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Outlander - l'Ultimo Vichingo Recensione

"Outlander - l'Ultimo Vichingo" recensioni

Scheda Film
Outlander - l'Ultimo Vichingo
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-04 04:12:37
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Film a lunga gestazione, sette anni fra scrittura, realizzazione e uscita, 'Outlander - L'ultimo vichingo' di Howard Mc Cain appare un'estate dopo quella della sua non memorabile presentazione al Festival di Locamo. Girato nel 2006-2007 in Canada, il film di Mc Cain ha trovato stentatamente i fondi necessari e questo solo grazie al successo della trilogia del 'Signore degli Anelli', di cui Outlander riprende l'ambientazione medievale. Causa l'esiguita dell'investimento, e quindi causa le logiche limitazioni nella spettacolarita, 'Outlander' punta non sul pubblico che vuole un'imitazione, se di un certo calibro, ma sul pubblico misto della fantasy e della fantascienza. Eppure questi due generi sono antagonisti: il primo vivendo di magia, il secondo di scienza, seppur immaginaria. Ne e derivato un film sui vichinghi, contaminato da elementi di Predator. Messo in circolazione in questi giorni, appena prima dell'ultimo film della serie di Harry Potter, 'Outlander - L'ultimo vichingo' vuol inserirsi nella scia di 'Transfonners - La vendetta del caduto', ma potra farlo solo nella gara a chi e peggiore. (...) Jim Caviezel cerca di dare un minimo di spessore al suo personaggio di uomo caduto sulla Terra. John Hurt, che e invecchiato senza più trovare parti degne di lui, si accontenta di aggiungere un altro brutto film alla sua bella carriera." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 3 luglio 2009) "Comincia come 'Il pianeta delle scimmie' , continua come' Alien', poi prosegue spudoratamente con richiami a 'Predator', a 'Conan il barbaro', a Highlander' e a 'L'uomo chiamato cavallo' mentre la trama assomiglia sempre di più a quella di 'Pathfinder', l'ultima pellicola a portare i vichinghi sullo schermo. Ciononostante ciò e un bel film, una cineavventura a pieni poimoni, dove la parodia e sempre in agguato, ma sempre dribblata da sceneggiatori che sanno il fatto loro. (...) Piacera a un buon numero penso di spettatori rimasti in citta. Le premesse per un flop sanguinoso c'erano apparentemente tutte. A cominciare dalla spudorata commistione di vari generi, dalla martellante serie di allusioni al classici del fantasy. Spesso, anche su queste colonne m'e capitato di rilevare come, a forza di strizzate d'occhio, un regista non fa mai un film divertente, ma solo schizofrenico. Non e il caso però dell'esordiente Howard Mc Cain. Sa raccontare, il giovane. Dirigere e anche scrivere (il copione e suo). Niente da stupirsi se all'indomani dell'uscita di 'Outlander' in Usa, i produttori gli offrivano il contratto per il rifacimento di 'Conan il barbaro' . A meno di 40 anni Howard ha imparato parecchie cose basilari. 1) Che in un film d'avventura la prima cosa e far correre l'avventura senza pause, senza digressioni 2) 2) Che non si può fare fantasy senza ricorrere a maghi del digitale che riescano a dare l'idea del kolossal anche a chi colosso non e (Outiander e costato 50 milioni di dollari) 3) che quello dei cinephiles e un popolo da accontentare ma non a scapito del divertimento dello spettatore pagante. 4) Che la grande avventura non funziona se non metti in scena personaggi nei quali lo spettatore possa facilmente identificarsiqui accanto al sempre stoico Caviezel abbiano un gobiissimo Ron "Hellboy" Perlman e un simpaticissimo ragazzino, al quale volentieri assegnano subito un avvenire di leggendario scopritore di mondi)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 luglio 2009)

Copyright © Cinematografo 2009.

