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"Non aspettate invenzioni cinematografiche né grandi soluzioni di linguaggio dalla commedia musicale 'The Producers', adattamento di un galattico successo del 2001 tuttora rappresentato a Broadway; però si ride, e tanto, perché il soggetto immaginato dall'ineffabile Mel Brooks tocca momenti di rara comicità () Tutto disseminato di numeri musicali, 'The Producers' tocca l'apogeo con la messa in scena dell'assurdo spettacolo, capolavoro assoluto di bruttezza e cattivo gusto. Chi è in astinenza di comicità farà bene a non privarsi dell'occasione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 marzo 2006) "Alquanto sgangherato, a tratti esilarante, decisamente scorretto. In principio c'erano Mel Brooks e il film dal titolo italiano 'Per favore non toccate le vecchiette'; poi è arrivato il musical gratificato da un successo strepitoso a Broadway; infine ecco il remake cinematografico, con gli stessi, ottimi protagonisti del palcoscenico più un'indiavolata Uma Thurman e la coreografa Susan Stroman promossa a regista: 'The Producers' è un film che non conta su un pubblico di riferimento e ha uguali probabilità di disgustare o estasiare (magari al tempo stesso). (...) Si passa, per capirci meglio, da Lubitsch a Bombolo, da Woody Allen a Iacchetti senza soluzione di continuità e alla fine non sai se applaudire l'estremismo kitsch o deplorare lo stile usa-e-getta." (Valerio Caprara, 'Il Mattino, 25 marzo 2006) "Un film che forma con 'Il dittatore' di Chaplin e 'Vogliamo vivere!' di Lubitsch un'ideale trilogia sul nazismo in chiave di comicità. (...) Imperniato su una trovata da fare invidia a Bernard Shaw, il paradosso di Mel Brooks gioca sull' inconoscibilità che avvolge il destino di ogni evento umano. Non si sa mai come andrà lo spettacolo: il che, allargato a un significato generale, diventa una metafora del mistero tra vita e morte. L'ininterrotto carosello di risate di 'The Producers' si aggancia insomma a due motivi molto seri, il primo storico-politico, il secondo stoico-esistenziale. Il tutto servito con un contorno di versicoli folgoranti, motivetti orecchiabili, dialoghi frenetici, pantomime e balletti. Vorrei concludere con una modesta proposta alla Sony, distributrice del film. Perché non organizzare a Milano una matinée gratuita per i partecipanti alla gaia sfilata neonazista (definita da Berlusconi 'la civile riunione di un nostro alleato') svoltasi sabato 11 marzo nelle vie della metropoli? Sono certo che smaltite le perplessità i torvi guerriglieri della svastica nel buio della sala spianeranno le grinte al riso. E risanati grazie all' indovinata terapia, all' uscita tralasceranno di ritirare al guardaroba il loro arsenale di gagliardetti e spranghe. Avendo capito, grazie all' ebreo newyorkese Melvin Kaminsky (vero nome di Brooks all' anagrafe) che lungi dal rimpiangere i feticci nazifascisti del ' 900 bisogna abituarsi a deriderli." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 marzo 2006)
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