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Dalle note di regia: "In una società dove i padri sono assenti e tutti sembrano impegnati a ricercare la propria identità ero interessato a raccontare il legame padre figlio tra due persone che non sono parenti. Il punto di arrivo è stato il racconto di una liberazione dalla depressione e dall'ansia del possesso." "Girato prima del G8 di Genova, il film ha alcune soprendenti analogie con i fatti accaduti." "'Quello che cerchi' è il bell'esordio di Marco Simon Puccioni; profetico e dedicato alla generazione 'no logo', ma capace di scavare ancora più a fondo, portando quell'occhio privato più verso il Deckard di 'Blade Runner' che verso il Marlowe di Raymond Chandler. E individuando nel patto di tutela e di scambio che lega le generazioni il punto di frattura decisivo del mondo di oggi. Senza fare sociologismi né facile psicologia, ma lavorando sugli ambienti, sugli attori, sulle immagini rielaborate in digitale da Paolo Ferrari, insomma partendo dal sociale per puntare all'inconscio. Un bel segnale di vitalità ". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 giugno 2002) "Il regista Marco Simon Puccioni, che è al suo primo lungometraggio, dice d'aver voluto fare un film inquieto su insolite forme 'd'amore' (...) Il soggetto interessante e singolare si arricchisce nello stile, specialmente originale, e nel modo di affrontare storie spinose". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 giugno 2002)
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