze di un film decisamente particolare e di "nicchia" come "A Scanner Darkly". Per gli appassionati del celebre autore Philip K.Dick e per chi apprezza le pellicole fuori dagli schemi la visione è sicuramente consigliata. La critica si è divisa su quest'opera di Linklatter, ma va apprezzata l'originalità della messa in scena e la scelta di non banalizzare la storia, mantenendola ostica così come spesso accade con i romanzi e le storie del romanziere americano, già noto per i molti adattamenti cinematografici dei suoi lavori - tra cui Blade Runner, Atto di Forza e Minority Report.
Nel complesso il dvd offre un video molto buono, l'audio svolge egregiamente il proprio compito mentre gli extra garantiscono una copertura sufficiente dei principali aspetti legati alla lavorazione e al dietro le quinte di questa produzione.
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