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Riparo Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-01-18 08:13:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Di ritorno in Italia dopo un viaggio in Tunisia, la borghese Anna (Maria de Medeiros) e la proletaria Mara (Antonia Liskova) scoprono che un ragazzo marocchino, Anis (Mounir Ouadi), si è introdotto di nascosto nel bagagliaio della loro auto. Dopo l'iniziale smarrimento, decidono di portare Anis a Udine con loro. La convivenza sembra possibile, se non felice, ma quando il ragazzo manifesta una forte attrazione per una delle due amiche, l'equilibrio del ménage vacilla pericolosamente. Presentata al 57mo Festival di Berlino, l'opera seconda di Marco Simon Puccioni ha riscosso una discreta accoglienza critica, e tenta la via della sala con una distribuzione indipendente, sulla scia di altri casi analoghi e fortunati: Il vento fa il suo giro, Le ferie di Licu, L'estate di mio fratello. Viziato da pesanti ingenuità produttive (la Medeiros friulana, sic!), attoriali (le protagoniste isteriche da non crederci, Ouadi straniero da macchietta), drammaturgiche (incongruenze di scrittura, regia che si vorrebbe autoriale), si cerca Riparo nella stigmatizzazione della provincia italiana, tra idiosincrasie private, pubbliche paure razziali e dio denaro. Ma non basta: la noia tra di noi.

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Riparo - Anis tra di noi
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-01-18 16:01:50
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Ritorno con sorpresa

Mara e Anna, nonostante il parere contrario della madre di quest'ultima, si amano. Di ritorno da una vacanza in Tunisia, però, un evento destabilizzerà la loro vita: Anis, un giovane magrebino, si nasconde nel bagagliaio della loro macchina e passa la frontiera come clandestino. Dopo qualche reticenza, soprattutto da parte di Mara, la coppia decide di ospitare il ragazzo e di aiutarlo trovandogli un lavoro nell'azienda della famiglia di Anna. Sarà un nuovo inizio o l'inizio della fine?

Tra convenzioni sociali e difficoltà di integrazione

Difficoltà nell'accettare l'omosessualità, razzismo e chiusura mentale entrano tutti a far parte del lavoro di Marco Simon Puccioni. Le tensioni personali che montano all'interno del triangolo formato dalle due ragazze - brava Maria de Medeiros, anche se risulta difficilmente credibile come friulana, e bene anche Antonia Liskova, pur esagerando, a tratti, nella caratterizzazione del personaggio - e da Anis, sono poi quelle che più in generale permeano la società. Il magrebino non riesce a capire e non accetta l'amore fra due ragazze, condizionato dagli insegnamenti della sua cultura e della sua religione; chiusura che però è parte anche di una porzione del nostro mondo, tanto che la stessa madre di Anna non accetta il rapporto di sua figlia con un'altra donna. Anis, che all'inizio sembra riuscire a inserirsi nel nuovo contesto, viene poi travolto dalle difficoltà di integrazione con un mondo forse troppo diverso dal suo: tutti questi aspetti, però, si mischiano e confondono i contorni della vicenda nel corso della narrazione, riducendosi al fin troppo abusato concetto - seppur riportato ai nostri giorni - di 'lotta di classe” di lezione marxista (i borghesi da una parte e la classe operaia dall'altra), tradendo un po' le premesse.

Diverso dal solito

Il lavoro di Puccioni e della sceneggiatrice Monica Rametta colpisce a metà. L'idea iniziale è di ampio respiro, prende in esame diversi aspetti della società odierna, offre uno spaccato della provincia italiana con l'intento di svelarne le dinamiche. Con il passare dei minuti, però, il film scivola in un imbuto dal quale non riesce a uscire, restringendo sempre più il campo della narrazione fino a perdere parte della forza iniziale. Una buona seconda prova, comunque, per il regista, che tratta un tema, anzi diversi temi, alquanto scomodi da sviluppare.

INTERVISTA AL REGISTA, AD ANTONIA LISKOVA E AL PRODUTTORE

Al termine della proiezione per la stampa, il regista Puccioni, l'attrice Antonia Liskova e il produttore Mario Mazzarotto hanno risposto ad alcune domande dei giornalisti

Oltre che sui diversi, l'extracomunitario e l'omossesuale, mi sembra un film che pone l'accento sulla diversità tra borghese e proletario.

Puccioni: Ha colto nel segno, il film mostra che le classi sociali influenzano ancora pesantemente le relazioni affettive e personali, forse più delle diverse inclinazioni sessuali, o anche della diversa estrazione geografica delle persone. Quindi tende a dire proprio che le differenze sociali sono molto rilevanti e influenzano le relazioni affettive.

Il film è coprodotto dalla Rai e finanziato anche dai fondi statali, però poi è una distribuzione indipendente. Come mai la Rai non ha voluto distribuirlo?

