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Trama
Will Turner ed Elizabeth Swann, alleati con il capitan Barbossa sono impegnati nella disperata impresa di liberare Jack Sparrow, intrappolato negli abissi. Nel frattempo l'Olandese Volante - terrificante nave fantasma - e il suo capitano Davy Jones, sotto il controllo della Compagnia delle Indie Orientali, seminano il terrore per i Sette Mari. Il gruppo di pirati veleggia tra acque agitate, inganni e tradimenti e devono farsi strada fino a Singapore ed affrontare l'astuto pirata cinese Sao Feng. Dopo essersi spinti oltre i confini della terra, dovranno scegliere da che parte stare in una titanica battaglia finale, dove non saranno in gioco solo le loro vite, ma anche il controllo dei mari e il futuro della libertà piratesca...
L'attesa
E anche coi Pirati dei Caraibi siamo al compimento della trilogia. Un momento importante per le saghe, che nel capitolo terzo tendono sempre a trovare, se non proprio un compimento definitivo, quantomeno una quadratura del cerchio. Non fa accezione Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo, che arriva a sciogliere i nostri dubbi sul futuro di capitan Jack Sparrow, che nel film precedente aveva avuto l'insana (ma quanto epica!) idea di saltare nella bocca di un mostro enorme.
L'attesa era grande, dopo un secondo capitolo che probabilmente ha fatto la gioia dei più piccini, ma che aveva lasciato qualche perplessità ai più grandi per un impianto spettacolare di primordine, ma che purtroppo trovava scarso supporto in una sceneggiatura un po' ripetitiva e non all'altezza del capostipite.
Tanta carne al fuoco
Il terzo film non parte esattamente dove eravamo rimasti, ma vediamo i nostri eroi già immersi in pieno nella ricerca di Jack, come se i mesi che hanno separato le due pellicole siano quelli effettivamente usati dai personaggi per trovare il loro amico.Ci ritroviamo quindi subito in Oriente, dove conosciamo Sao Feng (Chow Yun-Fat), che rappresenta la 'novità” di questo episodio se si considera che praticamente tutti gli altri personaggi rilevanti sono già conosciuti. Da questo mondo già in qualche modo 'estremo”, si parte per un viaggio lungo e periglioso che porta i nostri eroi, come suggerisce il titolo, ai confini del mondo.
In realtà, com'era lecito aspettarsi, Jack viene ritrovato abbastanza in fretta (non sia mai che si resti troppo a lungo senza il personaggio più amato della saga!) Lo rivediamo nello scrigno di Davy Jones, a perdere tempo (e sanità mentale) in un deserto dove l'unica persona con cui può parlare è se stesso, e dove non c'è un solo alito di vento (condanna suprema per chi è abituato a cavalcare le onde del mare a vele gonfie).Da qui in poi la trama comincia a intorcinarsi, in una lunga serie si tradimenti, alleanze, combattimenti e fughe, fino al momento della verità, una battaglia finale in cui in palio non c'è solo la vita e la morte dei singoli personaggi, ma più in generale la sopravvivenza di un modello di vita e di un sistema di valori.
In termini narrativi, la carne al fuoco è davvero tanta. Probabilmente un po' troppa. Siamo di fronte a quasi tre ore di film, strettamente legate all'episodio precedente (un consiglio accorato: se non ve lo ricordate bene riguardatelo prima di andare al cinema), in cui si intersecano varie linee, si stringono e si rompono molte alleanze, si ritorna su vecchi temi e se ne introducono di nuovi.
Il problema principale sembra essere quello di volere a tutti i costi 'superare” i film precedenti, per l'ovvia esigenza di offrire qualcosa di nuovo - e ancora appetibile - al proprio pubblico. Uno scopo certamente nobile, ma che presenta più di una trappola nella quale anche il recente Spider-Man 3 è caduto almeno in parte. Tale obiettivo finisce infatti molto spesso con l'essere perseguito attraverso un'esponenziale aumento degli elementi di interess e nel caso specifico con numerosi inganni, tranelli, battaglie, effetti speciali. Un'arma a doppio taglio, che in questo film genera qualche problema di comprensione della trama e una certa pesantezza della parte centrale, con un'oretta buona in cui i personaggi sembrano semplicemente accumulare avvenimenti e dialoghi (peraltro meno brillanti dei capitoli precedenti) giusto per far numero.
Il difetto più grande del film deriva perciò dal suo essere 'terzo”: l'ansia di raggiungere le vette della prima pellicola (e siamo sempre e solo a livello di sceneggiatura) genera qualche intoppo, alcuni passaggi un po' pesanti e vagamente 'già visti. Fortunatamente ci si risolleva decisamente nel finale, dove al di là dell'aspetto più puramente spettacolare, la storia prende pieghe piacevolmente inaspettate.
