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Ratatouille Recensione

"Ratatouille" recensioni

Film
Ratatouille
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-14 20:00:22
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Un topo in cucina

Remy, un piccolo topo parigino con la passione della cucina, sogna di diventare un grande chef, lontano dalle fogne e dalla spazzatura. L'occasione si presenta quando entra per caso da "Gusteau", un famoso ristorante snobbato dai critici dopo la morte del suo fondatore, un simpatico cuoco che aveva un motto tutto suo: 'Chiunque può cucinare”. Remy instaura un'improbabile amicizia con lo sguattero del ristorante, il buffo e timido Linguini, che coglie il talento per la cucina del piccolo roditore e si fa aiutare a diventare uno chef coi fiocchi; tra equivoci, fughe rocambolesche e spassose gag, i due inseguono i loro sogni, scoprendo i veri valori dell'amicizia, della famiglia e dell'amore...

L'incomparabile magia della Pixar

Tornano sul grande schermo Disney e Pixar, con un film affidato alla mano sapiente di Brad Bird, già regista de Il gigante di ferro e Gli incredibili; e il risultato, come tutti speravano dopo aver visto gli accattivanti trailer, è davvero ottimo.

La struttura è quella classica delle opere Disney, con un eroe simpatico di fronte a una sfida all'apparenza insormontabile, compagni buffissimi, antagonisti feroci e una morale edificante. Lo stesso motto di Gusteau - 'chiunque può cucinare” - piuttosto che una denigrazione dell'arte culinaria è invece una testimonianza di fiducia nella parità fra le persone, che hanno tutte il diritto di inseguire i propri sogni con tenacia e costanza, fino a raggiungere il 'tutti vissero felici e contenti”. C'è un ritorno all'antico, dunque, dopo diversi film d'animazione (pensiamo a Shrek) che hanno strizzato l'occhio al pubblico adulto, con citazioni cinematografiche, doppi sensi a sfondo sessuale, parodie della realtà mediatica contemporanea: Ratatouille è un film che dichiara con orgoglio il suo essere destinato ai bambini, e non ha paura di tornare a gag più fisiche, rovinose goffaggini, espressioni buffe, momenti di malinconia. Il sapore della tradizione è forte, se pensiamo che stiamo guardando un film Disney con protagonista un topolino.

Ciò che però non può passare sotto silenzio, in una struttura come detto molto classica, è la magistrale realizzazione tecnica e creativa. La sceneggiatura è fresca e vivace, molto accessibile ma anche divertente e surreale; si ride, e molto spesso, senza però cadute nel demenziale puro. Ma Ratatouille è anche un film in cui si respira "arte", nel senso pittorico del termine: la regia di Bird è solida ed efficace, sostiene senza alcun problema le molte scene d'azione così come le sequenze più riflessive. I movimenti di macchina (virtuale, ovviamente) sono tra i migliori mai visti in un cartoon.

La ricerca di un preciso stile visivo (pur nell'alveo della tradizione Pixar) si ritrova poi nell'impiego magistrale della luce, del colore e delle forme, che giocano a creare ambienti e personaggi dal fortissimo carisma. La realizzazione tecnica dell'acqua e del pelo dei topini è superba (anche se forse un liquido migliore l'abbiamo visto in Surf's Up), mentre la riproduzione del movimento del piccolo protagonista è attenta e quasi scientifica, ma senza che questo comporti una rinuncia alla tradizionale antropomorfizzazione (geniale l'idea di far 'camminare” Remy quando si sente più vicino agli umani, mentre il padre e i compagni topi si reggono sulle quattro zampe). Ottimi gli antagonisti, il piccolo e subdolo Skinner e l'altezzoso Ego: la loro caratterizzazione visiva è perfetta, ispirata, al limite dell'illustrazione. La Parigi rappresentata nel film è la moderna capitale francese, con le sue auto, il suo traffico, la grande distribuzione, i cibi precotti; ma, contemporaneamente e senza conflitto fra le due anime, è anche la Parigi di un secolo fa, fatta di fragrante romanticismo, luci soffuse, atmosfera, cucina deliziosa. La Parigi senz'anima di Skinner contro quella piena di sentimento, sogni e speranza di Gusteau, tutto reso con luce e colore, prima che con le parole e la storia.

Come si dice, giù il cappello. Anzi, chapeau.

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