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Pirati Dei Caraibi - Ai Confini Del Mondo Recensione DVD

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"Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo" recensioni

Gossip
Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-11-22 12:00:26
Provider
Spaziofilm.it
Recensione DVD

La resa dei conti

Will Turner ed Elizabeth Swann, alleati con il capitan Barbossa, sono impegnati nella disperata impresa di liberare Jack Sparrow, intrappolato negli abissi. Nel frattempo l'Olandese Volante - terrificante nave fantasma - e il suo capitano Davy Jones, sotto il controllo della Compagnia delle Indie Orientali, seminano il terrore per i Sette Mari. Il gruppo di pirati veleggia fra acque agitate, inganni e tradimenti, mentre si fanno strada fino a Singapore per affrontare l'astuto pirata cinese Sao Feng; dopo essersi spinti oltre i confini della terra, dovranno scegliere la fazione dalla quale schierarsi, in una titanica battaglia finale dove non saranno in gioco solo le loro vite, ma anche il controllo dei mari e il futuro della libertà piratesca...

L'attesa

E anche con Pirati dei Caraibi siamo al compimento della trilogia. Un momento importante per le saghe, che nel capitolo terzo tendono sempre a trovare, se non proprio un compimento definitivo, quantomeno una quadratura del cerchio; non fa accezione Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo: il film scioglie ogni dubbio sul futuro del Capitan Jack Sparrow, che nell'episodio precedente aveva avuto l'insana quanto epica idea di saltare nella bocca del gigantesco kraken.

L'attesa era grande, dopo un secondo capitolo che probabilmente ha fatto la gioia dei più piccini, ma che aveva lasciato qualche perplessità ai più grandi per un impianto spettacolare di primordine, ma che purtroppo trovava scarso supporto in una sceneggiatura un po' ripetitiva e non all'altezza del capostipite.

Tanta carne al fuoco

Il terzo film non parte esattamente dove eravamo rimasti, ma vediamo i nostri eroi già immersi in pieno nella ricerca di Jack, come se i mesi che hanno separato le due pellicole siano quelli effettivamente usati dai personaggi per trovare il loro amico. Ci ritroviamo quindi subito in Oriente, dove conosciamo Sao Feng (Chow Yun-Fat), che rappresenta la 'novità” di questo episodio se si considera che praticamente tutti gli altri personaggi rilevanti sono già conosciuti. Da questo mondo già in qualche modo 'estremo”, si parte per un viaggio lungo e periglioso che porta i nostri eroi, come suggerisce il titolo, ai confini del mondo.

In realtà, com'era lecito aspettarsi, Jack viene ritrovato abbastanza in fretta (non sia mai che si resti troppo a lungo senza il personaggio più amato della saga!) Lo rivediamo nello scrigno di Davy Jones, a perdere tempo (e sanità mentale) in un deserto dove l'unica persona con cui può parlare è se stesso, e dove non c'è un solo alito di vento (condanna suprema per chi è abituato a cavalcare le onde del mare a vele gonfie).Da qui in poi la trama comincia a intorcinarsi, in una lunga serie si tradimenti, alleanze, combattimenti e fughe, fino al momento della verità, una battaglia finale in cui in palio non c'è solo la vita e la morte dei singoli personaggi, ma più in generale la sopravvivenza di un modello di vita e di un sistema di valori.

In termini narrativi, la carne al fuoco è davvero tanta, forse un po' troppa. Siamo di fronte a quasi tre ore di film, strettamente legate all'episodio precedente (un consiglio accorato: se non ve lo ricordate bene, riguardatelo prima di andare al cinema), in cui si intersecano varie linee, si stringono e si rompono molte alleanze, si ritorna su vecchi temi e se ne introducono di nuovi.

Il problema principale sembra essere quello di volere a tutti i costi 'superare” i film precedenti, per l'ovvia esigenza di offrire qualcosa di nuovo - e ancora appetibile - al proprio pubblico. Un'intenzione apprezzabile, ma che presenta più di una trappola nella quale anche il recente Spider-Man 3 è caduto almeno in parte: tale obiettivo, infatti, sfocia spesso in un aumento eccessivo degli elementi di interesse, nel caso specifico con numerosi inganni, tranelli, battaglie ed effetti speciali; un'arma a doppio taglio, che in questo film genera qualche problema di comprensione della trama e una certa pesantezza nella parte centrale, con un'oretta buona in cui semplicemente si accumulano fatti e dialoghi - meno brillanti rispetto al passato - giusto per far numero.