Mazzarotto: Il film è un preacquisto Rai, non è coprodotto. Sul perchè non è distribuito dalla Rai bisognerebbe chiederlo a loro. Dopo che questo film ha rappresentato l'Italia al Festival di Berlino e ha partecipato a molti altri festival ci sembrava incredibile che non uscisse nel nostro Paese. Evidentemente le condizioni per la distribuzione di film indipendenti in Italia sono sempre più difficili. Io ho deciso di distribuirlo con questa neonata società, Movimento, per cui il film sarà in tutta Italia dal 18 gennaio.

Quando e come è nata la storia?

Puccioni: Di questa storia, diversamente da molti miei altri film, non ho scritto io il soggetto, ho scritto la sceneggiatura. Il soggetto è di Chiara Ferri e Monica Rametta, l'hanno scritta immaginando un clandestino bosniaco in fuga dalla guerra; poi quando ho letto il soggetto mi ha subito colpito e lo abbiamo trasformato in un viaggio tra nord Africa e nord est italiano. Ci è sembrato più forte raccontarlo basandoci sull'attualità post 11 settembre. Questo film non ha potuto prendere parte al festival del Cairo perché parla di omosessualità.

Il ragazzo magrebino dove lo avete trovato?

Puccioni: L'ho cercato sia in Italia che in Tunisia e Marocco. Poi l'ho trovato in Francia in un centro per ragazzi con problemi. Ho visto subito che poteva dare uno stampo quasi documentario al personaggio oltre a una certa leggerezza, spirito adolescenziale, entusiasmo, ironia. Spesso ha dato dei momenti di ironia al film.

Come mai ha usato questo monumento a forma di sedia?

Puccioni: L'ho vista dall'aereo arrivando in Friuli. Poi ho scoperto che era un monumento al lavoro, una sedia di artigiani, un monumento al successo della zona.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.

Film
Riparo
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-06-10 04:02:18
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"E proprio in questa lucidità sociale che il film di Puccioni ha le sue qualità migliori, la sua encomiabile originalità, nel saper descrivere una realtà come quella della provincia lontano dai tanti schematismi e luoghi comuni, senza cedere alla tentazione di costruire per forza un personaggio positivo, ma mostrando di tutti anche i lati meno gratificanti la voglia di sicurezza borghese di Anna, l'insoddisfazione programmatica di Mara, il machismo e l'ambiguità di Anis. Dove il film non convince è invece nella decisione di far recitare in diretta Maria de Medeiros: il suo accento è troppo distante dalia parlata di Trevisan o della Liskova per non creare uno strano cortocircuito nella testa dello spettatore, che può capire le necessità delle coproduzioni e del bisogno di mettere nel cast un nome di rilievo internazionale, ma non arriva a spiegarsi la ragione di un accento che stride con il realismo inseguito da tutto il resto del film. Non convincono fino in fondo anche alcune scelte di sceneggiatura, a cominciare dal padre ammalato di Mara (interpretato per altro dal bravo Francesco Carnelutti): la visita al genitore solo e infermo sembra ormai essere diventata una specie di luogo comune obbligato del 'giovane sceneggiatore italiano' (qui, oltre al regista, firmano Monica Rametta e Heidrun Schleef), incapace di immaginare qualche cosa di meno scontato per permettere una pausa di riflessione al protagonista (qui, la figlia). Ma sono difetti scusabili in un regista alla sua seconda prova e che non sminuiscono l'interesse e il valore del film." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 18 gennaio 2008) "Magari a evitare gli schematismi bastava lasciare sullo sfondo le rispettive famiglie (il padre malato della Liskova, il fratello e la madre della de Medeiros, materiali e tradizionalisti) per concentrarsi sul grumo di eros e sfruttamento reciproco (in fondo quel ragazzo potrebbe dare un figlio alle due donne ...) che stringe i tre protagonisti in un unico nodo. In fondo l'amore, come ben sapeva Fassbinder, nume tutelare di 'Riparo', contiene già tutto. Il resto è di troppo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 gennaio 2008) I1 regista, già autore nel 2001 di 'Quello che cerchi', ha predilezione per i temi insoliti e spinosi, sa stabilire atmosfere suggestive e singolari: il legame tra le due giovani, la rabbia di sopravvivenza del ragazzo africano sono raccontati con efficacia e una strana sincerità. Ma gli interpreti non sono adeguati." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 gennaio 2008). "Al secondo lungometraggio Puccioni riesce invece, con qualche fragilità di sceneggiatura, a ricomporre una struttura sociale complessa e di pensiero sulla questione, con una storia centrata e personaggi non banali." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 18 gennaio 2008)

Copyright © Cinematografo 2008.


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