Giorgio Nappi, pubblico ministero cinquantenne, lascia deluso e stanco il posto di lavoro in Sicilia e fa ritorno al paese natale in Campania. Qui vorrebbe fare ormai la vita del pensionato ma gli capita un caso di cui non può fare a meno di occuparsi. In paese è stata violentata una ragazzina di dodici anni, Cristina. L'accusato è il parroco, don Francesco, amico di infanzia di Giorgio che è quasi trascinato ad indagare sul caso come Pubblico Ministero. Giorgio è convinto dell'innocenza del sacerdote e si impegna a cercare le prove in tal senso. Nel mese precedente ai fatti, don Francesco in chiesa aveva duramente attaccato Michele Galvano, il potentissimo padrino locale. Forse l'accusa di stupro rappresenta il modo in cui Galvano ha voluto vendicarsi dell'affronto subito davanti a tutti. Giorgio indaga, dovendo però anche fare i conti con le paure e il riserbo di molte persone. Parla con la ragazzina, che conferma l'accusa, parla con la mamma che non ha dubbi sull'andamento delle cose, parla con don Francesco che gli assicura di essere innocente e si mostra molto tranquillo. Quando si arriva in tribunale, Giorgio produce molti testimoni e, con precise e circostanziate domande, riesce a far emergere la falsità di certe accuse dichiarate in precedenza. Don Francesco viene assolto, Giorgio vorrebbe sentirsi soddisfatto, ma qualche dubbio rimane. Va nelle parrocchie in cui è stato in precedenza don Francesco, parla con alcune persone, interroga la madre di una ragazza suicidatasi che frequentava il sacerdote. Torna al paese, affronta don Francesco che alla fine confessa alcune colpe. Giorgio gli dice che il peggio per loro due deve ancora arrivare, e per tutto il tempo che resta.
