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"Quel che importa è che almeno in due delle scene del film (...) si allenti per un attimo quell'estetica del faccione che è la nemesi di una quantità di film tratti da classici della letteratura. Per il resto, tutti primi piani di Ralph Fiennes con l'occhio ceruleo e cappello a cilindro o della bella Liv Tyler e delle sue espressioni con cuffia e senza. Per portare sullo schermo il poema-romanzo di Aleksandro Puskin, l'ex 'paziente inglese' ha chiesto aiuto in famiglia: ha diretto il film la sorella Marhta, mentre il fratello magnus ha curato le musiche". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 novembre 1999)
"Per portare sullo schermo il poema-romanzo di Aleksandro Puskin, l'ex 'paziente inglese' ha chiesto aiuto in famiglia: ha diretto il film la sorella Martha, mentre il fratello Magnus ha curato le musiche". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 novembre 1999)
"Ralph Fiennes, che simpaticamente afferma di snobbare il botteghino, affronta una educata, rispettosa, appassionata rilettura del famoso 'Onegin' di Puskin, a duecento anni dalla sua nascita, interpretando magistralmente per misura espressiva un 'avaro' di sentimenti, un uomo 'superfluo' che si inserisce benissimo nella tradizione letteraria russa. Duelli, party nobili, apatia e noia di provincia, il tutto ben reso nelle calde atmosfere e nelle sfumature psicologiche da miss Martha Fiennes, la sorella, autrice di un allestimento in costume abbastanza sensuale per la presenza di Liv Tyler, un po' televisivo, ma nobile d'intenti nel catturare il pubblico a pene d'amor perdute e invano ritrovate". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 20 novembre 1999)
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