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"Ciò che resta di Las Vegas nell'ipotesi dell'architetto Eugenio Caballero (Oscar per 'Il labirinto del fauno'), geniale anche nell'immaginare i postmoderni meandri sotterranei del Male, sono le rovine della civiltà occidentale evocata in mezzo alle vestigia dei non più rutilanti casinò dalle copie di alcuni celebri monumenti, dal Ponte di Rialto alla Tour Eiffel. Ed ecco dove scatta la paura: sull'allarmata sensazione che per ciò che riguarda le condizioni di vita nel nostro pianeta stiamo avvicinandoci alla morte della fantascienza. Presto o tardi la fantasia diventerà cronaca: i desolati panorami che vediamo sullo schermo potrebbero albergare in futuro i nipoti dei nipoti. Diamo tempo all'ignoranza e alle forze del male, facciamo finta che il problema non esiste e il mondo finirà; ma intanto nei talk shows delle televisioni continueranno a 'parlare dell'Elefante', come diceva Longanesi alludendo all' abitudine di trascurare gli argomenti seri privilegiando quelli fatui, finché il tetto dello studio gli cadrà sulla testa." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 ottobre 2007) "I pregi del film sono nelle sue notazioni ideologiche: la corporation (ha per simbolo una bianca croce alla KKK) usa la scienza per trasformare i non-morti in docile forza lavoro, i satelliti spia vigilano ovunque, a una bimba scampata viene dato per nome K-Mart perché trovata fuori da un supermercato della nota catena, la Resistenza è guidata da due donne. E negli zombie possiamo vedere consumisti decerebrati o l'orda di affamati che preme per entrare in Occidente. Tuttavia, si confonde il grande schermo con un display per passare da un livello al successivo, con combattimenti in sequenza." (Federico Raponi, 'Liberazione', 12 ottobre 2007) "Il film si raccomanda per la stilizzata impaginazione del regista Russell Mulcahy e le strabilianti ambientazioni dello scenografo Eugenio Caballero che ha creato in pieno deserto una Las Vegas in rovina vista con pungente ironia, ma ha saputo anche conferire un tocco insolito al modernistico regno sotterraneo dove si annidano i supernemici. E poi c'è Milla, presenza sempre incisiva e carismatica." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 12 ottobre 2007)
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