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Quel Treno Per Yuma Recensione

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Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-18 17:10:00
Provider
Cinematografo
Recensione
Remake dell’originale di Delmer Daves del ’57, starring Glenn Ford e Van Heflin, Quel treno per Yuma traccia la nuova frontiera del western del terzo millennio. Robustamente diretto da James Mangold (già apprezzato in Quando l’amore brucia l’anima, biopic di Johnny Cash), ha nel bandito Russell Crowe e nel contadino Christian Bale due cavalli di razza, capaci di condurre la diligenza del neo-western in territori poco esplorati dal genere: humour a piacere, manicheismo al lumicino e allargamento prospettico senza dimenticare la tradizione. 117’ a briglia sciolta, che superano l’antenato, consacrando la burbera versatilità di Crowe, la coscienziosità di Bale e il fascino perv di Ben Foster. Un treno da non perdere.

Copyright © Cinematografo 2007.

Scheda Film
Quel treno per Yuma
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-10-22 13:00:25
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Il treno delle 3:10 per Yuma

La vicenda ruota attorno all'esistenza, non molto felice a dire il vero, di un sofferto contadino di nome Dan Evans (interpretato dal bravo Christian Bale) che, dovendo far fronte ai debiti della famiglia, si offrirà volontariamente di scortare fino alla prigione di Yuma il pericoloso assassino e rapinatore Ben Wade (Russel Crowe), con cui all'inizio del film avrà modo di entrare in contatto a causa di una sfortunata coincidenza; inutile aggiungere che il viaggio non si rivelerà affatto semplice, ma denso di pericoli per Dan come per i suoi compagni...

Saldare i conti con il passato

A distanza di circa cinquant'anni dall'indimenticabile e storico Quel treno per Yuma, fa uno strano effetto ritrovare questa pellicola al cinema, sia perché da allora il genere western ha percorso una marcata parabola discendente, sia per il difficile compito che spetta a un prodotto dal nome tanto importante: non far rimpiangere il passato e, possibilmente, offrire al pubblico di oggi - ben più difficile da accontentare - un film interessante che possieda almeno una parte della magia dell'originale. Eppure questo remake riesce subito a mostrare le sue qualità, non solo grazie a un cast di prim'ordine, ma anche perché appare fresco e coinvolgente, lasciando scorrere minuto dopo minuto immagini su immagini e immergendo lo spettatore in alcune delle più belle ambientazioni viste nel recente periodo.

Un viaggio per conoscersi

Fra i pregi della pellicola rientra la complessità con cui sono stati concepiti i due protagonisti, ricchi di spunti a livello caratteriale; questo stimola l'empatia nei loro confronti, guidati come sono da una moralità che non sempre appare giusta o sbagliata secondo un principio ben definito, ma che rivela quanto i due uomini hanno in comune: il coraggio di cambiare le proprie scelte, imprimendo quindi una svolta alle loro stesse vite.

Il regista James Mangold riesce quindi ad adattare il film a un pubblico che cerca una storia importante, anche perché esiste un ulteriore elemento molto ben definito e curato, ovvero il rapporto - prima conflittuale e poi molto maturo e forte - fra Dan e suo figlio maggiore Will. Quest'ultimo completa un percorso di crescita in cui le 'convivenze” di caratteri e motivazioni finiranno spesso per scontrarsi, rendendo più saldo e puro ogni legame, soprattutto in una situazione del genere; il desiderio di riuscire in un'impresa all'apparenza impossibile prevarrà su tutto, compresa la stessa volontà del prigioniero.

Una storia da riscoprire

La pellicola appare convincente e pregevole anche dal punto di vista tecnico, grazie a una fotografia d'impatto e a scenografie molto evocative (memori dei tempi d'oro del western), mentre le ottime interpretazioni di Bale e Crowe arricchiscono ulteriormente una trama che - per quanto lineare e senza alcuna sorpresa di rilievo - risulta piacevole, ben strutturata e coinvolgente, anche per chi non avesse visto la pellicola originale o non fosse particolarmente appassionato al genere. Nonostante quanto si possa pensare, la violenza non è mai gratuita o fine a sè stessa ma viene mostrata allo spettatore in modo ponderato, senza caricarla con invadenza bensì trasmettendo la giusta atmosfera di tensione a ogni sparatoria o inseguimento: il tutto accompagna lo spettatore in un viaggio che, per una volta, non è solo un concentrato d'azione, rendendosi invece autonomo dai moderni e stereotipati canoni di spettacolo.

Un film per tutti, da apprezzare e vedere anche solo per il gusto di ritrovare una bella storia, com'è sempre più difficile in questo periodo.

