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Copyright © Cinematografo 2009.
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"Fratello minore (in ogni senso) del mitico Ridley di 'Alien', 'Blade Runner' e 'Il gladiatore', al frenetico Tony Scott piace buttarla sempre sull'azione accelerata. Meglio se militarista. Meglio ancora se fantacomplottista. Nei suoi film ci sono quasi sempre un inseguimento esagggerato e Denzel Washington. (...) Ma Scott junior sbava per arrivare ai vorticosi autoscontri in superficie e al (mediocre) faccia/faccia finale. Nell'originale, Walter Matthau se la vedeva con criminali chiamati Mr. Brown, Mr. Blue, eccetera. Ricorda niente?" (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2009) "Il film zoppica soprattutto per un Travolta che rende il suo personaggio ridicola macchietta senza fili psicologici, mentre Washington fa la sua consueta e democratica figura. Certo la nostalgia fa brutti scherzi e si rimpiange, come fa Tarantino citando i cattivi nelle 'Iene', il vecchio finale con starnuto, il claustrofobico inseguimento e la tenuta umoristica di Matthau omaggiato dal nome Walter dato a chi oggi ricopre il suo ruolo nel racconto catastrofico." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 settembre 2009) "Come usa di solito, Tony Scott altera il piano della realta ancora prima di iniziare, annunciando il suo film anche attraverso il nome di due grosse star, Denzel Washington (la sua quarta collaborazione con il regista) e John Travolta, rispettivamente nei ruoli che furono di Matthau e Shaw; poi rielabora l'immaginario originale nell'ottica postmoderna del suo stile, una confezione immancabilmente «pubblicitaria» dei generi hollywoodiani, ma non priva di fascino. Scevro delle ambizioni culturali più «importanti» del fratello Ridley, Tony Scott fa infatti un cinema che e paradossalmente viscerale e di superficie. Spesso efficacissimo. In quel senso, 'The Taking of Pelham 1 2 3' e uno dei suoi film più riusciti degli ultimi anni." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 18 settembre 2009)
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In trappola nel tunnel
Walter Garber si presenta come tutte le mattine al lavoro, è un dirigente della metropolitana di New York, anche se è stato declassato allo smistamento treni perché accusato di aver ricevuto una tangente. Ma quella non sarà una mattina come tutte le altre. Su un treno, il Pelahm 123, un gruppo di criminali sequestra diciotto persone e minaccia di ucciderne una al minuto se entro un'ora non gli saranno consegnati dieci milioni di dollari. Garber si trova così, suo malgrado, a fungere da negoziatore per Ryder, il capo dei sequestratori, che vuole parlare solo con lui. I due intratterranno così una 'conversazione” che si farà sempre più serrata man mano che si avvicina la scadenza fissata da Ryder, in un sottile gioco di parole e psicologia.
Claustrofobico e ritmato
L'espressione di lucida follia dipinta sul volto di John Travolta (Ryder) e la rassegnata (ma fino a un certo punto) voce di Denzel Washington (Walter Garber) sono il punto di forza del lavoro di Tony Scott (fratello del più famoso Ridley), remake de Il colpo della metropolitana e tratto dal romanzo The Taking of Pelham One Two Three di Morton Freedgood. Ed è proprio sui loro dialoghi, le loro espressioni, la loro psicologia che il film trova la sua ragion d'essere, il suo punto di forza. Quando tra di loro nasce il dialogo, fatto di battute incisive, toni forti e scambi molto ritmati, la storia prende quota. La bravura dei due attori è nota e il loro adattamento ai ruoli è perfetto: Denzel a metà tra l'orgoglio e il senso di colpa per l'accusa di essere corrotto, John convinto della ragione del suo folle gesto. Il primo che cerca nella salvezza degli ostaggi il suo momento di redenzione, il secondo che accusa della loro morte la città di New York.
Poi però, come fulmini a ciel sereno, arrivano alcune scelte registiche che, seppur ben realizzate, confondono il film: scene in slow motion, la folle corsa contro il tempo per portare il denaro richiesto e i conseguenti incidenti delle macchine della polizia, panoramiche della città. Tutto ciò come se il regista avesse il timore di sviluppare il film per quello che, probabilmente, doveva essere: un ottimo thriller psicologico, trasformandolo lentamente, ma inesorabilmente, in un ibrido di azione.
Sullo sfondo le paure del nuovo millennio, dal terrorismo alla crisi finanziaria. Non è un caso la scelta di alcuni ostaggi: la vedova di un marine, un ex soldato che sembra aver cancellato quello che è stato e, infine, Ryder, il capo della banda criminale, che si scopre essere un ex trader della borsa di New York.
Tutte scelte abbastanza scontate, già utilizzate più volte sul grande schermo, e che non apportano niente di nuovo al genere, ma grazie al carisma di Denzel Washington e John Travolta, il film risulta comunque godibile. Con un piccolo rimpianto per quello che poteva essere e che invece non è stato.
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