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Tanti sguardi, un solo crimine
Una piazza affollata, un importante accordo internazionale, un attentato terroristico alla vita dell'uomo più potente del mondo. Questo lo scenario dove si intersecano diverse storie e punti di vista: solo la loro somma ci darà la verità.
Cinema: macchina potente e imperfetta
Davvero interessante la prima opera cinematografica di Pete Travis, regista talentuoso ma ancora giovane, con alle spalle solo qualche lavoro televisivo (fra cui, però, il pluripremiato Omagh).
Prospettive di un delitto è, in buona parte, un classico film corale, dove molti personaggi si affollano attorno a un evento centrale, che in questo caso è un attentato al presidente americano nella città spagnola di Salamanca. L'originalità non risiede dunque nel soggetto nudo e crudo, quanto nella messa in scena: il punto di vista cambia continuamente, e lo stesso evento ci viene mostrato più volte da diverse angolazioni, ognuna delle quali ci fornisce un nuovo tassello dell'intricato puzzle.
Nell'affollata piazza, ritratta ossessivamente nel suo tripudio di bandiere, si affiancano le persone più diverse, impersonate da un cast d'eccezione; dal semplice turista con una videocamera (Forest Whitaker) alla regista televisiva (Sigourney Weaver), dalle guardie del corpo (Dennis Quaid, Matthew Fox), al presidente (William Hurt), ai terroristi. Ogni prospettiva ci fornisce nuovi dettagli per capire sempre meglio il quadro d'insieme, avendo l'accortezza di non svelarci mai tutto, lasciando così intatta la suspense.
Non è certo la prima volta che il cinema usa questa tecnica (pensiamo, ad esempio, a Omicidio in diretta e Pulp Fiction), ma l'approccio di Travis è, almeno inizialmente, molto rigoroso, con tanto di orologio sullo schermo e riavvolgimento delle immagini, a mostrare esplicitamente l'operazione di ri-racconto. Gli stessi eventi sono ripresi in modi diversi, a seconda del soggetto che fornisce il punto di vista, cosicchè le 'prospettive” di cui parla il titolo siano differenziabili anche a livello tecnico, oltre che narrativo. Purtroppo la regola regge ferrea solo fino a un certo punto, oltre il quale i diversi sguardi cominciano a mischiarsi in maniera più fluida, senza mai far mancare la tensione, ma togliendo un po' di forza all'intelligente struttura iniziale.
Proprio l'esplicitazione del meccanismo suggerisce una riflessione più ampia: Prospettive di un delitto, oltre che un godibile thriller, sembra voler costituire una metafora della macchina-cinema (un tema da sempre molto caro ai registi). Il cinema è un potenziamento del nostro sguardo, le sue tecniche di ripresa e di montaggio ci consentono di arrivare in luoghi solitamente preclusi all'occhio umano; nel caso specifico, filmando, stoppando e riavvolgendo possiamo rivedere molteplici volte lo stesso evento, da più angolazioni, sfidando il normale flusso del tempo. Una possibilità che i personaggi hanno ben presente, dato che non fanno altro che usare strumenti come telecamere, schermi e registrazioni varie. Allo stesso tempo, però, il cinema si rivela anche uno strumento imperfetto, molto potente ma non del tutto risolutivo, e da qui derivano le sospensioni, i pezzi del puzzle che faticano a collimare uno con l'altro, come a dire che lo sguardo è sì potenziato, ma comunque parziale e fallibile: ci si può avvicinare alla verità solo unendo più punti di vista, uno solo non basta mai.
A conti fatti, Prospettive di un delitto è un film sicuramente consigliato: teso e vibrante dall'inizio alla fine, tiene incollati alla poltrona con una storia intricata ma perfettamente fruibile, senza lesinare la pura e adrenalinica azione hollywoodiana. Il cast di prim'ordine e qualche ottimo spunto di riflessione critica sono valori aggiunti, anche se non nascondono alcune stonature, come un finale eccessivamente semplificato e il mancato coraggio nello spingere fino in fondo l'interessante meccanismo narrativo iniziale.
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