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Panic Room Recensione

"Panic Room" recensioni

Film
Panic Room
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 11:03:28
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Quattro mura in cemento armato celate in un sontuoso appartamento a tre piani. Un capillare sistema di sorveglianza video. Un telefono disattivato. Dentro, Jodie Foster e sua figlia, terrorizzate. Fuori, tre malviventi che devono sloggiarle di lì per mettere le mani su un malloppo nascosto proprio nella stanza blindata. E' 'Panic Room' di David Fincher, abile esercizio di stile hitchcockiano che però vira al sensazionalismo. Bravo Forest Whitaker, criminale pensante. Morale consueta: i padri non servono più a nulla". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 aprile 2002)

"David Fincher, 39 anni, americano, già autore del bellissimo 'Seven' e 'Fight Club', è un regista di talento, capace di creare con grande efficacia atmosfere di tensione, spavento, ambiguità, di costruire storie impeccabilmente organizzate (anche in questo caso, con la collaborazione dello sceneggiatore David Koepp), di usare il buio con effetti notevoli. Curiosità; fra i tre interpreti, ben tre (Jodie Foster, Forest Whitaker e Dwight Yoakam) sono registi oltre che attori, e questo non rappresenta affatto un inconveniente rispetto alla riuscita del film affascinante, forse meno impressionante e più hitchcockiano dei precedenti, girato con grande stile". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 aprile 2002)

"(...) quella stanza inviolabile è anche, come è stato osservato, un'immagine assai calzante dell'ossessivo chiudersi in se stesso del paranoico, di chi si sente minacciato e taglia i ponti con l'esterno. Firmando il più delle volte la propria condanna. Magari questo non cancellerà le molte debolezze e ridondanze del film (tre cattivi, per giunta in guerra fra loro, sono davvero troppi). Ma conferma che Fincher è un regista molto interessante. Anche quando fa film su commissione". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 aprile 2002)

"Più che far paura diverte, incerto com'è fra 'Alien' e i capitomboli da comica finale. Memorabile la rapidità con cui Meg intuisce come invertire la linea del cellulare: neppure un tecnico della Telecom sarebbe capace di tanta prodezza. Nel frattempo Fincher sfoggia i travelling e gli sfondamenti di parete che hanno fatto grandi 'Seven' e 'Fight Club', ma qui manca la spinta anarcoide e il tutto si riduce a gioco di destrezza". (Piera Detassis, 'Panorama', 2 maggio 2002)

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