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Oratorio Di Natale Recensione

"Oratorio Di Natale" recensioni

Film
Oratorio Di Natale
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:52:54
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"In 'Oratorio di Natale' ritroviamo tutto l'armamentario di Ingmar Bergman senza Bergman. Per constatare ancora una volta che in un film i contenuti, le tradizioni e le atmosfere diventano assoluti quando c'è il collante di un talento fuori del comune. Altrimenti, come nel presente caso, la narrazione rischia di continuo il manierismo, la ripetitività e il già visto; o quell'odioso tono che gli americani chiamano arty per condannare chi cerca un'espressione esteticamente raffinata senza riuscire a renderla convincente. Eppure il film di Kjell Ake-Andersson ha momenti di persuasiva intensità, basato com'è sul bel romanzo di Goran Tunstrom il cui titolo nell'edizione italiana a cura di Iperborea, è solo lievemente diverso: 'L'oratorio di Natale'. (...) L'impaginazione raffinata non fa rimpiangere i casi inevitabilmente omessi nella trascrizione del romanzo. Importante è la colonna musicale, con la garbata citazione del brano pianistico 'Da paesi lontani' di Schumann ritagliata devotamente dal libro. Le presenze degli attori sono incisive, nonostante la convenzionalità di qualche personaggio di contorno: e almeno per Peter Haber, che impersona Aron, si può parlare di una grande interpretazione". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 3 gennaio 1998)

"Andersson, anche per sveltire il racconto si è tenuto quasi soltanto alla cronaca dei fatti lasciando che la visionarietà del testo originale si cogliesse soprattutto attraverso le immagini con cui gli ha poi dato forma sullo schermo: in genere liriche ed effuse, con colori che sembrano ispirati dal 'Fanny e Alexander' di Ingmar Bergman, e con una meditata attenzione per le composizioni figurative, ricercate spesso fino al prezioso ma con dei pregi quasi soltanto formali che, pur consentendo al film di proporsi con indubbia nobiltà visiva, lasciano che l'azione proceda, con molte stasi, in cifre ora oscure ora prolisse, impedendo ai casi dei personaggi, pur tutti sempre molto dolorosi, di arrivare a suscitare, davvero coinvolgimenti ed emozioni: quasi, la freddezza, di certo non voluta, sia la loro unica misura. Come si rileva, del resto, anche nella recitazione degli interpreti principali: seri, impegnati, ma troppo spesso senza voli". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 dicembre 1997)

"'Oratorio di Natale' diretto dallo svedese Kjell Ake Andersson è un film d'amore, sul dolore e sul desiderio che si cristallizzano prima o poi in un capolavoro d'arte. L'arte e la nostra reincarnazione, sembra suggerirci l'opera analizzando spietatamente un Novecento che di reincarnazioni ne ha prodotte in scala industriale. Romanzone fiume su tre generazioni, si slalomeggia, e spesso è vertiginoso, tra fato, fatalità, bozzetto atroce, onde radio, esploratori, kiwi e 'libero arbitrio'. Conosciamo poco il cinema svedese, Bergman a parte. Ma l'entrata in Europa ci costringe a frequentare, conoscere e rispettare di più la sensibilità 'protestante', o meglio tra gli stili protestanti, quello meno introverso. Opportunità ghiotta questo film, che ha scarnificato un romanzo anni '80 di Goran Tunstrom, diretto con accademica scioltezza (ma fragile, incerto e fuori tempo) da Kjell-Ake Andersson". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 dicembre 1997)

Copyright © Cinematografo 2006.



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