Curiosità

Nonostante il film non sia stato accolto dai botteghini italiani con il tutto esaurito, fa piacere notare la presenza in sala di un pubblico costituito da genitori e figli: come dire che il genere western, forse, non tramonta mai.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Quel Treno Per Yuma
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-03-07 04:27:30
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"L'operazione remake e riuscita, grazie soprattutto alle due interpretazioni principali, il bandito Russell Crowe, bastardamente sornione, e Christian Bale, tirato e smagrito nel ruolo del poveraccio custode della legge controvoglia. La dialettica fra i due e tesa e mai banale, la biografia dei due più distesa e raccontata. Sanguigno, barocco, violento, ben più infuocato dell'originale, il film guarda più dalle parti di Sam Peckinpah e del tardo western che ai classici e talvolta eccede in chiacchiere, come capita sempre più spesso nel cinema indipendente di Hollywood. Con però la qualita rara di stemperare la violenza nella nota ironica, la fotografia magnifica, pastosa e malinconica di Phedon Papamichael ('La ricerca della felicita') e l'apparizione-citazione di Peter Fonda. In attesa dei tempi fatti e crepuscolari del 'Jesse James' con Brad Pitt, 'Quel treno per Yuma' versione Terzo Millennio e una buona occasione per riprendere confidenza con il genere più in disuso del cinema." (Piera Detassis, 'Panorama', 19 ottobre 2007) "Mettendo a confronto il nuovo nato con l'archetipo le differenze saltano agli occhi. Prima di tutto la durata: 92 minuti nel '57, 117 oggi, quasi mezz'ora in più. Staccandosi dalla rigorosa concisione di un tempo, il western si e intellettualizzato e psicologizzato. Ne risulta cincischiato il carattere del bandito Russell Crowe, mentre il problema centrale del suo guardiano Christian Bale diventa il figlio quattordicenne che, considerandolo pavido, scalpita per la smania di sostituirsi a lui. Altre figura aggiunte sono il pistolero Peter Fonda e vari cacciatori di taglie dell'Agenzia Pinkerton. Innalzando il computo degli assassinati a livelli da italo-western, con un mattatoio finale che ha fatto cadere le braccia allo stesso Leonard, il film si conferma un tentativo del regista James Mangold di ibridare il vecchio con il nuovo fondendo stili incompatibili. Non c'e da stupirsi sei protagonisti per cavarsela mobilitano le risorse di un manierismo carismatico."(Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 19 ottobre 2007) "A mezzo secolo di distanza, cosa spinge un regista al confronto con uno dei miti del proprio paese - il West - sfidando il rischio di un genere ormai privo di grossa attrattiva, e per di più lungo la strada del rifacimento? L'originale di 'Quel treno per Yuma' (trasposizione diretta nel 1957 da Delmer Daves del racconto pubblicato quattro anni prima da Elmore Leonard) James Mangold l'ha visto durante l'adolescenza, rimanendone così colpito da omaggiarlo in 'Copland' - sua seconda regia - dove ha dato allo sceriffo il nome di uno dei due protagonisti del film di Daves. Però non gli e bastato, e ha voluto rivivere quella pellicola stavolta dietro la macchina da presa. Con una sceneggiatura rispettosa dell'originale - sebbene con modifiche apportate - e un cast di stelle quali Russell Crowe e Christian Bale. (...) La sua (moderna) frontiera non ha spazio per i deboli, e maschile e carica del fatalismo della vita dura, vendetta e soprattutto dollari - se li contendono cacciatori di taglie -, fuorilegge, proprietari terrieri con scagnozzi sadici, la potente mano delle ferrovie (che sfruttano operai cinesi e comprano tutto), disperati pronti ad accettare 200 dollari per ogni uomo ucciso. Il confine tra bene e male e incerto: l'allevatore si ritrova costretto al fianco di chi gli ha bruciato il fienile, opposto ad un bandito che invece gli ha restituito i cavalli sequestrati, lo ha risarcito delle vacche morte e ha pagato la giornata di lavoro impiegata da lui e dai figli per recuperare il bestiame fuggito. E perdipiù viene lasciato solo da pavide stelle di latta e calcolatori facoltosi, quand'anche un sussulto d'onore paterno vale un prezzo altissimo." (Federico Raponi, 'Liberazione', 19 ottobre 2007) "James Mangold ha diretto 'Quel treno per Yuma' dimostrando particolare pertinacia: gia il suo verboso 'Cop Land' era il rifacimento - in tempi odierni - del classico del 1957, con Glenn Ford e Van Heflin. (...) Daves aveva dalla sua Glenn Ford e Van Heflin, che gia aveva girato un film simile, 'Il cavaliere della valle solitaria' di George Stevens; Mangold ha Russell Crowe e Christian Bale, che sono attori bravi,ma incapaci di far dimenticare - come riusciva Glenn Ford col suo understatement - che stanno recitando. Certo, Mangold innova parecchio il soggetto rispetto a Daves, ma ancor meno di lui da ritmo alla vicenda, che non e delle più verosimili. Infatti un ravvedimento come quello del film (e dell'archetipo) si giustificherebbe solo se il cattivo si fosse innamorato del buono. (...) Mangold ha capito meglio di Daves l'incongruenza e ha ritoccato il finale, senza davvero convincere. Rispetto al film originale, al nuovo mancano il bianco e nero e il motivo conduttore: la voce di Frankie Laine era invadente, ma anche suggestiva." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 ottobre 2007)

Copyright © Cinematografo 2009.



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