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Non abbiamo chiesto noi di esserlo…
Alla Division si studiano persone con capacità soprannaturali: Kira riesce a fuggire e porta con sé il nuovo farmaco che potenzia questi poteri. Inizia così una caccia all'uomo che vede protagonisti anche Nick e Cassie, un telecineta e una chiaroveggente, uniti da un destino che era già chiaro ai loro genitori…
… Lo siamo e basta!
Fenomeni paranormali incontrollati per Paul McGuigan (Slevin – Patto criminale, vincitore al MIFF del 2006) e il suo nuovo lungometraggio Push: un titolo sintetico, immediato, quasi una 'spinta” verso un'altra realtà.
Non a caso la scelta della location per il film da parte del direttore della fotografia Peter Sova (anche lui già presente per Slevin) è ricaduta su Hong Kong, con le sue luci artificiali e la miriade di persone che la abita. Impossibile non richiamare alla mente tanta cinematografia di Hong Kong, sconosciuta o per nulla apprezzata dalle nostre parti, in cui la città diventa molto spesso un personaggio, essere pulsante e testimone indifferente del destino dei suoi abitanti (gangster, amanti, vecchi, commercianti che siano).
L'operazione di McGuigan è accattivante: un thriller fantascientifico molto ben confezionato, con una trama poco originale ma interessante e un cast brillante e senza pretese. Si basa sulla differenziazione, in alcuni casi minima, tra i vari poteri straordinari, ereditati da una prima generazione di persone fuori dal comune. I Pusher, che danno il titolo al film, hanno il potere di plagiare le menti e di 'spingere” (dall'inglese to push appunto) le persone a credere alla falsa realtà creata da loro: ne fanno parte Kira (Camille Belle, 10.000 a.C.) e Henry Carver (Djimon Hounsou, Blood diamond). I Mover sono telecinetici, riescono cioè a muovere e fermare gli oggetti con il pensiero: il protagonista Nick (Chris Evans, I fantastici quattro e Jumping) e lo scagnozzo di Carver, Victor (Neil Jackson, Quantum of Solace) hanno questa capacità. Cassie (Dakota Fanning, Mi chiamo Sam e La guerra dei mondi) e Xiao Lu Li (Lu Lu) sono invece delle Watcher, con il dono della chiaroveggenza: vedono un futuro, o parte di esso, decontestualizzato, senza riferimenti espliciti, ma con dettagli precisi. I Bleeder lavorano sui suoni e l'acutezza della loro voce può frantumare il vetro o far esplodere i vasi sanguigni (dall'inglese to bleed, 'sanguinare”). Con ruoli minori e poteri meno decisivi, ma altrettanto validi, sono: gli Stitch, che alterano lo stato di salute, quindi guariscono o debilitano; gli Shift, che 'controllano” l'apparenza delle cose e possono mutarne l'aspetto; gli Sniff, veri e propri segugi, capaci di intercettare la minima particella odorosa e di rivivere i movimenti della persona a cui appartiene; i Wiper, cancellano la memoria o parti determinate di ricordi; infine, gli Shadow, che sono dei "coni d'ombra" per chiunque gli stia vicino.
La trama si sviluppa per contrapposizione tra coppie di buoni e coppie di cattivi, entrambi con un obiettivo comune: trovare la ragazza e ciò che ha con sé. L'inconsapevolezza dei propri mezzi rende i due protagonisti, Nick e Cassie, vulnerabili al cospetto dei più esperti, Carver e Victor.
Tra gli attori, spicca Dakota Fanning, ormai non più una sorpresa, ma una continua conferma, per intensità e bravura in ogni ruolo. Anonimo, invece, e senza verve Chris Evans, belloccio e incapace, laddove invece sarebbe servito un attore con una gamma espressiva più vasta. Interessante scoperta per quanto riguarda Camille Belle, avvenente di nome e di fatto, e Lu Lu, ma i loro personaggi non lasciavano spazio a interpretazioni memorabili.
Un film tutto sommato piacevole (soprattutto per la fotografia), che raccoglie un po' da Heroes e prova a tenere testa all'ottimo precedente di McGuigan, Slevin, anche se non riesce nell'intento.
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