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"Naturalmente questi retroscena, puntualizzati dalla sceneggiatura di Peter Morgan, possono anche essere non veri, ma sa renderli verosimili l'abilissima regia con cui Frears è riuscito poi a rappresentarli. Ha finemente mescolato il repertorio ai fatti ricostruiti, ha messo al centro quella Regina che, pur vista con certi suoi pregiudizi, ha momenti in cui rivela una sua sensibilità, specie in un finale in cui, con Blair, si interroga sulla sua mai smentita fedeltà al suo ruolo. Con una estrema precisione nei dettagli, nelle cornici, nell'etichetta. Ed anche nella scelta di interpreti, quasi tutti inglesi, spesso molto somiglianti agli originali. La più somigliante è Helen Mirren che, come modi, come mimica, sembra quasi una sosia di Elisabetta. Oltre a tutto parla un inglese con il 'Queen's accent'. Ed è una gioia ascoltarla. Specie dopo i film di Hollywood." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo", 3 settembre 2006) "Su due punti chiave però il film glissa. Nemmeno un accenno, fosse almeno una acidità della principessa Margaret contro Dodi Al Fayed, e silenzio completo sul «complotto», sue origini e conseguenze. Who killed Bambi? (Sid Vicious) Perché? Perché Frears è abile nell'uso della metafora segreta, e nessuno collegherà l'assassinio, programmato e fatto eseguire da altri, vicini di tenuta (i servizi segreti francesi?) del cervo dalle corna a 14 ramificazioni, braccato dal principe Filippo con adorabile ferocia, con la fine di una donna che non aveva solo le gambe più belle di quelle di Carlo, ed era destabilizzantemente legata a un arabo. Dunque Frears e lo sceneggiatore perfido, Peter Morgan, non rischieranno un'incriminazione per alto tradimento (se i 176 giornalisti inglesi presenti al Lido non sanno leggere tra le righe)." (Roberto Silvestri, "Il Manifesto, 3 settembre 2006) "Altro che lesa maestà. Elisabetta d'Inghilterra dovrebbe farlo baronetto, Stephen Frears, il regista di The Queen che ieri ha mandato in delirio la Mostra, con oltre cinque minuti di standing ovation. Nessuno scandalo, niente rivelazioni-choc sulla morte di Lady Diana: il film è l'omaggio intelligente di un suddito innamorato ma anche un ritratto privato, molto divertente, della signora che da oltre mezzo secolo governa la vita e l'immaginario degli inglesi. «Mettiamola così: alla guida della monarchia, un'istituzione anacronistica e sempre criticabile, c'è una donna eccezionale. Senza scomodare Freud, la regina è scolpita nell'inconscio di ognuno di noi», dice Frears, fin dai primi film considerato un cineasta irriverente di sinistra." (Gloria Satta, Il Messaggero", 11 settembre 2006) "Alternando finzione e immagini di repertorio, Frears tratteggia un ritratto sorprendente, intimo e spassoso dei Windsor all'acme di una storica crisi di credibilità e dello stesso neoleader. L'alta qualità del film riposa sull'incarnazione di Sua Altezza Reale offerta da Helen Mirren, sublime attrice che ha appena meritato a Venezia la Coppa Volpi. Ciò che colpisce, del gioco di specchi tra le procedure dell'etichetta e le schermaglie politiche, diventa così la sorda sfida tra due mondi costretti a convivere nel momento più difficile per entrambi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 settembre 2006)
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