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"Più dispersivo, più dark e (ancor) più caricaturale del prototipo, La maledizione del forziere fantasma allinea tutto il repertorio del genere e qualcosa di più (il voodoo), parafrasandolo a mezza via tra l'omaggio e la parodia. Spesso finisce in cartoon, con situazioni che paiono rubate a Beep-beep e Willy il Coyote, mentre tutti i personaggi si appiattiscono in caratterizzazioni da fumetto lasciando spazio a un Johnny Depp più che mai in versione Peter Pan. Vero è che il film di pirati predilige la buffoneria fin dai tempi del "Corsaro dell'Isola Verde". Però questo tardo e fortunato epigono spinge troppo sul pedale del cinismo postmoderno, come fosse preoccupato (mentre incassa miliardi) di mostrarsi smaliziato e di prevenire ogni taccia d'ingenuità." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 15 settembre 2006) "Trovato il filone d'oro: la Disney con Verbinski ha fatto come Spielberg con 'Indiana Jones', ha riportato a galla il genere scomparso dei pirati mescolando, tra rischi di ogni genere, tutto quanto fa grottesco, incubo e show: bufere, tesori, amori, horror, zombie, uomini piovra, navi fantasma e una maga. Si gioca con due eroi antitetici, uno di riserva: il plebeo rockettaro-unisex Johnny Depp e il nobile Orlando Bloom per il forziere col cuore fantasma e poi quello della Knightley. Il tutto è molto divertente per la prima ora, ma essendo 2 ore e 33, l'impressione è quella che si aveva da piccoli vedendo i film due volte di fila. Ma con simpatia per le genialità di Depp, con i suoi vezzi e manierismi, e la spettacolarità dell'operazione sulla cassa del morto. A proposito, ottima la prima bara e rassicurazioni sulla terza puntata di cui è già fissata l'uscita per l'estate 07. A quando i fumetti?" (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006) "'La maledizione del forziere fantasma' è un film puerile al 100 per cento ancorché debordante di ritmo e azione girati con adeguata accuratezza. (...) Siamo al cospetto di un blockbuster che va giudicato secondo i suoi tipici canoni: l'eventuale responsabilità del suo (scarso) livello contenutistico va, insomma, girata al gusto epocale delle masse. Ciò che incuriosisce il cinéfilo over 30 è, piuttosto, l'indefinitezza del genere di riferimento: un po' fumetto retrò e un po' cartoon aggiornato dalla computergrafica, un po' horror e un po' comico, un po' magico-mitologico e un po' cappa e spada, il film di Gore Verbinski risparmia sulla sceneggiatura e investe forte su di una fantasmagoria da trip all'acido. Al centro del menu troneggia da par suo Johnny Depp, il divo che sembra serio quando fa il matto e viceversa, ormai incarnato nel personaggio di Jack Sparrow che imita (parole sue) l'icona degli Stones Keith Richards: un mix di gigionerie a briglia sciolta, un pirata perennemente ubriaco e sessualmente ambiguo, un antieroe dal look carnevalesco e dalle movenze spastiche che sembra sbucato fuori dalla fatidica cassa del morto della filastrocca dell''Isola del tesoro' di Stevenson." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 settembre 2006).
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