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Pearl Harbor Recensione

"Pearl Harbor" recensioni

Scheda Film
Pearl Harbor
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:01:00
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Fra i molti commenti, molti citavano 'Titanic': la storia d'amore lì si mangiava il racconto del disastro, qui l'intrigo delle passioni dei tre protagonisti relega sullo sfondo la guerra. Una ricetta di marketing, si diceva. Vero, ma fino a un certo punto. Perché tanta enfasi amorosa nasce anche da altri motivi. Per esempio, la paura di urtare i giapponesi per nulla disposti a tornare sul banco degli imputati". (Ranieri Polese, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2001)

"La prima mezz'ora del film alterna il dramma del triangolo d'amore con i deliberati preparativi dell'ammiraglio Yamamoto per l'attacco alla flotta americana a Pearl Harbour. (...) L'attacco, avvenuto il 7 dicembre 1941, è un capolavoro di tecnica ed effetti speciali: 40 minuti di esplosioni, bombardamenti, voli radenti e mitragliate, navi squarciate, scene di terrore. Bay ha usato sette aerei Zero giapponesi ancora in circolazione e ne ha ricreati 300 al computer. Così come ha realizzato con effetti speciali ben 150 scene. Con un'ora di meno 'Pearl Harbour' sarebbe stato un gran bel film di guerra, anche con i numerosi errori storici di cui lo si accusa. E che in effetti non mancano". (Silvia Bizio, 'la Repubblica', 23 maggio 2001)

"La novità più rilevante, dal punto di vista cinematografico, è che quello diretto da Michael Bay è un film postmoderno, malgrado il suo tono vecchio-stile, le frasi retoriche e le battute.'Pearl Harbor' è post-moderno perché, più che di regia, è un film di produzione e perché mischia i generi equilibrandoli e compensandoli con la bilancia: il dramma sentimentale e la commedia, il film di guerra e il 'disaster movie', il film medico e la soap opera televisiva. (...) Si tratta, insomma, di un perfetto esempio della 'estetica Jerry Bruckheimer' dal nome del produttore di filmoni come 'The Rock', e 'Armageddon' diretti, del resto, dal regista e coproduttore Bay. Gli effetti speciali, e non, sono ovviamente formidabili. Gli americani sono tutti belli, buoni e patriottici. Ma la morale della favola è vecchia come quella dei film di John Wayne: la guerra degli americani è cosa buona e giusta, che si vince con la fede nella causa e il sacrificio individuale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 giugno 2001)

"Le vicende amorose sono qualsiasi, il resto del film è prologo, oppure epilogo con l'entrata in guerra e il bombardamento di ritorsione su Tokio. La stilizzazione d'epoca risulta così famigliare, così perfetta, da sembrare un'imitazione di imitazioni, non una ricostruzione della realtà. I costumi anni Quaranta di Michael Kaplan sono magnifici, però la bella infermiera Kate Beckinsale sembra un'illustrazione di Norman Rockwell o la ragazza del manifesto balneare in 'Barton Fink' dei Coen, come i bei piloti protagonisti Ben Affleck e Josh Hartnett sembrano pubblicità delle sigarette o copertine di rivista di fitness. Più che un inno alla poetica della distruzione, un'epopea del valore e della patria, il film pare un omaggio del cinema a se stesso". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 giugno 2001)

"La tragedia di 'Pearl Harbor' raccontata come un folle mix di 'Titanic', 'Guerre Stellari' e 'Independence Day'. Curioso? No, desolante. Un 'teen ager movie' ambientato nella fase più famosa della Seconda Guerra mondiale. Il primo film di una nuova èra, l'èra del cinema inodore e insapore, delle immagini che non lasciano il segno. Per chi non sa, e non vuole sapere nulla, né di Pear Harbor né della guerra. In cifre: zero al regista, dieci all'ufficio marketing". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 giugno 2001)

"Le parti più riuscite sono i flash in bianco e nero di documenti d'archivio (..).L'attacco aereo è spettacolare, ma la pachidermica superficialità del film può sfuggire soltanto a chi confonde il cinema con lo spottismo tv". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 1 giugno 2001)

"Sul piano dello spettacolo, 'Pearl Harbor' è una vetrina del peggio e del meglio di Hollywood: mentre le scene d'azione lasciano a bocca aperta per il loro allucinante realismo, sul piano dei contenuti non siamo neppure al cinema di papà. Fra lacrime e fanfare, questo è il cinema del nonno. Solo che quando il nonno si godeva sullo schermo la storia di due piloti e una ragazza, per esempio 'Arditi dell'aria' (1937), i protagonisti erano Clark Gable, Spencer Tracy e Mirna Loy. Occorre spiegare la differenza che passa tra queste meravigliose icone e i meschini Ben Affleck, Josh Hartnett e Kate Backinsale?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 giugno 2001)

"Sul piano del film catastrofico le sequenze dell'attacco nipponico a Pearl Harbor sono buonissime (...) Se si volesse essere pignoli si potrebbe riconoscere che alle immagini manca l'orrore dell'inizio di 'Salvate il soldato Ryan' e la pietà, il senso della natura profanata di 'La sottile linea rossa' di Terrence Mallick. Sul piano storiografico 'Pearl Harbor' ha una sua dignità. Niente panzane". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 1 giugno 2001)

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