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"Benvenuti riesce a far diventare cinema - cioè movimento - una piéce teatrale quasi tutta collocata all'interno dell'appartamento dei Gori (stridore fiabesco provocano, in un contesto acidulo, le acquose apparizioni della defunta)." (L'Eco di Bergamo, Franco Colombo, 7/12/96)
"Diamo a Cesare quel che è di Cesare: tolto Moretti, che è un caso a parte. Alessandro Benvenuti è oggi il miglior regista-attore su piazza in Italia. E lo è per diverse ragioni. La prima è la lingua, un toscano schietto e saporoso che è musica per orecchie ferite dal doppiaggio e dal neo-birignao in cui talvolta cadono anche i migliori. La seconda è la scrittura: teatrante oltre che cineasta, Benvenuti calibra ogni battuta, ogni scena, ogni psicologia, e le traduce in cinema, ovvero in spazi, tempi, volti, e "soggettive". La terza ragione è l'umiltà, parola che scrostata dalla retorica indica la capacità artigianale di affrontare i problemi uno per uno, su tutti i fronti. Con risultati discontinui, ma non è questo che conta. Conta la tensione, la generosità: e difatti Benvenuti è l'unico a saper orchestrare a dovere una vera e propria folla di personaggi." (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 4/11/96)
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