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Palermo Shooting Recensione

"Palermo Shooting" recensioni

Scheda Film
Palermo Shooting
Autore
anonymous
Data della recensione
2008-11-28 10:01:03
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Lo sguardo oltre la superficie

Finn è un fotografo di successo. Acclamato nel mondo della moda, ha una vita ricca che comprende denaro, donne, libertà, tutto quello che un uomo può desiderare. Eppure è insoddisfatto: non dorme la notte, respira male e gli unici strumenti che lo collegano al resto del mondo sono il suo cellulare e l'I-pod con la musica rock sparata a palla. Una notte si verifica un punto di rottura. Scampato miracolosamente a un incidente, si rende conto che sta guardando le cose da una prospettiva sbagliata. La possibilità di una nuova vita gli sarà offerta dalla visione di una scritta su una chiatta in transito lungo un fiume…

La morte al lavoro

Diciamolo pure subito senza preamboli: Palermo Shooting è cinema. Non solo. La sua ambizione è più alta: è infatti un saggio filosofico sul cinema, sull'amore, sulla nostra esistenza durante la vita e dopo la morte. Già il titolo ci mette di fronte a un lavoro ermeneutico a cui lo spettatore più attento non può sottrarsi. Girare, girando (nel senso delle immagini) a Palermo? Oppure colpire, essere colpiti (dalle frecce di un 'arco”) a Palermo? Al di là delle traduzioni più o meno congrue, l'ambiguità interpretativa creata da Wenders ci induce a fare delle riflessioni obbligate. Lo shot della macchina fotografica è il piano di ripresa, l'inquadratura, così come lo shot dell'arma da fuoco è il colpo, il tiro messo a segno. Ecco allora che, unendo i due significati, la macchina fotografica diventa uno strumento pericoloso, al pari di un'arma, attraverso cui 'immortalare” gli esseri umani, i luoghi, le cose che vengono strappati per un attimo al flusso inarrestabile del tempo. Il Tempo appunto, un altro leitmotiv della poetica wendersiana, insieme al viaggio, al ricordo, al senso della fine. Qui li ritroviamo tutti, facendo di questo film quasi una summa della ricca filmografia del regista tedesco: dal tempo spensierato dell'infanzia che non ritorna più e che lascia nel protagonista Finn (interpretato da Campino, leader del gruppo rock Die Toten Hosen) un senso di vuoto inappagato, al tema del viaggio, in cui bisogna prima perdersi per ritrovare se stessi, fino alla riflessione più alta sul senso della fine, della morte che incombe su tutti noi.

Proprio quest'ultimo tema viene trattato in maniera particolare, lontano da qualsiasi luogo comune. La Morte (umanizzata nel corpo di Franck – un Dennis Hopper sempre straordinario – vestito con abiti bianchi anziché i tradizionali scuri) è vista come una presenza non minacciosa, ma addirittura tenera, quasi gentile; incarna la visione finale della vita, la sua inevitabile conclusione, ma anche il momento iniziale di un passaggio, che può essere visto, per una volta, spogliato delle sue connotazioni negative. La Morte, nel film di Wenders, sprona persino a godere di ogni attimo, poiché essa non è nemica della vita, ma si pone in un rapporto simbiotico con essa. Tutto ciò lo vediamo in una sequenza memorabile del film, verso la fine, in cui assistiamo a un vero e proprio dialogo tra Finn e la Morte stessa.

Palermo Shooting è comunque diviso in due parti: nella prima, che si svolge a Dusserdolf, seguiamo il protagonista nel pieno della sua vita professionale di successo, ma povera di affetti veri e sinceri. Per Wenders è stato un ritorno a casa: è infatti la prima volta che gira un film nella città dov'è nato. Qui, oltre alla musica rock, che è un vero e proprio personaggio aggiunto (come in quasi tutti i film di Wenders), assistiamo a degli incontri suggestivi con altre personalità della musica e del cinema quali Lou Reed, Jana Pollaske, Udo Sarmel. La seconda parte, invece, è quella ambientata a Palermo – dall'etimologia 'madre di tutti i porti” –, luogo mitico, ancestrale, in cui può annidarsi anche la speranza di un amore (qui avviene infatti l'incontro con la Mezzogiorno, nel ruolo della tormentata restauratrice Flavia), la ricerca di nuovi stimoli e la possibilità di una vita diversa.

Allora perdersi per ritrovarsi, spostarsi per rimanere fermi, toccare il fondo per poi risalire in questo film che è cinema e filosofia in atto.

Copyright © Spaziofilm.it 2008.



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