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O' Jerusalem Recensione

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Film
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-11-23 08:00:00
Provider
Cinematografo
Recensione
"Chiamate la pace su Gerusalemme", implorava Davide in un suo salmo. E proprio alle origini più recenti (il secondo dopoguerra) del conflitto tuttora in corso tra arabi ed israeliani torna il nuovo film del francese Elie Chouraqui, primo regista a portare sullo schermo il romanzo Gerusalemme, Gerusalemme! del celebre duo Dominique Lapierre - Larry Collins (alla memoria di quest’ultimo è dedicato il film). Amici nella New York del 1946, l’arabo Said (Taghmaoui, lo stesso de L'odio di Kassovitz) e l'ebreo yankee Bobby (JJ Feild) condividono gli stessi ideali e si appassionano seguendo gli stravolgimenti sociopolitici degli anni successivi. Quando l'Onu decide per la divisione della Palestina, entrambi partono alla volta della Terra Santa convinti di poter continuare la loro vita fraternamente. Ma saranno travolti dagli eventi che poco dopo infiammeranno Gerusalemme, finendo per combattere su fronti opposti. Sia pur povero dal punto di visto formale, volgarmente definibile "televisivo", il lavoro di Chouraqui (presente in un piccolo ruolo) è però encomiabile per l'assunto di fondo, adagiato su un comprensibile e perdonabile cerchiobottismo, che ne impernia il racconto, doloroso spaccato di un passato non così lontano e tremendamente attuale. Per la recensione completa leggi il numero di dicembre della Rivista del Cinematografo

Copyright © Cinematografo 2007.

Film
O'Jerusalem
Autore
anonymous
Data della recensione
2007-11-23 11:00:33
Provider
Spaziofilm.it
Recensione

La città della pace

Bobby Goldman, ebreo newyorchese, e Said Chahine, arabo di Gerusalemme, s'incontrano in America e diventano amici. La nascita dello Stato d'Israele e il conflitto che ne consegue, però, li conduce su due fronti opposti: Gerusalemme, la "città della pace", diviene campo di scontro, e Bobby e Said, trascinati dalla guerra fra ebrei e palestinesi, sono ormai nemici. Il dolore non risparmia nessuno e, sebbene nella sofferenza i due sembrino ritrovarsi, le etnie cui appartengono sono segnate per sempre da una ferita che non accenna a rimarginarsi...

Un apologo non basta

E' difficile respingere un film che tenta di fare i conti con la Storia e che, a modo suo, racconta una delle questioni più controverse dell'epoca moderna: il contrasto fra ebrei e palestinesi. Eppure, O' Jerusalem, tratto dal romanzo Gerusalemme! Gerusalemme! di Dominique Lapierre e Larry Collins, e diretto dal regista ebreo francese Elie Chouraqui è una pellicola che si nutre esclusivamente di retorica, allontanando la platea da personaggi e drammi individuali e collettivi.

Si tratta sostanzialmente di un apologo d'impianto cronachistico in cui i fatti storici, segnalati da date e luoghi (riportati con meticolosità documentaristica), appesantiscono la narrazione e non consentono l'identificazione con i protagonisti. Così, penalizzato da un doppiaggio ridicolo - gli arabi nella versione italiana hanno un inaccettabile accento da macchietta - O' Jerusalem non coinvolge: l'amicizia fra Bobby, giovane ebreo di belle speranze, e Saïd, arabo di Gerusalemme, non è che un elemento fra i molti presenti in una sceneggiatura schiava del desiderio di esporre tutto, o almeno il più possibile. Non ci si commuove e non ci si emoziona di fronte alla morte di chi è in cerca di una patria e di chi difende la propria terra; la pecca di O' Jerusalem è il suo voler essere parabola ad ogni costo. La nascita dello Stato d'Israele e il successivo conflitto divengono pretesto per sostenere la forza della fraternità fra due uomini che nel dolore e nella perdita ritrovano la loro amicizia. Ma la didattica non procede parallelamente all'arte.

L'apologo di Elie Chouraqui appare gravato da un'enfasi che si infiltra anche nella colonna sonora, fastidiosa, e in modalità di ripresa e montaggio alquanto discutibili: fra le immagini di repertorio in bianco e nero si insinuano fotogrammi un po' troppo azzurrognoli, soppiantati da drammatici ralenty e da inquadrature mobilissime. Manca, insomma, una coerenza registica. Nel tentativo di realizzare un film che si fondasse su un evento storico definito, ma il cui 'messaggio” valicasse epoche e confini, sembra che Elie Chouraqui abbia ubbidito all'imperativo di sfruttare un po' di tutto, senza scelte ponderate. Non vi è alcuna capacità di catturare lo spettatore, né di accompagnarlo nel cuore di personaggi che - in definitiva - stemperano la propria umanità in una simbologia ricercata e distante; le lacrime e il sangue che scorrono non hanno effetto su una platea che non vede nulla, ma guarda soltanto.

Copyright © Spaziofilm.it 2007.



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