Il difetto più grande del film deriva perciò dal suo essere 'terzo”, e l'ansia di raggiungere le vette della prima pellicola (e siamo sempre e solo a livello di sceneggiatura) genera qualche intoppo, alcuni passaggi un po' pesanti e vagamente già visti. Per fortuna le cose cambiano nel finale dove, al di là del puro spettacolo, la storia prende pieghe piacevolmente inaspettate.

Il tema di fondo, cioè quello della sopravvivenza dei pirati - più come concetto che come persone fisiche - è molto affascinante. E quello che a prima vista potrebbe sembrare un elogio dell'illegalità (sempre di ladri parliamo), è in realtà un inno alla spontaneità e alla gioia di vivere, contrapposti anche visivamente all'uniformità e alla banalità delle truppe inglesi, dove ogni soldato è identico, senza personalità, privo di anima. I pirati continuano a rappresentare un'idea di immensa libertà e passione, pur all'interno di un sistema di regole comunque necessario (cioè il loro codice d'onore, con tanto di libro). Il messaggio che passa è allora quello di ricordarsi quali sono i propri doveri, ma imparando anche a godersi un po' la vita: un messaggio molto edificante e non particolarmente originale, ma accettabile dato che alle spalle di tutto c'è la Disney e di fronte allo schermo, idealmente, ci sono i bambini (compresi quelli che non ne avrebbero l'età, ma vorrebbero non pensarci).

La confezione

Passiamo invece alle note più liete, che poi sono le stesse de La maledizione del forziere fantasma: anche questo nuovo capitolo de I Pirati dei Caraibi è uno spettacolo per gli occhi. C'è una differenza tra questo film è il precedente; quello era più adagiato sui luoghi e gli stilemi classici del genere avventuroso, con quell'ambientazione selvaggia fatta di natura incontaminata, alberi e frasche. Questo sembra avere una caratterizzazione visiva più onirica e astratta, spinto in questo dagli eventi della sceneggiatura (l'ambientazione orientale è un'ottima scusa per la costruzione di atmosfere oscure e nebbiose, la classica quiete prima della tempesta). Stessa cosa si può dire per la 'prigione” di Jack, che offre lo spunto per una delle scene migliori: intrappolato nel deserto, il povero capitan Sparrow sta quasi perdendo la testa, su una nave incagliata in un mare di pietra bianchissima. L'idea di usare "molti Jack" per rendere visivamente la solitudine del personaggio è ottima, e soprattutto realizzata splendidamente a livello tecnico. Questa scena è davvero un 'sogno”, trasuda magia. Restando ancora in questo ambito più prettamente visivo, sono molte le immagini che lasciano il segno: dobbiamo certamente segnalare l'assemblea dei pirati, che riunisce un'umanità affascinante e variopinta, allargando peraltro l'orizzonte piratesco verso lidi finora sconosciuti. Anche la battaglia conclusiva ha molto da dire e, pur non essendo particolarmente originale, è innegabile che sia splendidamente realizzata dal punto di vista registico e degli effetti speciali.

Quindi sotto questo aspetto il film non delude, riuscendo a spingersi in direzioni abbastanza innovative, presentando idee valide e realizzandole con molta cura. Un appunto però va fatto: si sente la mancanza di un nuovo 'mostro”. Nel primo film avevamo i morti di Barbossa, nel secondo gli splendidi pirati-pesce di Davy Jones (che resta uno dei personaggi migliori apparsi al cinema di recente, sotto l'aspetto del del concept visivo e della realizzazione tecnica), mentre in questa terza pellicola vengono ripresi quegli stessi personaggi e quello che viene aggiunto (Sao Feng) fatica a lasciare di stucco. Forse però se ci fosse stato un nuovo nemico saremmo qui a lamentarci di un'eccessiva serializzazione della storia, con il presentarsi puntuale di una nuova minaccia a ogni capitolo.

Jack e gli altri

Parlando del cast, si ritrovano tutti gli eroi (più altri nuovi) dei film precedenti, a partire da Johnny Depp/Jack Sparrow: un personaggio ormai noto, e che l'attore dimostra una volta di più di amare particolarmente. Le nuove sfide poste da questa sceneggiatura, in particolare la frequente moltiplicazione dei Jack, sono gestite con disinvoltura da Depp, sulla cui bravura non c'è più ormai più nulla da eccepire. Dopo Sparrow, i ruoli più affascinanti rimangono quello di Barbossa e di Davy Jones, che in qualche modo rappresentano (specie il primo) l'immagine più tradizionale del pirata, laddove Jack è una figura più moderna e spregiudicata. Will ed Elizabeth sono i personaggi che risentono di più del tempo, specie Will che sembra un po' fuori posto, almeno fino al finale che, ovviamente, non sveliamo.