Il tema di fondo, cioè quello della sopravvivenza dei pirati - più come concetto che come persone fisiche - è molto affascinante. E quello che a prima vista potrebbe sembrare un elogio dell'illegalità (sempre di ladri parliamo), è in realtà un inno alla spontaneità e alla gioia di vivere, contrapposti anche visivamente all'uniformità e alla banalità delle truppe inglesi, dove ogni soldato è identico, senza personalità, privo di anima. I pirati continuano a rappresentare un'idea di immensa libertà e passione, pur all'interno di un sistema di regole comunque necessario (cioè il loro codice d'onore, con tanto di libro). Il messaggio che passa è allora quello di ricordarsi quali sono i propri doveri, ma imparando anche a godersi un po' la vita. Un messaggio molto edificante e non particolarmente originale ma accettabile visto che alle spalle di tutto c'è la Disney e di fronte allo schermo, idealmente, ci sono i bambini (compresi quelli che non ne avrebbero l'età ma vorrebbero non pensarci!).
La confezione
Passiamo invece alle note più liete, che poi sono le stesse de La maledizione del forziere fantasma: anche questo nuovo capitolo de I Pirati dei Caraibi è uno spettaclo per gli occhi. C'è una differenza tra questo film è il precedente: quello era più adagiato sui luoghi e gli stilemi classici del genere avventuroso, con quell'ambientazione selvaggia fatta di natura incontaminata, alberi e frasche. Questo sembra avere una caratterizzazione visiva più onirica e astratta, spinto in questo dagli eventi della sceneggiatura: l'iniziale ambientazione orientale si fa ottima scusa per costruire una scenografia scura e nebbiosa, fatta di barche lente su fiumi scuri, la classica quiete prima della tempesta. Stessa cosa si può dire per la 'prigione” di Jack, che offre lo spunto per una delle scene migliori: intrappolato nel deserto, il povero capitan Sparrow sta quasi perdendo la testa, su una nave incagliata in un mare di pietra bianchissima. L'idea di usare "molti Jack" per rendere visivamente la solitudine del personaggio è ottima, e soprattutto realizzata splendidamente a livello tecnico. Questa scena è davvero un 'sogno”, trasuda magia.Restando ancora in questo ambito più prettamente visivo, sono molte le immagini che lasciano il segno: dobbiamo certamente segnalare l'assemblea dei pirati, che riunisce un'umanità affascinante e variopinta, allargando peraltro l'orizzonte piratesco verso lidi finora sconosciuti. Anche la battaglia finale ha molto da dire: pur non essendo particolarmente originale, non si può non ammettere che sia splendidamente realizzata dal punto di vista registico e degli effetti speciali.
Quindi sotto questo aspetto il film non delude, riuscendo a spingersi in direzioni abbastanza innovative, presentando idee valide e realizzandole con molta cura. Un appunto però va fatto: si sente la mancanza di un nuovo 'mostro”. Nel primo film avevamo i morti di Barbossa, nel secondo gli splendidi pirati-pesce di Davy Jones (che rimane uno dei personaggi migliori degli ultimi anni, dal punto di vista del concept visivo e della realizzazione tecnica), mentre in questa terza pellicola vengono ripresi quegli stessi personaggi e quello che viene aggiunto (Sao Feng) fatica a lasciare di stucco. Forse però se ci fosse stato un nuovo nemico saremmo qui a lamentarci di un'eccessiva serializzazione della storia, con il presentarsi puntuale di un nuovo mostro ad ogni capitolo successivo..
Jack e gli altri
Parlando del cast, ritroviamo tutti gli eroi (più altri nuovi) dei film precedenti, a partire da Johnny Depp/Jack Sparrow. È un personaggio che ormai conosciamo bene, e che l'attore dimostra una volta di più di amare particolarmente. Le nuove sfide poste da questa sceneggiatura, in particolare la frequente moltiplicazione dei Jack, sono gestite con disinvoltura da Depp, sulla cui bravura non c'è più ormai più nulla da eccepire. Dopo Sparrow, i ruoli più affascinanti rimangono quello di Barbossa e di Davy Jones, che in qualche modo rappresentano (specie il primo) l'immagine più tradizionale del pirata, laddove Jack è una figura più moderna e spregiudicata. Will ed Elizabeth sono i personaggi che risentono di più del tempo, specie Will che sembra un po' fuori posto, almeno fino al finale che ovviamente non sveliamo.
