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Revolutionary Road Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-01-29 17:21:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Giudizio: OOOOO   Può la normalità essere speciale? Che succede a una coppia normale, drammaticamente normale, quando si intende speciale?
E' denso di questi interrogativi esistenziali il quarto film di Sam Mendes, Revolutionary Road, dal romanzo omonimo di Richard Yates (riedito da minimum fax), con protagonista 10 anni dopo la coppia di Titanic: Leonardo Di Caprio e Kate Winslet (moglie del regista).
States anni '50, April (Winslet) e Frank (Di Caprio) si piacciono, sposano e considerano diversi, ideali, destinati a un grande futuro. Ma è una prospettiva suicida, che sacrifica il qui e ora quale necessaria premessa della gloria che sarà. Belli, simpatici, anticonformisti, ma questi - supposti - tratti dissonanti vengono scarificati dalla routine, il loro modellino eroso a immagine e somiglianza del Modello tanto disprezzato. Prendono casa in Revolutionary Road (sic), periferia urbana e presto esistenziale: Frank fa avanti e indietro da Manhattan, impiegato apatico e senza più velleità; April fa la casalinga, la madre, si spegne e sogna la passione. E' lei a cercare il rimedio: la fuga dal Connecticut per la Parigi dell'utopia, dove lei potrebbe lavorare e Frank pensare che fare da grande. Ma la Tour Eiffel rimarrà cartolina: Frank seduce una poveretta, trova una promozione, traccheggia; April aspetta invano quella promessa di felicità, e un bambino.
Accanto a loro, una coppia coetanea (David Harbour e Kathryn Hahn) di ristrettissimi orizzonti, progressivamente più vicini, l'ingombrante Kathy Bathes, e, sul lato opposto, il figlio di quest'ultima, afflitto da problemi psichiatrici (Michael Shannon, magnetico), a tal punto da essere l'unico a dire ad April e Frank la (loro) triste verità.
Conformismo, ipocrisia, sessismo: l’America anni '50, e successivi, che ha perso il suo sogno viene inquadrata su scala da Mendes, con un ottimo materiale di partenza, il romanzo di Yates, che il regista di American Beauty traduce con grande potenza visiva (eccellente fotografia di Roger Deakins, non è una novità), splendidi interpreti (meglio Di Caprio della Winslet, ma entrambi sotto Shannon), rigorosa ricostruzione (scenografie di Kristi Zea) e un limite: il romanzo stesso. Non che il film ne faccia cattivo uso, ma una inevitabile (?) riduzione: la tensione simbolica della coppia protagonista, derivante da un trattamento lucidamente induttivo, perde in definizione sullo schermo, che si concede scorciatoie (ben più importante la scappatella di Frank, e decisamente più sexy la sua "preda" cartacea) e delega agli attori, chiamati a riempire con surplus scenico - a tratti enfatico - gli omissis nell’introspezione.
Rimane un colpo di genio, ad alto voltaggio simbolico: una pozza di sangue e uno sguardo perso dietro al futuro.

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Revolutionary Road
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-01-30 11:00:48
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

La strada del conformismo

Quando Frank e April si conobbero, erano entrambi animati da scintillanti ambizioni: April studiava da attrice, mentre Frank, pur non avendo ancora le idee chiare sul suo futuro, sentiva di essere destinato a grandi cose. Nulla a che vedere, insomma, con la sconfortante routine della classe media americana anni Cinquanta.

Ma, dopo la nascita di due bambini e il trasferimento in una accogliente villetta su Revolutionary Road, i due sembrano ormai perfettamente integrati in quel modello di vita che cercavano a ogni costo di evitare: Frank lavora nello stesso ufficio in cui era impiegato suo padre, ed April, dopo una fallimentare esperienza nei teatri di provincia, si ritrova a occuparsi della casa e dei figli. Sarà proprio lei a rilanciare i sogni della coppia, con un'idea azzardata eppure molto allettante; ma dopo i primi entusiasmi e l'iniziale adesione di Frank, l'ansia di conquistare una sempre maggiore sicurezza economica prenderà il sopravvento…

Dietro lo specchio dei tempi felici

La Revolutionary Road è il punto di convergenza di un'epoca: non solo una strada come tante in una indefinita provincia americana come tante, ma una fedele riproduzione in scala degli agghiaccianti happy days anni Cinquanta, quando l'ottusità e la paranoia perbenista trovarono terreno fertile per i fenomeni del maccartismo e della 'caccia alle streghe”. Ma è soprattutto lo specchio di un'intera società, di un mondo, nel quale Frank e April Wheeler vedono riflesso il fallimento delle loro aspirazioni e delle loro speranze, e della promessa che si erano fatti l'un l'altra di non lasciarsi mai assorbire da quell'insopportabile conformismo diffuso. E invece proprio loro, invidiati da tutti in quanto coppia dinamica e moderna (ma di una 'modernità” comunemente accettata perché innocua, giovanile, rientrante nelle convenzioni), proprio loro si rivelano i campioni di quel sistema di valori tanto odiato: è il crollo dei sogni di evasione, quando un giorno ci svegliamo e ci scopriamo soltanto 'normali”.

Sam Mendes, alla quarta prova cinematografica, centra il suo miglior film, partendo dal romanzo omonimo di Richard Yates per lavorare su un'analisi, lucida e spietata, delle contraddizioni interne a ogni rapporto sentimentale, nel momento preciso in cui la realtà dei fatti stride con l'evanescenza dei desideri post-adolescenziali. Contraddizioni, queste, che emergono principalmente grazie al personaggio interpretato da Micheal Shannon, John, il figlio mentalmente disturbato dei vicini della famiglia Wheeler, che assume una statura quasi tragica (è un matematico cui gli elettroshock hanno spazzato via ogni cognizione scientifica) e che agisce da splendido raisonneur denunciando l'ipocrisia del 'buon vicinato” e mettendo i due protagonisti di fronte alla verità delle loro scelte.

Ciò che però rende Revolutionary Road così tremendamente efficace, è il contrasto fra lo stile di Mendes – qui più sobrio che in passato, privo (o quasi) di pretestuosi vertici liricheggianti – e la drammaticità delle situazioni: la dolcezza dell'accompagnamento musicale, le riprese senza stacchi sui dialoghi (come pure sulle due uniche, brevi e nevrotiche scene di passione) trasmettono un senso di distacco consapevole e vagamente straniante, che tiene lo spettatore a metà fra il coinvolgimento emotivo e la valutazione critica di quanto accade davanti ai suoi occhi. Un equilibrio davvero difficile da realizzare, ma ben riuscito grazie all'ottima confezione 'patinata” unita allo sguardo cosciente dell'autore, abile a costruire una delle rappresentazioni più soffocanti di quella che gli americani ricordano come 'l'età dell'innocenza”.

Mentre la strepitosa performance di Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, ormai lontanissimi dal romanticismo adolescenziale di Titanic, regala duetti memorabili per crudeltà e impegno. Da vedere.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.



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