I personaggi di contorno, principalmente pirati al soldo di questo o quel capitano, ma anche i soldati britannici, si giovano di un ottimo trucco e costumi, anche se sembrano meno incisivi rispetto ai capitoli precedenti (un po' di delusione viene soprattutto dalle due figure comiche, Pintel e Ragetti, decisamente meno divertenti rispetto al passato, per i già citati difetti nei dialoghi). Una menzione particolare merita infine il capitano Teague, interpretato da Keith Richards, chitarrista dei Rolling Stones nonché ispiratore di Johnny Depp per quanto riguarda la costruzione di Jack Sparrow; e il film ne dà evidente testimonianza.

Il cerchio si chiude

Cercando di tirare le somme, possiamo dire che Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo è il classico 'capitolo successivo”, coi suoi pregi e i suoi difetti. Visivamente ottimo (non solo per la qualità degli effetti speciali, ma soprattutto per le idee alla base del loro utilizzo), lascia un po' a desiderare in certi passaggi dello sviluppo narrativo, che presenta luci e ombre, ma soprattutto nei dialoghi, che sembrano meno ispirati rispetto al passato; un film, insomma, che piacerà a molti, specie ai giovanissimi, ma che non mancherà di generare anche qualche delusione.

Archiviata con complessiva, bonaria soddisfazione la pratica 'pirati”, stiamo a vedere se uscirà in futuro un quarto capitolo: anche se, forse, sarebbe meglio avere il coraggio di chiudere quando ancora si è vincenti.

INTERVISTA A GORE VERBINSKI

Ci sono stati momenti in cui hai dovuto mettere a freno Johnny Depp, oppure lo hai lasciato libero di interpretare il personaggio a suo piacimento?

Io e Johnny amiamo spingere Jack Sparrow fino ai suoi limiti, ma siamo anche consapevoli che per mantenerlo imprevedibile sia necessaria un'oscillazione costante fra il drammatico e l'assurdo.

Quella del Maelstrom è stata una sequenza molto difficile da portare a termine: ci sono state riprese di una tale complessità, da impedirti di realizzarle al meglio?

La risposta più frequente dei produttori e della troupe, visionando gli storyboard, era che una determinata sequenza fosse irrealizzabile. Ma quando lavori con i migliori del settore, e sei deciso a ridurre ogni ripresa alle sue componenti primarie, alla fine l'impossibile diventa realtà.

In generale, cosa ti preoccupa di più come regista: le scene più imponenti o quelle intime?

Sono sempre quelle intime a richiedere una maggiore attenzione ai dettagli.

Quanto è difficile tenere a mente la storia, se sei così impegnato con molta tecnologia e immagini generate al computer?

Gli effetti visivi sono uno strumento nella cassetta degli attrezzi di un filmmaker: una volta che si ha familiarizzato con essi, smettono di essere una distrazione. Nella mia mente cerco sempre di anteporre la storia a tutto il resto, durante le riprese.

Com'è stato quando finalmente hai avuto Keith Richards sul set? Si è comportato bene?

Comportato bene? Diciamo soltanto che tutto ciò che hai sentito è vero.

A quale profondità sei coinvolto nei contenuti extra del dvd? E quanto, di tale lavoro, viene pianificato in precedenza?

Si tratta davvero di documentare la follia; devono esserci un milione di ore di girato (ogni giorno, sul set, c'era qualcuno che riprendeva). Mi mostravano le riprese, e ogni volta avevo questa sorta di flashback stile Vietnam e dicevo: 'Certo, perché no?” Credo che tale produzione rappresenti un'avventura folle e audace tanto quanto il processo narrativo in sé.

In generale, cosa pensi dei contenuti speciali dei dvd? Ad alcuni registi non piace l'idea di rivelare i meccanismi che si celano dietro alla 'magia”, mentre altri amano farlo? Come ti poni, in proposito?

Questi film sono una specie completamente diversa: il processo di lavorazione è un'avventura talmente strana, che credo funzioni a sua volta come forma d'intrattenimento. Nessuno vuole mostrare la sua biancheria sporca, ma la proprietà di questi film appartiene tanto al pubblico quanto agli autori.