I personaggi di contorno, principalmente pirati al soldo di questo o quel capitano, ma anche i soldati britannici, si giovano di un ottimo trucco e costumi, anche se sembrano meno incisivi rispetto ai capitoli precedenti (un po' di delusione viene soprattutto dalle due figure comiche, Pintel e Ragetti, decisamente meno divertenti rispetto al passato, per i già citati difetti nei dialoghi). Una menzione particolare merita infine il capitano Teague, interpretato da Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones e ispiratore di Johnny Depp per quanto riguarda la costruzione di Jack Sparrow (e il film ne dà evidente testimonianza!).
Conclusioni
Cercando di tirare le somme, possiamo dire che Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo è il classico 'capitolo successivo”, coi suoi pregi e i suoi difetti. Visivamente ottimo (non solo per la qualità intrinseca degli effetti speciali, ma soprattutto per le idee alla base del loro uso), lascia un po' a desiderare in certi passaggi dello sviluppo narrativo, che presenta luci e ombre, ma soprattutto nei dialoghi, che sembrano meno ispirati rispetto al passato.Un film insomma che piacerà a molti, specie ai giovanissimi, ma che non mancherà di creare anche qualche delusione.
Archiviata con complessiva, bonaria soddisfazione la pratica 'pirati”, stiamo a vedere se uscirà in futuro un quarto capitolo, anche se a mio avviso sarebbe meglio avere il coraggio di chiudere quando ancora si è vincenti…
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"Tutti tramano, passano dall'uno all'altra parte, impugnano la spada, affrontano avversari a suon di cannone, amano e odiano. Su tutti primeggia Johnny Depp vestito come mai nessun pirata avrebbe osato, codardo e insieme coraggioso, in fuga o all'arrembaggio e sempre vittorioso." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 23 maggio 2007) "La forza del film sta nelle scene grandiose, veramente belle quelle della battaglia tra galeoni in un enorme gorgo, negli originali e curatissimi effetti speciali e nel carisma del protagonista Johnny Depp che ha sempre messo davanti a tutto la qualità dell'interpretazione. E si vede. Gli altri fanno il loro dovere, con bravura e simpatia." (Antonio Angeli, 'Il Tempo', 23 maggio 2007) "Onde, cascate, ghiaccio, tipi e tipacci, bestiole e bestiacce, duelli, colpi di canone, equilibrismo tra vele e alberi, paesaggi meravigliosi e da angoscia, favola, risata e tumultuosi scontri navali: 'I pirati dei Carabi 3' conferma la caratura e la sua scatola dei giochi avvincenti e vertiginosi, citando cinema e letteratura in un'atmosfera selvaggia di sortilegio, capace di gonfiare uno show che chiede al digitale scenari mozzafiato, tra l'incantesimo e l'irrisione. Buoni, cattivi e così così hanno lo spazio e il tempo per reclamare una divertita attenzione che gli interpreti onorano con la loro partecipe complicità da strizzatina di palpebre: per Johnny Deep ormai Jack Sparrow è un alter ego familiare da coccolare con tutto lo spassoso talento istrionico di un divo dal tocco di sublime follia; Keira Knightley è l'eroina in punta di grazia e di sciabola, Orlando Bloom un soldato gentiluomo anche senza divisa Mirabili le diverse grinte di Geoffrey Rush (Barbossa), Bill Nighy (Davy Jones), Chow Yu-Fat (il volto e il corpo preferiti di John Woo si prendono cura di Sao Feng) e in più l'apparizione di Keith Rolling Stones Richards nel ruolo del babbo di Jack. La saga e la trilogia sarebbero finite qui, ma non scommetteteci neppure una usata benda nera per bulbo oculare." (Natalino Buzzone, 'Il Secolo XIX', 23 maggio 2007) "Nulla si crea e nulla si distrugge in quest'avventura sempre diretta da Verbinski, autore di paura, in piena sintonia con effetti digitali ma con una frenata di fantasia, anche se c'è la new entry di un pirata cinese e appare pure Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones, il vero ispiratore di Sparrow. (...) Il film sembra di averlo già visto, è una natura morta dal punto di vista 'drammatico', ma si avvia a un box office miliardario e così si teme continui. Disney (lo saprà?) fa anche un omaggio a Rohmer: il primo effetto è la ricerca di un raggio verde. E attenzione che i pirati fra loro si chiamano 'compagni', per ora niente partito democratico." