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Popieluszko Recensione

"Popieluszko" recensioni

Scheda Film
Popieluszko
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-11-20 04:16:12
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

Dalle note di regia "Il mio primo film l'ho fatto per amore del cinema. Il secondo, 'Popiełuszko', l'ho fatto perche era necessario. Sono passati vent'anni dalla conquista della nostra liberta, ma nessun film ha raccontato la battaglia contro il regime. La generazione più giovane non conosce quelle lotte, non immagina nemmeno cosa hanno significato per noi polacchi quei mutamenti radicali. Mi dispiaceva che gli eroi di allora, i testimoni di Cristo, si riducessero per i giovani a una semplice e noiosa nozione scolastica, priva di significato. Volevo invece che diventassero il materiale su cui costruire il proprio sentimento di dignita." "E' un'opera militante di cui e facile comprendere l'enorme capacita di emozionare la propria gente e i testimoni di allora. Ma come accade quasi sempre in questi casi non vanta speciali qualita artistiche. E' un'agiografia. Interrogato maliziosamente e strumentalmente sul confronto con un'Italia dove chi rivendica il diritto delle ragioni della fede ad esprimersi in politica verrebbe messo alla gogna, il regista polacco se n'e assai rammaricato temendo che così vadano persi 'valori e identita'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 20 ottobre 2009) "Il film, 150 minuti, a tratti agiografico ma onesto e ben recitato, fatto di uno sforzo produttivo notevole (settemila tra attori e comparse), fa di padre Jerzy Popieluszko un sorta di eroe quieto e disarmato, destinato a finire brutalmente ucciso, in circostanze mai del tutto chiarite, per essersi opposto al regime comunista. Da anni si parla della sua beatificazione." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 20 ottobre 2009) "Il film di Wieczynski e dichiaratamente agiografico, per il suo parallelismo con la vita di Gesù che a un certo punto procede parallela dalla predicazione al tradimento all'ultima cena. Il sofisticato e allusivo cinema polacco degli anni ottanta non si sarebbe soffermato sul culto della personalita per quanto degno di beatificazione. Eppure anche qui il film procede a riepilogare trent'anni di storia polacca con le sue tappe emozionanti e così diverse dagli altri paesi vicini proprio per il ruolo giocato dalla chiesa. Il giovane seminarista partecipa all'invasione della Cecoslovacchia con le truppe del patto di Varsavia, viene eletto un papa polacco, i cancelli di Danzica diventano il luogo di opposizione più caldo d'Europa e il pubblico e portato a ricordarlo anche come luogo emblematico del cinema politico attraverso i film di Wajda, dei documentaristi, di tutta la generazione di cineasti che hanno messo in scena una societa diventata insostenibile per corruzione morale e autoritarismo con storie allusive perche non fossero colte dalla censura e che il pubblico correva a vedere, così come riempiva le chiese, assemblee militanti. (...) Tuttavia, a dispetto delle settemila comparse del film, non rende abbastanza conto del fatto che era parte di un grande movimento di massa." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 20 ottobre 2009)

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