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Oltre Il Giardino Recensione

"Oltre Il Giardino" recensioni

Film
Oltre Il Giardino
Autore
anonymous
Data della recensione
2006-03-23 10:16:19
Provider
Cinematografo
Recensione

La Critica - Rassegna Stampa

"Decisiva la forza del romanzo di Jerzy Kosinski ("Presenze", tra poco tradotto per il mercato italiano. Lo scrittore d'origine polacca deve la sua popolarità a numerosi premi letterari - tra cui il National Boock Award - ma soprattutto ad una vita privata assai tormentosa. Fuggito dalla patria nel 1957 (non prima di essere rimasto muto dai nove ai quattordici anni e di aver ritrovato la parola grazie allo shoch di un incidente di sci), avventurosamente si è fatto strada in America ("L'uccello dipinto" è per molti americanisti uno del più bei romanzi del dopoguerra). Amico intimo di Polanski era atteso nella villa di Beverly Hijls la notte in cui massacrarono Sharon Tate: si salva per aver perso una coincidenza aerea. Sarà per questo che i critici americani amano definirlo "Crudele, ironico, palpitante, stranamente perverso ma estremamente morale." AI penultimo titolo (segue soltanto un "Dottor Fu-Manchu", inedito), Peter Sellers consegnò il sigillo più adamantino della sua bravura. II mediocre regista Ashby (che è soprattutto un buon montatore) tocca lo stato di grazia proprio per la sua indimenticabile "performance". Sellers è uno Chance folgorante mattatore di espressioni e di movimenti di mimiche facciali (rarefatte in sorrisi enigmatici) e di camminate tranquille e solenni. Ogni sequenza gode di un retrogusto, struggente, perché l'attore inserisce nell'ebetudine del giardiniere un "quid" inesprimibile di profondità parla come un saggio zen, mentre il volto gli si illumina a furia di lavoratissime "inespressività" degne di Keaton. L'acme di questa prestazione sublime è nel finale: il magnate è morto; l'Ufficialità decreta gli onori funebri, i politici pensano a Chance come possibile successore. Ma a lui basta sapere che non lo cacceranno, che potrà restarsene radicato negli stessi luoghi come una pianta: che camminerà sull'acqua da profeta disarmato come sta già provando a fare. (Valerio Caprara "Il Mattino")

"Tutto amabilissimo. E in molti casi francamente spassoso. La sceneggiatura, dello stesso Kosinski, perde un po' per strada, subito dopo l'avvio, la beffa ai danni della televisione, ma il film, procedendo, non tarda a dare spazio alla beffa politica con un gusto colorito ed astuto, giocando su una ridda di contrattempi e di equivoci che anche se, come meccanismi e strutture sono quelle delle vecchie commedie, sono rispolverati ad ogni passo da un brio, da una freschezza di trovate, e soprattutto, da una malizia di dialoghi, sempre godibili e ghiotti, con accenti a volte così stralunati e sospesi da sfiorare per un verso il surreale e da ricordare, per un altro verso, le analoghe atmosfere in equilibrio tra la favola e l'apologo dei film "politici" di Frank Capra. Certo, qua e là nel racconto ci sono dei momenti un po' stanchi che rasentano specie all'inizio, i tempi morti, ma la regia di Hal Ashby riesce spesso a superarli oltre che con una innegabile disinvoltura narrativa, con delle cure molto attente nei confronti della recitazione, portata in tutti gli interpreti a livelli così esemplari che il vecchio Melvyn Douglas, per la sua caratterizzazione del magnate moribondo, si è visto addirittura attribuire ad aprile l'Oscar per il miglior attore non protagonista. Quello per il protagonista, pur meritandolo, non lo ha avuto il compianto Peter Sellers, nei panni del giardiniere così come, pur meritandola non ha avuto la Palma a Cannes. La sua interpretazione, invece, penultima della sua carriera, era un prodigio di sottigliezza e, contemporaneamente, di distacco, soprattutto nella versione originale in cui si faceva sorreggere, con finissima furbizia, da una voce quasi senza toni, omofona, priva di echi, che gli consentiva di ricamare le battute senza mai accentuarle, collegandole ad una gestualità contenuta, misurata, ai limiti dell'astratto. La giuria di Cannes premiando i francesi Michel Piccoli e Anouk Aimée doppiati in un film italiano ("Salto nel vuoto") ha creduto di prendere, come spesso accade ai festival, due piccioni con una fava e invece ha preso solo un granchio, purtroppo, anche con l'adesione del sottoscritto. Chi dice male del premi citi questo granchio ad esempio." (Gian Luigi Rondi, "Il Tempo")

Copyright © Cinematografo 2006.



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