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 maggio 2007) "Ora, è evidente che per il cinema di questo millennio, e di questo genere, l'esagerazione, non essendo più un limite, è diventata un criterio estetico, quasi un canone. A volte l'esagerazione si sposa con l'immaginazione, e abbiamo la scena di cui prima. Altre volte si avviluppa in un vortice infinito e stancante. Anche questo succede nel film che, seppur eccessivo, dona momenti folgoranti e divertenti, come l'entrata in scena di Keith Richards (a cui Depp si è ispirato), pirata nella vita e nel film." (Dario Zonta, 'L'Unità', 24 maggio 2007) "Sui 'Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo', il critico di 'Variety' Brian Lowry ne ha avuta una buona. Nel film a un certo punto uno della ciurma, preoccupato delle ondivaghe strategie del suo capitano Jack Sparrow (il mitico Johnny Depp), chiede a un collega: 'Ma tu pensi che ha un piano oppure che segue l'estro del momento?'. Non è il caso di chiedersi, scrive Lowry, se il regista Gore Verbinski e i suoi sceneggiatori non stiano parlando di loro stessi. Ovvero, avendo girato questo terzo episodio insieme al secondo 'La maledizione del forziere fantasma' in dieci mesi di lavoro matto e disperatissimo, Verbinski non avrà navigato a vista accumulando scene su scene senza badare al nesso logico? Tanto, insinua il critico, per catturare l'attenzione l'intera confraternita dei pirati per riuscire a sconfiggere il capitano dal volto di piovra Davy Jones, al comando del vascello fantasma 'L'Olandese Volante'. (...) Dopo due ore e 45 minuti di arrembaggi pirotecnici, mari tempestosi, tradimenti, effetti speciali e trovate piene di fantasia visiva, siamo certi che lo spettatore è pronto per un possibile, anzi probabile numero quattro." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 maggio 2007) "Il numero tre ha certo belle cartucce da sparare. 1) La battaglia navale finale, forse la più imponente, assordante, truculenta mai vista sullo schermo 2) Il gagliardo umorismo delle scene che vedono (mal) assortile le ciurme dei sette mari Qui il film riesce a dare una versione piena di humor (e in fondo consolante) del cozzo tra etnie diverse. Che nel mondo attuale ha la drammaticità (e la tragicità) che purtroppo sappiamo, e qui invece dà la spinta per una mitragliata di gags di schietto divertimento. 3) Inoltre l'intervento di una serie di personaggi (trai quali i genitori dei protagonisti) pungenti e coloriti con i caratteristici fumetti della Disney." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 maggio 2007) Alla terza, inevitabile, puntata, 'I pirati dei Caraibi' hanno perso la battaglia finale, quella col pubblico. Se i primi due episodi erano un paradosso godibile, una gustosa avventura per grandi e piccoli con uno strepitoso Johnny Depp, che senza fare il verso ai grandi interpreti della saga della filibusta, come Errol Flynn o Tyrone Power, riproponeva le loro smargiassate con istrionismo, trasformandosi in un pirata effeminato e pavido, tutto mossette e occhiate ambigue. Purtroppo la festa è finita e questa interminabile, speriamo ultima, puntata propone due ore abbondanti di chiacchiere, insopportabili per chiunque, ed un finale apocalittico che era nell'aria dopo otto decimi di noia mortale. Cosa sia accaduto a produttore e sceneggiatori non è dato saperlo. Probabilmente, ringalluzziti dagli incassi record, hanno creduto che il pubblico fosse un loro vassallo. Infarcito di interpreti di qualità, alcuni scomparsi in fase di montaggio, il film di Gore Verbinski è una bella adunata di attori sprecati, priva di ritmo e persino di comprensione, tra capovolgimenti dialettici, farneticanti filosofie mutuate chissà come dalla convenzione piratesca. Tra mutanti, sudditi infidi di sua maestà britannica, amori non dichiarati, se ne dicono di cose, ma ciò esclude del tutto gli spettatori. Un erroraccio." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 25 maggio 2007) "Inutile cercare coerenza narrativa nella sceneggiatura di Ted Elliott e Terry Rossio, già autori di 'Shrek' e 'Aladdin'. La saga di loro invenzione, il cui terzo capitolo è uscito in contemporanea mondiale, funziona un po' come l'attrazione omonima dei parchi Disneyland: per accumulo e iterazione, tra film e cartoon, fumetto e videogioco, fiaba e immaginario salgariano, oltreché serbatoio di citazioni assortite. Chi lo ha capito benissimo è Johnny Depp, artefice principale del successo della trilogia: ormai una maschera da Commedia dell'Arte con cui i bambini si travestono a Carnevale, mettendo nel ripostiglio il costume da Zorro per un nuovo tipo di eroe, con molte macchie e anche un po' di paura. La terza puntata (che è poi la metà mancante della seconda) non si preoccupa più d'installare i personaggi, ma riprende al punto in cui li aveva lasciati l'anno scorso, incasinando ulteriormente la già ingarbugliata trama. Tanto, non c'è niente da capire. Basta lasciarsi andare: come al luna park." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 giugno 2007)
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