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"Crowe azzecca emozioni e vissuto, ma è il punto di vista di una società giovanile rivolta all'integrazione, non il ruolo dirompente degli artisti e della loro musica. Non 'Doors' di Stone, ma Rubini e il Muccino dell' 'Ultimo bacio' con i soldi della Dreamworks di Spielberg". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 27 aprile 2001)
"Il film di Crowe è allo stesso tempo un film sulla musica, della memoria storica, uno sguardo consenziente ma (fin troppo) padroneggiato verso i modi di vita alternativi, il ribellismo antiborghese e la controcultura, un inno agli slanci, agli ideali e alle allucinazioni dell'epopea rock. Ovvio che la colonna sonora (bellissima) sia motore e forza vitale d'un film mai iconografico né iconoclasta". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 27 aprile 2001)
" 'Almost famous' è un film attualismo sulle difficoltà di crescere e sul perverso, misterioso rapporto con la divinità del successo. La nostalgia emerge a volte in una canzone di Simon & Garfunkel o di Cat Stevens. Non è solo il rimpianto della giovinezza di William, tanto simile a quella di tanti quarantenni di oggi, americani o europei. Piuttosto la nostalgia per la giovinezza di una società dove diventare adulti non significava, ancora, come oggi, mettere da parte ogni speranza di cambiare il mondo. E forse per questo diventare adulti era molto più attraente". (Curzio Maltese, 'D', 15 maggio 2001)
"'Quasi famosi' diretto dal quarantatreenne americano Cameron Crowe è più modesto, meno romantico e più nostalgico, nettamente autobiografico (...) E' in un certo modo una doppia autobiografia del regista e del produttore: ma è soprattutto il segno del ritorno d'un genere musicale ineliminabile, la testimonianza d'una invincibile immortalità del rock". (Alessandra Levantesi, 'Il Mattino', 29 aprile 2001)
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