Nei materiali bonus dici che tutti i set cominciano con un disegno su un tovagliolo: guardando il film concluso, ti pare che le ambientazioni si avvicinino all'idea originale?

Il processo creativo è complicato. Cerco di essere specifico quando pre-visualizzo l'intero film; ora sono consapevole che questo processo può conferire al risultato finale una eccessiva freddezza, e cerco di restare aperto ai doni che la casualità può fornire lungo la strada: il contributo altrui è essenziale in questa particolare forma di 'caos controllato”. Il disegno sui tovaglioli è un punto di partenza dal quale incoraggio le successive evoluzioni. La maggior parte delle volte il concept iniziale resta intatto, ma l'esecuzione cambia drammaticamente.

Hai intenzione di girare un quarto capitolo?

Credo che la trilogia sia ora completa, tutte le storie introdotte nel primo film sono state risolte. Se mai ci fosse un altro Pirates of the Caribbean, ripartirei da zero concentrandomi su ulteriori avventure del Capitano Jack Sparrow.DVD EDIZIONE SPECIALE A DOPPIO DISCO

Caratteristiche tecniche

Formato video: 2.35:1 16/9 widescreen

Formato audio: inglese e italiano dolby digital 5.1

Sottotitoli: inglese, inglese per non udenti, italiano, croato, serbo sloveno

Ottima la qualità dell'immagine: nitida e pressoché impeccabile – anche in condizioni di luce scarsa – restituisce fedelmente i toni variegati della fotografia. Le tracce audio (in inglese, italiano dolby digital 5.1) sono profonde nei bassi e avvolgenti nell'effetto surround, risultando così molto funzionali alle scene d'azione, ma anche ben concentrate sul parlato in quelle di dialogo.

Contenuti speciali

L'edizione speciale, distribuita da Buena Vista Home Entertainment, comprende un secondo dvd dedicato agli extra.

Keith e il capitano: sul set con Johnny Depp e la leggenda del rock

Filmato – comprensivo di interviste – che racconta l'esperienza di Keith Richards sul set del film: celebre chitarrista dei Rolling Stones nonché modello per il pirata creato da Jonny Depp, Jack Sparrow, Richards interpreta proprio il padre di quest'ultimo.

Anatomia di una scena: il maelstrom

Dettagliato documentario incentrato sulla lavorazione della colossale sequenza del maelstrom; dalle idee degli autori fino agli effetti speciali di post-produzione, passando per il complesso lavoro di scenografia, coreografia (trattandosi della battaglia conclusiva, la scena è ricca di duelli) e recitazione.

Il racconto di tanti Jack

Anche in questo caso si tratta del 'dietro le quinte” (seppure più breve) di una particolare sequenza: quella in cui Jack Sparrow comanda un equipaggio di suoi alter ego, fra comparse, dreadlocks giganti e manipolazioni al computer.

Scene eliminate

Due divertenti scene eliminate, visionabili anche con il commento del regista.

Il mondo di Chow-Yun Fat

Il protagonista del filmato è Chow-Yun Fat, che interpreta il pirata 'nobile” di Singapore; il celebre attore cinese è intervistato insieme ad altri membri del cast e della troupe.

Maestro pirata: la musica di Hans Zimmer

Documentario dedicato al compositore tedesco Hans Zimmer, autore della colonna sonora: il contributo testimonia l'assidua collaborazione fra questi e il regista Gore Verbinski (già insieme in Un topolino sotto sfratto).

Padroni del design

Cinque filmati incentrati su altrettanti aspetti del design visivo, ovvero l'ideazione dell'equipaggio maledetto dell'Olandese volante, la mappa per il regno dei morti, le scenografie di Singapore, il costume indossato da Keith Richards e il libro contenente il codice dei pirati.

Hoist the colours

Documentario dedicato alla canzone che unisce i pirati – hoist the colours potrebbe essere tradotto con 'issate la bandiera” – spronandoli a resistere all'oppressione del nemico (scritta da Hans Zimmer e Gore Verbinski).

Il consiglio della fratellanza

Brevi schede filmate che presentano i dieci membri del 'consiglio della fratellanza”, ovvero i dieci pirati 'nobili” del globo.

Errori sul set

Inclusa nel disco del film, si tratta di una galleria di errori compiuti dagli attori durante la lavorazione.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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