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Sono Bond, James Bond
"Il mio nome è Bond, James Bond."
Se vi aspettate di sentire l'ormai mitico adagio nel nuovo capitolo della saga della spia più famosa al mondo, rimarrete delusi.
Così come rimarranno delusi i fan duri e puri dell'iconografia bondiana, che già avevano storto la bocca di fronte a Casino Royale.
Si capisce un po' di più, alla luce di questo secondo capitolo che lo vede mattatore della scena, come la scelta del volto duro e spigoloso di Daniel Craig non sia stata del tutto casuale. La piega che sta prendendo la quadrilogia (tanti sono infatti i film per i quali Craig ha firmato un contratto) post-moderna dell'eroe dal sapore più antico che la contemporaneità abbia mai seguito è quella di una saga muscolare, che tenta di ridisegnare il personaggio secondo i canoni stilistici del duro del cinema moderno.
Una nuova spia
In particolare, Quantum of Solace (intraducibile gioco di parole che fa leva su una fantomatica società segreta presente nella pellicola, la Quantum appunto, e una traduzione letterale che suonerebbe come un po' di sollievo) si denota sin da subito come un capitolo di transizione, nel quale l'aspetto più tradizionale della spia gentile viene messo da parte per intraprendere un lungo viaggio di inseguimenti che attraversa alcuni tra i luoghi più suggestivi del pianeta.
A piedi, in macchina, in barca e in aereo. A terra, in aria, sull'acqua e nel fuoco. Il lungo collage che collega i vari inseguimenti, adrenalinici e spettacolari, che sfrecciano sotto gli occhi del pubblico, non è altro che una vera e propria cornice per un Bond stazzonato, stropicciato, che non ha più tempo di godersi la vita. Alla sua bella che gli chiede cosa stesse bevendo risponde, rivolgendosi al barman: "Non so, che cosa sto bevendo?", posizione culturale e sociale che il buon Connery d'annata avrebbe calpestato con eleganza sotto un tacco.
Il tema della vendetta, strombazzato dal marketing e ripreso pedissequamente da buona parte della stampa internazionale, è solo un vago sottotesto atto a giustificare la nuova tendenza della spia inglese, al pari del latente antiamericanismo e dell'ecologismo, altri pilastri di una trama in effetti un po' stanca.
Croste di pane e biscotti
Quantum of Solace è un film che, come pochi altri nella storia di 007, è legato mani e piedi con il capitolo precedente, al punto che è estremamente consigliato andare al cinema preparati, dopo aver almeno letto la trama di Casino Royale. Ma allo stesso tempo è un film di assoluta transizione. Si intuisce che è stata proprio la Quantum a fare fuori la precedente Bond girl - che aveva il volto di Eva Green - ma non si sa perché né per cosa. Un'ellissi narrativa ci priva anche del gusto di sapere chi sia e cosa faccia questa misteriosa associazione, al punto che, proprio dal punto di vista dell'evoluzione della storia, la pellicola non arriva molto distante da dove è partita, rimandando ogni spiegazione al terzo, o forse al quarto capitolo con Craig.
Nonostante ciò, l'azione che Forster, con la complicità della pur imperfetta sceneggiatura di Haggis, dipana sullo schermo, è mozzafiato. Poi bisogna fare i conti con il fatto che il nuovo Bond sia tipo da preferire una crosta di pane a un biscotto.
Ma questo è un altro paio di maniche.
