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"Questo film straordinariamente ricco sul piano dei valori umani, presenta, senza scadere nel patetico, la storia vera di un eccezionale esperimento, effettuato in America nel 1969, su di un gruppo di malati cronici affetti da encefalite letargica, che vivevano come in letargo da moltissimi anni. Leonard rinasce alla vita e alla speranza per un meraviglioso (e purtoppo breve) ritorno alla normalità, poi, svanite tante illusioni, regredisce, e, dopo aver subito i devastanti effetti collaterali del farmaco, col quale è stato curato, ricade nel suo letargo e così accadrà pure ai suoi compagni. E' un finale amaro, che lascia nell'animo un'impressione dolorosa. Ma il film dice cose molto importanti: oltre a ricordare il grande valore che hanno, anche per i malati apparentemente 'assenti', l'amore dei congiunti e il calore umano dei medici e degli infermieri, invita gli studiosi a non arrendersi mai, a non smettere di curare anche i casi più disperati con costanza e dedizione, perché si può sempre trovare il medicamento giusto. Eccezionali sono gli interpreti: Robert De Niro, un Leonard studiato con meticolosa cura, sia nella malattia, che nel nascere dei dolci sentimenti e della speranza, e infine nella dolorosa ricaduta e, Robin Williams, il dottor Sayer ricco di calore umano." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 111, 1991) "Che peccato: uno dei libri più affascinanti di questi anni diventa un film stupido e convenzionale. L'adattamento cinematografico è infelicissimo. Il copione di Steven Zaillian mira ad addomesticare, banalizzare, schematizzare, edulcorare una vicenda tragica e misteriosa." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa') "La regista Penny Marshall, con l'aiuto di una sceneggiatura molto salda di Steven Zaillian, è riuscita a ricavarne un film carico di umanità e di tensioni che, anche quando per la materia così ingrata, sembra respingere, in realtà coinvolge e quasi emoziona: con accenti nitidi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo') "La regista Penny Marshall è rimasta in discreto equilibrio sul crinale del sentimentalismo, della divulgazione scientifica, dell'elogio dei valori spirituali cari al cinema umanistico." (Giovanni Grazzini, 'il Messaggero') "'Risvegli' funziona nella prima parte, quando descrive il personaggio imbranato e simpatico del medico protagonista. Ma se il risveglio del malato numero 1 è descritto con delicatezza, in maniera ellittica, quello collettivo degli altri sembra ritagliato da uno dei peggiori film di Frank Capra." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera') "Il film non ha impennate e gusto di racconto, è piatto, illustrativo e 'didattico'." (Fiorello Zangrando, 'La Rivista del Cinematografo')
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