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Piano, Solo Recensione

"Piano, solo" recensioni

Scheda Film
Piano, solo
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-20 10:00:21
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Una vita breve e tormentata

La vita di Luca Flores, pianista di enorme talento: approdato in Italia dopo l'infanzia in Mozambico, si diploma in pianoforte con il massimo dei voti e scopre il jazz, che gli permetterà di esprimere il suo estro creativo ai livelli più alti. Innamoratosi di Cinzia, una ragazza conosciuta nel locale in cui ha esordito, Luca raggiungerà presto il successo e comincerà a suonare con i jazzisti di maggior fama, fra cui Chet Baker; ma qualcosa dentro di lui comincia progressivamente a logorarsi, e né la sua arte, né tanto meno l'affetto della sua famiglia, riusciranno a salvarlo…

Dannazione e sacrificio dell'artista

Ispirato alla storia di Luca Flores, scritto da Ivan Cotroneo, Claudio Piersanti, Sandro Petraglia e Riccardo Milani (a partire dal libro Il disco del mondo – vita breve di Luca Flores, musicista di Walter Veltroni), Piano, solo è un vero e proprio biopic concentrato, più che sugli eventi in sé stessi, sulla psicologia del protagonista: geniale ma consumato dagli spettri che lo tormentano, Luca Flores sacrifica all'arte la propria felicità e il proprio equilibrio mentale, precipitando così in un abisso di nevrosi, sofferenza, follia. Egli rappresenta l'artista, superiore in sensibilità e dunque più vulnerabile, incompreso dal mondo esterno perché ad esso inadeguato, costantemente alla ricerca di un'ancora di salvezza che individua, per l'appunto, nell'arte; ma tale via di scampo si rivelerà presto illusoria e momentanea, perché il confronto con la crudele realtà delle cose concrete – o con un passato altrettanto impietoso – è inevitabile.

Spesso giocato fra musica diegetica ed extradiegetica, Piano, solo si affida ai frequenti flashback per giustificare i tormenti del protagonista con il dolore di una memoria insinuante e terribile: una scelta forse troppo semplice che, però, nel complesso non penalizza un film secco e senza speranza, convenzionale eppure onesto e sincero, diretto con mestiere – senza troppe concessioni al melò – da un regista con esperienze divise fra cinema, televisione e pubblicità.

Bravissimo Kim Rossi Stuart; dolente e malinconico, esprime con gli occhi e con il corpo il disagio dell'uomo e l'abilità dell'artista, ma ottimo anche il resto del cast, dal quale emergono la dolcezza e la sofferenza di Paola Cortellesi nel ruolo di Barbara Flores, sorella di Luca.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.

Scheda Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-09-21 10:23:00
Provider
Cinematografo
Recensione
L'idillio di un'infanzia africana. Lo shock dell'incidente che gli portò via la mamma. Poi il rientro in Italia, l'amore e la separazione da Cinzia (Jasmine Trinca), la morte di Chet Baker, della quale ritenne responsabili "le sue scale in mi minore". E' un Kim Rossi Stuart ancora alle prese con l'instabilità mentale (dopo Senza pelle di D'Alatri) ad interpretare Luca Flores, pianista jazz morto suicida a 39 anni. Riccardo Milani torna ad un film per il cinema partendo dal libro di Walter Veltroni (Il disco del mondo - vita breve di Luca Flores, musicista) e gestisce il racconto in maniera "ordinaria", servendosi però di un attore straordinario, capace da "solo" di assorbire e riprodurre il dolore di un ragazzo comune dal talento eccezionale, ingabbiato nel ricordo di una madre (Sandra Ceccarelli) perduta troppo presto, incapace di comunicare con il mondo se non attraverso la musica ma poco interessato all'affermazione artistica e ad apparire. Fosse per lui, passerebbe le giornate chiuso in una stanza, chino sul pianoforte: la dispersione della famiglia è un qualcosa che non può accettare e, allo stesso tempo, combattere. La cronica assenza di un padre geologo (Michele Placido), il rapporto distaccato con la sorella e il fratello maggiore, la stessa sintonia con Baba (Paola Cortellesi), sorella coetanea ed unica ad aver vissuto insieme a lui il trauma dell'incidente d'auto in cui morì la madre, sono tutti elementi ben tratteggiati nel film di Milani, che soffre però a causa di un'inesplosione formale alle lunghe controproducente. Quello che resta, oltre alla solita, perfetta, dolente maschera di Kim Rossi Stuart (e ai componimenti trascinanti dello stesso Flores, riarrangiati da Stefano Bollani al piano e Roberto Gatto alla batteria) è una chiusura che non si può dimenticare, con quei filmini in super8 realizzati dal papà di Luca quando, tutti insieme, i componenti della famiglia Flores si ritrovavano sulle rive di mari africani.

Copyright © Cinematografo 2007.



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