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Anche se nella sceneggiatura del ventiduesimo 007 c'e la mano dell'ottimo Paul Haggis, non si può dire che la trama sia delle più chiare. (...) Il soggetto, del resto, non importa granche. Vero e che la nuova serie, iniziata con l'avvento d Daniel Craig, ha rivoltato molte carte in tavola. Non ha intaccato affatto, però, il principio narrativo della serie: quello schema di cui scrisse Umberto Eco in un vitatissimo saggio in cui comprimeva gli eventi di ogni romanzo di Fleming nelle mosse di una partita a scacchi. Lo hanno capito bene gli autori del Bond ultima maniera: lavorando non tanto sugli intrighi in cui e coinvolto, quanto piuttosto sulla definizione del personaggio. Al punto che 007 può fare a meno di rinnovare ad ogni puntata gadget tecnologici, automobili truccate, armi mirabolanti per affrontare il supermalvagio di turno." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 novembre 2008) "A rinnovare storia e rappresentazione di 007 sono arrivati Paul Haggis, che ha dato una svolta politica alla saga, e la faccia proletaria da malinconico cattivo di Daniel Craig. Lui e il giovane 007 e ha un modo muscolare di risolvere le controversie. Si scontra contro multinazionali politico-economiche (buono il supercattivo Mathieu Amalric) che assomigliano alla Gazprom, cerca vendetta per un amore negato e mostra insospettabili tenerezze. Tutti tasselli ottimi per un buon mosaico, se non fosse che il regista Marc Forster - un indipendente, questo non e il suo cinema - sembra non metterci mai troppa convinzione, e il film così rimane medio, se non mediocre, utile base per la rivoluzione in atto, nell'immaginario individuale e collettivo di James Bond, ma incompleto e imperfetto. Non decolla 'Quantum of Solace', regala solo bei momenti, come la scena madre con Giancarlo Giannini che passa dal virile abbraccio di Craig a un cassonetto. Scena ruvida e dolce, come la bella canzone 'Another way to die', ottimo duetto tra Alicia Keys e Jack White. Tutto il resto e (quasi) noia." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 7 novembre 2008) "Due anni fa avevamo salutato con grande entusiasmo la scelta di affidare a Daniel Craig i panni di James Bond. Ma questa volta con 'Quantum of solace' si andati troppo oltre la voglia di modernizzazione del personaggio, sempre più debitore dalla trilogia di un altro agente segreto, James Bourne, facendo perdere di vista allo spettatore ogni punto di riferimento. Basti pensare che la frase 'Bond, mi chiamo James Bond' non viene pronunciata neanche una volta e neppure le Bond Girl sono più quelle di prima." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 novembre 2008) "Ma i temi trattati, come in 'Casinò Royale', si elevano oltre il cartone animato, complici il regista Marc Forster ('Monster's Ball' e 'Neverland'), sempre originale nel taglio narrativo, e lo sceneggiatore Paul Haggis ('Crash' e 'Million Dollar Baby', oltre che 'Casinò Royale'), che inserisce nella trama i suoi temi preferiti: colpa, punizione e redenzione. Da action movie 'Quantum of Solace' si trasforma in riflessione sulla contemporaneita trattando argomenti scottanti come l'appropriazione delle risorse idriche da parte di malviventi globalizzati come l'arcinemico di questo film, lo strepitoso Mathieu Almaric che recita il suo ruolo come un Peter Lorre per il ventunesimo secolo. Strepitoso anche Giancarlo Giannini che riprende il ruolo di Mathis. Unica pecca del film e la Bond girl, la modella ucraina Olga Kurylenko, troppo poco attrice per risultare credibile a fianco del nostro eroe, soprattutto visto che lui e di bravura shakespeariana." (Paola Casella, 'Europa', 7 novembre 2008) "C'e da dire che rispetto a 'Casino Royal', questo 'Quantum of Solace' e un po' scombiccherato, che non e un'elegante categoria critica, ma da il senso di un film che non riesce a tenere ferma la palla, a far quadrare il tutto, nonostante tra gli sceneggiatori ci sia il quotato Paul Haggis." (Dario Zonta, 'L'Unita', 7 novembre 2008) "Antiquato, deludente: chissa come mai negli anni Sessanta e Settanta si ideavano in ogni campo tante cose nuove e adesso non s'inventa mai niente, non si fa che ripetere." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 novembre 2008)
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