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"John McTiernan, che si era segnalato come un regista di grande talento visivo, ormai non ne azzecca più una; e questa volta recidiva, firmando il secondo rifacimento da film del collega Norman Jewison dopo il mediocrissimo 'Gioco a due'. Il guaio è che proprio le scene d'azione in pista, centro d'interesse di 'Rollerball', sono confuse fino al caos: colpa dei continui rimontaggi, a quanto pare, pretesi dalla produzione allo scopo di scongiurare il divieto ai minori. Che, una volta tanto, non ci sarebbe stato neanche male, vista la dose massiccia di violenza gratuita e compiaciuta di un remake complessivamente inutile". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 marzo 2002) "Dalla fantascienza al fantapresente, dal film-con-messaggio di Norman Jewison al remake selvaggio di John McTiernan. Torna 'Rollerball' ed è più feroce che mai. La pista è un megaflipper, si gareggia su pattini o su moto rombanti, a bordo pista gangster e manager tv puntano, esasperano, uccidono per fare spettacolo. Il cattivo è Jean Reno, l'eroe ha il volto da clone di Chris Klein, lo sfondo è il selvaggio Kazakistan, ultima frontiera all'estrema periferia dell'ex impero sovietico. Memorabile: la fuga notturna girata agli infrarossi". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 marzo 2002) "Rifacimento del film con James Caan che Norma Jewison trasse nel 1975 da un racconto di fantascienza di William Hamson. (...) Assai spettacolare, concentrato sullo scontro fisico, efficace, il film ha tuttavia qualcosa di odioso". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 marzo 2002) "Mutatis mutandis, non raggiunge che il risultato mediocre del film precedente, potenziato dalla distanza temporale, 25 anni di trivialità spettacolare e alcuni capolavori (di Kubrick, Stone, Kieslowski ecc.) intorno al tema insolubile, se posto con la serafica semplicità di Marzullo: rappresentare la violenza aiuta la violenza o la esorcizza? Qui ci si annoia e basta, nonostante le doti del regista John McTiernan, che spende energia per rendere saporito un piatto scialbo: l'ascesa di una squadra al successo, nel nome dell'audience, diventa il passaporto per un destino feroce". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 28 marzo 2002)
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