Scheda Film
Outlander - L'ultimo vichingo
Autore
anonymous
Data della recensione
2009-07-06 08:00:34
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

Fantastoria senza capo né coda…

Kainan (James 'Jim” Caviezel) atterra con la sua nave spaziale nella Norvegia del 709 d.C., ma non sa che con sé viaggia anche il temibile Moorwen, ultimo sopravvissuto della stirpe dei draghi. Vagando per le lande, trova un villaggio distrutto dal mostro e viene catturato da Wulfric (Jack Houston) che lo ritiene responsabile della devastazione e lo porta dal suo re, Rothgar (John Hurt). Qui viene curato da Freya (Sophia Myles), figlia del re, e dovrà vincere la diffidenza vichinga e spiegare il pericolo che il villaggio di Herot sta correndo contro la minacciosa creatura…

… tra vichinghi, navicelle spaziali e draghi feroci!

Ancora una volta, nonostante la partecipazione dei 'produttori de Il signore degli anelli”, nello specifico Barrie Osbourne e Dan Hannah, bisogna registrare un'operazione di mercato scadente, il cui unico alibi è di essere un prodotto indipendente a budget limitato. Intuendo, però, lo spreco di denaro di post-produzione per la creazione digitale del Moorwen (presente in ben 600 scene effettive) e la ricostruzione minuziosa dell'accampamento vichingo, viene da pensare che l'alibi potrebbe anche non valere più di tanto.

Outlander – L'ultimo vichingo, opera prima alla regia di Howard McCain, parte già da un'idea poco felice, con una commistione discutibile di generi e epoche. Dal punto di vista registico, molte delle soluzioni proposte finiscono per sminuire il lavoro di immedesimazione degli attori. Le pause di scena vengono tradotte, in senso filmico, attraverso delle grandi vedute aeree sul villaggio di Herot o sulle coste norvegesi (o canadesi, visto che la location è Halifax, in Nuova Scozia).

La sceneggiatura, al pari della regia, vive di soluzioni comode e alcune trovate, create appositamente per instaurare un legame empatico tra spettatore e protagonista, non sono supportate dall'intera vicenda che finiscono per risultare poco credibili e di scarsa efficacia. Cadono così nel ridicolo sia il legame del protagonista Kainan con la moglie morta, sia la storia dell'invasione della terra dei Moorwen, momento in cui Jim Caviezel tradisce alcuni limiti di interpretazione (evidentemente non per colpa sua).

Scomodando un paragone quasi improponibile, si potrebbe accostare la storia e alcuni elementi di essa a The host, film del 2006 del sudcoreano Bong Joon-ho (già ampiamente saccheggiato dal riuscito Cloverfield): la somiglianza tra i mostri è evidente, così come il tentativo di giustificarne la vendetta nei confronti della razza umana; la tana del drago, cioè la cava in cui porta le sue vittime vive o morte che siano, è posta in un luogo segreto e vagamente inaccessibile; non ultima, l'idea di una creatura invadente che compare dal nulla e prende possesso di una zona attraverso la devastazione e decimazione del nemico (da un'affollata città fluviale moderna, a una radura norvegese del ottavo secolo). Ma al di là di queste sovrapposizioni, Outlander – L'ultimo vichingo non presenta nulla della bellezza e dell'efficacia visiva della pellicola asiatica.

Gli attori impiegati farebbero pensare ad un buon prodotto, ma nonostante la bravura messa in campo da Jim Caviezel (La passione di Cristo e Highwaymen), Jack Houston (Factory girl), John Hurt (oltre cento film in carriera, tra cui il primo Alien) e la bellissima Sophia Myles (già vista nei primi due Underworld), non possono prescindere da una sceneggiatura che li catapulta in un mondo farsesco condito di elementi e situazioni al limite del ridicolo. Da menzionare anche Ron Perelman (indimenticabile il suo Salvatore ne Il nome della rosa), sempre più spesso identificato con le produzioni indipendenti, spesso anche poco considerate, d'oltreoceano.

In definitiva, un film senza capo né coda (almeno se non consideriamo il drago!), nato da un'idea fantascientifica i cui elementi cozzano inesorabilmente tra loro creando una grande confusione di intenti e di soluzioni a cui lo spettatore non può far altro che assistere annoiato.

Copyright © Spaziofilm.it 2009.


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