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Racconti Da Stoccolma Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-04-30 09:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Stoccolma? Tollerante, ma solo in apparenza. Paura e violenza ne sporcano il volto pulito: Carina (Lia Boysen) è sposata, due figli e una brillante carriera da giornalista televisiva, ma il pane quotidiano sono le botte del marito; la giovane Leyla (Oldoz Javidi) ha un ragazzo: basta e avanza perché la famiglia mediorientale la voglia morta; Aram (Reuben Sallmander) gestisce un locale notturno e subisce le minacce di alcuni malviventi. Tre storie di ordinario terrore per i Racconti da Stoccolma di Anders Nilsson, premio Amnesty International al 57° Festival di Berlino. Ed è di pubblico dominio che Amnesty premi i contenuti, spesso a scapito della forma cinematografica: questi Racconti non fanno eccezione. Già compromessi da un'estetica televisiva, affossati da regia e recitazione da "buona la prima", scontano altresì derive enfatiche e gravi incongruenze di scrittura.Per la recensione completa leggi il numero di maggio della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2008.

Film
Racconti Da Stoccolma
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-05-06 04:02:31
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Tre storie vere di sopraffazione e violenza domestica intrecciate in un social thriller che spesso colpisce sotto la cintura. Se nell'Italia impaurita il problema sicurezza diventa il sintomo più vistoso della nostra crisi di identità, guardate cosa succede nella civilissima Stoccolma. (...) Niente sconti, nessuna scusa: il film non cerca le cause di tanta violenza, si concentra sugli effetti, intrecciando il dramma sociale e il lato spettacolare con mano ruvida. Un pugno nello stomaco che rischia di dimostrare più che di mostrare, lasciando lo spettatore due volte a disagio. Per gli orrori di cui è fatto testimone, e per il modo in cui è convocato al loro cospetto. Efficace, senz'altro. Ma anche ambiguo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 aprile 2008) "Anders Nilsson, svedese, classe ' 63, ha un modo di raccontare coinvolgente, con una forza polemica strepitosa. Con questi tre racconti diversi per società e cultura, con queste tre storie di sentimenti accomunati dall' impeto di una violenza che si nasconde ovunque, l' autore denuncia tutto il malsano che si cela sotto il bon ton di rispettabilità e tolleranza. Le vecchie nevrosi di Bergman hanno partorito. Ecco tre vite violente: una ragazza che soccombe a regole familiar-tribali; una donna costretta all' inferno di famiglia; il gestore di un locale picchiato e che conserva un suo segreto. Tre ordinarie straordinarie storie di cronaca, quotidiano orrore, a rischio di non badarci, perdere il baricentro morale. È questo il baratro in cui cadono le civiltà più protette dal welfare materiale ma non etico. Vinceranno i mostri già così vicini? Vedete il film, vale la pena, è un modo di reagire." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 maggio 2008) "Tre vicende parallele, dove i protagonisti sono costretti a vivere nella paura e sotto minaccia. Di chi? Dei parenti, ovvio. Carina è una giornalista, col marito manesco; Aram gestisce un ristorante, preso di mira da malviventi anti-gay, Leyla è una ragazzina alle prese con una famiglia tirannica. Ognuno dovrà scegliere tra l'ipocrisia del quieto vivere e la verità, che farà male, ma libera da dinamiche affettive dolorose. Saltato il tappo, però, ci sarà chi odia le vittime, solo perché hanno parlato. Applaudito al Festival di Berlino 2007, premiato da Amnesty international, questo thriller d'autore si segnala anche per la presenza della musa di Bergman, Bibi Andersson." (Cinzia Romano, 'Il Giornale', 2 maggio 2008)

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