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Ragione e Sentimento Recensione

"Ragione e Sentimento" recensioni

Film
Ragione e Sentimento
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:43:44
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Ang Lee si è mosso tra questi intrighi ottocenteschi ambientati nella provincia inglese (siamo nel Devonshire) con la sua abituale grazia venata di umorismo (il testo gliel'ha scritto Emma Thompson che qui recita nella parte di Elinor): i costumi, le cornici, quella mentalità pre-vittoriana così negativa e oppressiva nei confronti della condizione femminile è riuscito ad evocarli con nitido vigore, ora affidandosi a modi gentili ora consentendosi impennate risentite, senza cedere mai, però, a facili polemiche. Tutto così - il dolore, l'amore, la povertà, la ricchezza, le caste e le classi sociali - riesce sempre a diventare occasione piacevole di spettacolo, qui con il garbo necessario, là anche con una certa durezza narrativa solo smussata, a tratti, da qualche guizzo leggero d'ironia. Con il sussidio, spesso molto attento e partecipe, delle interpreti principali, non solo Emma Thompson, ormai a suo agio in ogni parte e qui particolarmente tesa e impetuosa nel carattere di Elinor, ma anche Kate Winslet (già vista in Creature del cielo) nel personaggio tutto passioni incontrollate di Marianne. Sempre più deludente, invece, Hugh Grant nei panni di Edward, ridotto a una silhouette di maniera, vacua ed esteriore. Comincio a pensare che le aspettative con cui avevamo salutato i suoi esordi in Maurice fossero mal riposte. (il Tempo, Gian Luigi Rondi, 13/3/96)

La storia delle due sorelle - l'ironica e pragmatica Elinor e la romantica e veemente Marianne - che devono imparare a convivere con inedite e spinose problematiche finanziarie ed amorose, risulta dettagliata senza un guizzo stilistico, un contrappunto tagliente, una svisata creativa, un po' di sincero sense of humour. S'accomodi chi s'accontenta di rimirarsi nella bella impaginazione, in un cinema inscenato, costumato, fotografato e musicato con perizia, animato da bravi attori (tra cui l'ormai invadente Emma Thompson), ma impietosamente ed inequivocabilmente convenzionale. Pensierino aggiuntivo: sarà sensato ipotizzare che la settima arte entri nel Duemila accompagnata da una pantomima di mobili Chippendale e tè delle cinque, passeggiate sui prati e schermaglie salottiere a base di "Buongiorno, signorina Dashwood", "Certamente, Sir John" o "Ecco il colonnello Brandon"? (Il Mattino, Valerio Caprara, 12/3/96)

Il lavoro di Ang Lee, di Luciana Arrighi, dell'operatore Michael Coulter e della costumista Jeanny Beavan, s'appoggia sull'adattamento, ossia sul modo in cui Emma Thompson ha sceneggiato e dialogato il romanzo. Non appartengo alla setta degli "janeites" e, perciò, non so cogliere quanto di thompsoniano sia stato versato nel vino austeniano (è una colpa?) ma ritengo che sia stata rispettata la dote principale della scrittrice: il genio comico. Ragione e sentimento è il raro caso di una storia lacrimosa che si risolve in una commedia appoggiata all'ironia e all'umorismo. In questa vicenda il cui motore centrale è il denaro (la mancanza di denaro che spiega nelle due sorelle l'ansiosa ricerca di un marito), la lucidità dello sguardo è conservata nel quadro di una struttura espositiva agile, che non fa sentire i 135 minuti della sua durata. Al servizio di un gruppo di personaggi dove i deboli sono gli uomini e l'unica arpia è una donna, c'è un'affiatata squadra di attori inglesi dov'è impossibile stabilire una gerarchia di bravura. Non è esclusa dagli elogi la Thompson che con i suoi trentasei anni impersona la 19enne Elinor, così degna nel suo "self-control". Sembra che abbia accettato la parte soltanto per le insistenze di produttrice e regista. Hanno fatto bene a insistere. (Il Giorno, Morando Morandini, 10/3/96)

Sotto lo smalto gentilizio, le conversazioni brillanti, le buone maniere di cui è fatto il film, si intravvede il profondo orrore della condizione femminile dell'Ottocento (e oltre), la ferocia dei rituali sociali, la perfidia del galateo, la fatica di adeguare, appunto, ragione e sentimento, senno e sensibilità, buon senso e passioni senza farsi stritolare dalle convenzioni, dall'orgoglio e dai pregiudizi. Se tutto il cast femminile è perfetto, qualche goffaggine la si può vedere nella superstar Hugh Grant, che nei panni dell'oggetto dell'amore di Elinor non è esattamente disinvolto e naturale. Ma il taiwanese Ang Lee, sensibile come ha dimostrato di essere al contrasto tra sentimenti e tradizione (cos'altro è il tema di Banchetto di nozze o di Mangiare bere uomo donna?), si tuffa nel paesaggio fisico e umano dell'Inghilterra del primo Ottocento con molto humour, con sorprendente mimetismo, e con un bel senso degli ambienti, dei rituali, dei rapporti sociali. Il risultato è un film molto godibile, che parla con leggerezza di cose serie. La sua aria convenzionale, "femminile", a modo, è solo il travestimento romanzesco di una realtà neanche troppo lontana: vogliamo aprire un confronto sulla condizione matrimoniale delle donne nel Terzo Mondo? (La Repubblica, Irene Bignardi, 10/3/96)

Copyright © Cinematografo 2006.


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